Processo Cpl Ischia: D’Alema e Tremonti non testimonieranno
di Carlo Gregori
Concordia. I politici non ammessi nella lista testi di Simone Dimenticata la relazione dei Noe sul cellulare di Casari
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CONCORDIA. Massimo D’Alema e Giulio Tremonti non saranno chiamati a testimoniare al processo Cpl Ischia. I due uomini di governo - l’ex presidente del Consiglio e l’ex ministro delle finanze di Berlusconi - erano stati infatti inseriti nella lunga lista dei testi di Francesco Simone, consulente di Cpl Concordia, imputato-chiave al processo Cpl Ischia processo iniziato di fatto ieri (l’udienza precedente era stata rinviata). Lo ha deciso il Primo Collegio del Tribunale dopo una lunga schermaglia preliminare in vista dell’avvio del dibattimento vero e proprio. D’Alema era rimasto invischiato nelle indagini Cpl Ischia per aver venduto a Casari 2mila bottiglie del vino di sua produzione. Il suo libro e quello di Tremonti, a detta dello stesso Casari, erano sul suo comodino «come la Bibbia». I due poi sono risultati del tutto estranei all’inchiesta.
Un altro punto importante discusso ieri, su richiesta della difesa Casari (avvocati Vellani, Chiossi e Nubile) riguardava invece uno strano disguido. Nel 2015 è stato eseguito un accertamento tecnico irripetibile sul telefonino dell’ex presidente di Cpl. Il cellulare è stato aperto e visionato dai carabinieri dei Noe di Roma, che conducevano l’indagine allora per conto di John Woodcock e altri due pm di Napoli, in presenza dei consulenti tecnici di Casari. I tecnici hanno visionato tutto ciò che conteneva il cellulare: numeri in agenda, numeri in entrata e in uscita, utenze telefoniche agganciate, geolocalizzazione per le singole chiamate (ovvero, dove si trovava Casari o il suo interlocutore) e anche gli sms. L’accertamento è risalito fino a sei mesi prima della perizia. Ebbene, questa mole di materiale, si è scoperto ieri, è finita in una relazione della quale nessuno ha mai avuto traccia né la Procura di Modena né le difese. Per questo le difese hanno chiesto al presidente giudice Di Bari di procurarla dal fascicolo alla Procura di Napoli. Infine, è stata chiesta la trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali. Per questo il collegio ha dato settanta giorni al perito: dovrà consegnare tutto il materiale entro gennaio. Prossima udienza il 1 marzo: si entrerà ne vivo.
Un altro punto importante discusso ieri, su richiesta della difesa Casari (avvocati Vellani, Chiossi e Nubile) riguardava invece uno strano disguido. Nel 2015 è stato eseguito un accertamento tecnico irripetibile sul telefonino dell’ex presidente di Cpl. Il cellulare è stato aperto e visionato dai carabinieri dei Noe di Roma, che conducevano l’indagine allora per conto di John Woodcock e altri due pm di Napoli, in presenza dei consulenti tecnici di Casari. I tecnici hanno visionato tutto ciò che conteneva il cellulare: numeri in agenda, numeri in entrata e in uscita, utenze telefoniche agganciate, geolocalizzazione per le singole chiamate (ovvero, dove si trovava Casari o il suo interlocutore) e anche gli sms. L’accertamento è risalito fino a sei mesi prima della perizia. Ebbene, questa mole di materiale, si è scoperto ieri, è finita in una relazione della quale nessuno ha mai avuto traccia né la Procura di Modena né le difese. Per questo le difese hanno chiesto al presidente giudice Di Bari di procurarla dal fascicolo alla Procura di Napoli. Infine, è stata chiesta la trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali. Per questo il collegio ha dato settanta giorni al perito: dovrà consegnare tutto il materiale entro gennaio. Prossima udienza il 1 marzo: si entrerà ne vivo.
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