Cgil: «Castelfrigo non può smarcarsi così»
Castelnuovo. L’azienda sostiene di non poter controllare le coop e il sindacato critica la tesi difensiva
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CASTELNUOVO. Non si è fatta attendere la risposta di Filt/Cgil e Flai/Cgil al comunicato di Castelfrigo, al centro della protesta dei 127 soci-lavoratori delle coop Ilia D.A. e Work Service che da settimane si oppongono alla procedura di licenziamento. L’azienda aveva infatti sostenuto che “ogni eventuale illecito verso terzi” sarebbe “non solo sconosciuto a Castelfrigo, ma al di fuori di ogni possibilità di controllo e/o verifica”. I sindacati hanno dunque affidato a una nota le motivazioni che, invece, giustificano una diretta responsabilità dell’azienda.
Innanzitutto i soci-lavoratori delle due cooperative prestano servizio nel sito produttivo, unica committente dei lavori da eseguire in quanto si tratta di un appalto “endoaziendale”. È proprio la Castelfrigo a stabilire con chi stipulare un contratto di appalto, ed in questo caso specifico ha deciso di lavorare con il Job Service, “consorzio attorno a cui girano gli stessi personaggi che da svariati anni e con svariate cooperative di manodopera, operano nel sito Castelfrigo secondo modalità che la Cgil sta denunciando come irregolari e illegali almeno dal 2005”.
L’utilizzo di lavoratori in appalto, invece che di l dipendenti, consente inoltre a Castelfrigo di beneficiare di un risparmio annuale di circa 2,1 milioni di euro. Contestata anche l’inosservanza delle clausole dello Standard Globale per la Sicurezza Alimentare “Brc” che prevede la verifica dei requisiti fondamentali sulla sicurezza alimentare in tutto il sito produttivo. Ulteriore segnale della responsabilità di Castelfrigo sta nel fatto che il 1 ottobre 2016 la direzione aziendale ha convocato l’assemblea di sito di tutti i lavoratori, sia dipendenti che in appalto. Se dunque la ditta committente insiste sull’autonomia gestionale e organizzativa delle coop di manodopera, queste ultime sostengono invece di dipendere completamente dalle lavorazioni che vengono date o tolte dalla Castelfrigo.
La protesta dei lavoratori intanto prosegue e domani si sposterà a Rozzano, alla sede del “Consorzio dello Zampone e Cotechino Modena Igp” che raggruppa una serie di aziende considerate “esponenti della migliore salumeria italiana”. «Chiederemo al Consorzio di salvaguardare le eccellenze dei nostri prodotti alimentari attraverso la salvaguardia del lavoro lungo tutta la filiera produttiva, comprese le aziende di sub-fornitura, come la Castelfrigo, e le aziende appaltatrici e subappaltatrici», scrivono i sindacati. (sara d.)
Innanzitutto i soci-lavoratori delle due cooperative prestano servizio nel sito produttivo, unica committente dei lavori da eseguire in quanto si tratta di un appalto “endoaziendale”. È proprio la Castelfrigo a stabilire con chi stipulare un contratto di appalto, ed in questo caso specifico ha deciso di lavorare con il Job Service, “consorzio attorno a cui girano gli stessi personaggi che da svariati anni e con svariate cooperative di manodopera, operano nel sito Castelfrigo secondo modalità che la Cgil sta denunciando come irregolari e illegali almeno dal 2005”.
L’utilizzo di lavoratori in appalto, invece che di l dipendenti, consente inoltre a Castelfrigo di beneficiare di un risparmio annuale di circa 2,1 milioni di euro. Contestata anche l’inosservanza delle clausole dello Standard Globale per la Sicurezza Alimentare “Brc” che prevede la verifica dei requisiti fondamentali sulla sicurezza alimentare in tutto il sito produttivo. Ulteriore segnale della responsabilità di Castelfrigo sta nel fatto che il 1 ottobre 2016 la direzione aziendale ha convocato l’assemblea di sito di tutti i lavoratori, sia dipendenti che in appalto. Se dunque la ditta committente insiste sull’autonomia gestionale e organizzativa delle coop di manodopera, queste ultime sostengono invece di dipendere completamente dalle lavorazioni che vengono date o tolte dalla Castelfrigo.
La protesta dei lavoratori intanto prosegue e domani si sposterà a Rozzano, alla sede del “Consorzio dello Zampone e Cotechino Modena Igp” che raggruppa una serie di aziende considerate “esponenti della migliore salumeria italiana”. «Chiederemo al Consorzio di salvaguardare le eccellenze dei nostri prodotti alimentari attraverso la salvaguardia del lavoro lungo tutta la filiera produttiva, comprese le aziende di sub-fornitura, come la Castelfrigo, e le aziende appaltatrici e subappaltatrici», scrivono i sindacati. (sara d.)
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