Modena, sballo tra feste private e documenti falsi
Il vicequestore D’Amico: «I locali pubblici sono più sicuri delle case ma i ragazzi imbrogliano per bere. Occhio ai rave».
MODENA. Alcol e sballo, sicuri che il problema sia in discoteca? Sulla domanda si sono confrontati ieri genitori ed esperti allo Snoopy nell’incontro “Nessun dorma”. Le risposte mettono in crisi i luoghi comuni e spesso incoraggiano le mamme e i papà a interagire di più con i figli. «Si sta guardando il fenomeno attraverso il buco della serratura - ammonisce il vicequestore Nicolò D’Amico - perché i dati mostrano che il divertimento giovanile a Modena non è un problema. Esiste però una componente dell’educazione». L’esempio è emblematico. «Possibile che nessun genitore si sia accorto a settembre che il figlio di 14-16 anni puzzasse d’alcol tornando da piazza Mazzini?», domanda D’Amico. Per il vicequestore «i locali pubblici sono sicuri» per i test e gli interventi condotti.
«Il vero pericolo è il divertimento al di fuori del circuito - prosegue D’Amico - come nei bar e nei ristoranti che diventano discoteche, nei rave e in case che non si capisce di chi siano. In tali luoghi i vostri figli sono circondati da centinaia di persone ubriache e le uscite di sicurezza sono chiuse con i catenacci. Tirate su le orecchie ogni volta che si apre la frontiera di spiegazioni tipo “Non so dove vado, hanno organizzato una festa in casa”: sono eventi in cui c’è scappato anche il morto».
Altro tema sono le feste private, dove il vero controllo può avvenire solo in ambito familiare, e spesso la misura di alcol... abbonda. E il problema, si sa, non è solo alcol, ma anche altre dipendenze.
In tal senso, lo psicoterapeuta Franco Caroli invita i genitori a un «ascolto continuo» e alla «responsabilizzazione» con domande tipo «Tu che faresti?» rivolte ai figli. Responsabilizzazione che serve anche agli adulti, come ricorda il dottor Claudio Ferretti, guida del Sert modenese. «All’ospedale Estense svolgiamo corsi mensili per cittadini fermati in stato di ebbrezza - spiega il medico - che sono circa 700 in provincia all’anno. Non sono mica bambini, anzi: una buona parte sono genitori. L’ultima volta il più giovane aveva 19 anni, il più grande 69. I neopatentati sono la minoranza».
Ferretti aggiunge che «in discoteca forse i ragazzi trovano il primo posto in cui dicono no» alle trasgressioni e ai consumi smodati. Consumi di alcolici che, prosegue il medico, riguardano «l’80% dei giovani tra 15 e 19 anni. Iniziano all’età delle medie, tra gli 11 e i 12 anni, con birra per i maschi e vodka alla pesca per le femmine. Poi con l’alcol comincia la trasgressione». Trasgressione che diventa sfida. «Noi facciamo i controlli, ma loro ci vogliono fregare», riconosce Gabriele Fantuzzi, gestore dello Snoopy e presidente del Silb di Modena. I modi sono tanti, come i genitori che li denunciano. Una donna racconta che nella classe del figlio 15enne c’è stata una escalation di documenti falsi per poter bere alcolici in discoteca nonostante i divieti. «Ormai siamo abili a identificarli: non si studiano la data di nascita», risponde Fantuzzi. Ci sono i minorenni che si fanno allungare cocktail da amici maggiorenni, dotati di braccialetto per le consumazioni, e altri che si accodano ai compagni più grandi che nascondono l’alcol nei bauli delle macchine.
«I controlli a tappeto con strumenti molto più efficaci stanno portando risultati - interviene Andrea Piselli, commissario capo della Polizia Municipale - perché ne svolgiamo centinaia in un’ora e si sente l’effetto deterrenza. Le stragi del sabato sera non ci sono più, seppur gli incidenti restino». Secondo molti genitori restano anche i locali in cui i controlli non sono sufficienti. «Siamo determinati a far rispettare le norme», conclude Gianni Indino, presidente regionale Silb che intende «copiare l’iniziativa dello Snoopy ed esportarla in tutta Italia».
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