Modena, per i bebè prematuri cure d’avanguardia dall’ospedale a casa
Nel reparto di Neonatologia diretto dal prof. Fabrizio Ferrari la percentuale di sopravvivenza di bimbi di 1,5 kg è al 94,6%
MODENA. Una frontiera mobile. Impensabile sino a pochi decenni fa. Ma ha portato a Modena poco meno di un migliaio di persone che grazie ai progressi della medicina neonatale hanno potuto vivere, anche se molti non ce l’hanno fatta.
Saranno i nati prematuri dagli anni ’70 in poi, oggi uomini e donne diventati genitori a loro volta, i protagonisti silenziosi della Giornata Mondiale della Prematurità che ieri a Modena ha messo insieme famiglie, bambini e sanitari presso il reparto di Neonatologia del Policlinico.
Un momento importante per una settantina di coppie all’anno nella nostra provincia. Sono loro che dopo mesi di vita assistita, grazie alle macchine e alle cure, si vedono arrivare a casa bebè di poco più di due chili, vulnerabile a malattie e infezioni.
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«In Italia siamo stati i primi ad aver immesso in servizio una psicologa prima e un fisioterapista successivamente, per assistere padri e madri che hanno un bambino prematuro - spiega Fabrizio Ferrari, 69 anni, responsabile di Neonatologia e titolare della cattedra presso il nostro ateneo - Quello che era una volta il Reparto Immaturi già dal 1975 ha avuto una sua autonomia e dal 1994 è stato completamente separato da Pediatria. Oggi le percentuali di sopravvivenza che realizziamo a Modena sono nella prima fascia tra i mille centri che a livello mondiale sono nel network Vermont. Questo almeno per quello che riguarda i nati sotto il chilo e mezzo di peso, che restano in vita in una percentuale del 94,6%, dopo una gestazione di cinque, sei mesi. Poi ci sono i bebè che vengono al mondo attorno al chilo di peso e passano quattro, cinque settimane nel grembo materno: per tutti loro la percentuale è del 92,6%, sempre a Modena ovviamente. Trent’anni fa non avrebbero avuto speranze».
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Per avere un dato di riferimento basti pensare che nel 2008, a livello nazionale, la percentuale di sopravvivenza di super-prematuri non arrivava al 70%.
I bimbi che nascono prematuri, con quel peso, non sono abituati a una vita extrauterina, il sistema immunitario è molto debole contro le infezioni; i polmoni sono i più vulnerabili assieme agli occhi e alle capacità motorie. Queste ultime sono indebolite in permanenza in un caso su dieci, ma in quella percentuale del 10% ci sono vari stadi di gravità. E i casi più leggeri e curabili di norma sono la metà del totale.
Nel caso di Modena però la marcia in più non è rappresentata solo dai progressi medici, dai farmaci, dalle apparecchiature e dalla preparazione dell’equipe medico-sanitaria.
La Neonatologia del Policlinico è l’unico centro italiano di formazione con il metodo Nidcap, il più esteso per le cure individualizzate al nato prematuro.
«Il legame tra ospedale e territorio è stretto - conclude il prof. Ferrari - I genitori sono seguiti in reparto e i pediatri di base vengono invitati a conoscere il piccolo paziente e i suoi problemi sanitari, i nodi critici. C’è una forte integrazione in modo che la famiglia sa a chi rivolgersi a seconda delle necessità».
A fare gli onori di casa ieri in reparto c’era anche Giovanna Cuomo, coordinatrice infermieristica del reparto, quella che si ritrova in prima linea di fronte alle preoccupazione dei genitori e che spesso è un parafulmine per le colleghe.
Il clima di festa è stato sottolineato anche dalla merenda e dal regalo di un omaggio realizzato dalle volontarie di Cuore di Maglia per i piccoli ricoverati.
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