Gazzetta di Modena

Modena

La carica dei 100 professori in rivolta

di Saverio Cioce
La carica dei 100 professori in rivolta

«Travolti dalla burocrazia, gli imprenditori dicono che i libri non servono a nulla e i dirigenti non guardano il merito»

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Una scuola buona a insegnare, con docenti motivati a far crescere gli studenti di oggi che saranno i cittadini di domani.

È questa la richiesta corale che arriva dal centinaio di incontri con la base degli insegnanti modenesi, in tutte le scuole, dai sindacati confederali e dallo Snals che hanno portato alla luce l’esasperazione di chi nella scuola lavora e soffre. A dispetto degli slogan della “buona scuola” di renziana memoria, l’ennesima riforma è riuscita a demotivare come mai prima la spina dorsale dell’istruzione pubblica. Così l’assemblea con un centinaio di professori nel piazzale a due passi dalle zone più difficili di Modena, dove insegnare significa anche essere in trincea con alunni che vengono da famiglie difficili.

«La scuola è un bene comune che appartiene a tutto il paese - è stato ribadito - Vogliamo offrire a tutti le migliori opportunità di crescita, promuovendo talenti e aspirazioni ».

Già, il lavoro. Nella nostra provincia sono oltre 9 mila i docenti che tengono in piedi il centinaio di istituti in cui ogni giorno entrano più di 50 mila alunni, dalle elementari alle superiori. Eppure chi sta fuori sale in cattedra proprio contro chi insegna. «Ho sentito io stessa un imprenditore dire agli studenti di non ascoltare le lezioni perchè non servono a niente rispetto alla realtà delle aziende» ha detto una docente al microfono.

«Hanno aperto Fico a Bologna - ha riassunto Claudio Riso (Cgil) - e lì ci risulta che tra gli addetti al servizio siamo moltissimi gli studenti che partecipano ai progetti di scuola-lavoro. Ma più in generale il disagio dei docenti è incontenibile, vedono ogni giorno il loro modo di lavorare svilito e burocratizzato».

«Il bonus a un terzo di insegnanti per scuola sta spaccando le scuole - gli fa eco la modenese Monica Barbolini, segretaria regionale della Cisl - Su questo non c’è trattativa con i presidi; ci sono una serie di criteri che i dirigenti d’istituto applicano unilateralmente. Solo in cinque, sei scuole a Modena c’è stata una discussione condivisa sui nomi. Chiediamo sulla contrattazione che questi fondi vengano immessi nelle buste paga di tutti i docenti». Già, ma i nomi dei premiati restano in un cassetto e le sentenze di chi ha provato a tirarli fuori ondeggiano tra rifiuto e consenso da parte dei giudici. E nelle scuole sale fortissima la protesta di chi non ne può più di digitalizzare documenti, valutazioni e relazioni perdendo ore in una rincorsa al computer per operazioni prima semplici e che ora portano via ore su ore, senza nessun riconoscimento.

«Chi fa dell’informatica una bandiera - ha riassunto una docente - tratta gli altri docenti come insegnanti di serie B».



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