Gazzetta di Modena

Modena

Parliamoci. Il treno dei desideri

di ENRICO GRAZIOLI
Parliamoci. Il treno dei desideri

“Vi saluto, sto perdendo il treno...” Esistesse l’autoironia nel bagaglio personale di Matteo Renzi, la battuta con cui venerdì ha salutato Modena liquidando chi gli chiedeva lo stato dell’arte delle...

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“Vi saluto, sto perdendo il treno...” Esistesse l’autoironia nel bagaglio personale di Matteo Renzi, la battuta con cui venerdì ha salutato Modena liquidando chi gli chiedeva lo stato dell’arte delle alleanze sarebbe perfetta. In realtà quel treno a oggi sembra fermo: più che perderlo, il rischio è che non parta, più. E le carrozze restano vuote

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. Forse, invece di percorrere con affanno l’Italia e in su e in giù, scegliendo con cura le realtà da incontrare insieme al residuo abbraccio dei simpatizzanti e delle strutture di partito (scelta di marketing politico francamente un po’ abusata e ormai risaputa, spesso fastidiosa in un’Italia in cui per i semplici cittadini i treni continuano ad arrivare in ritardo), Renzi avrebbe fatto meglio a far salire altri sulle carrozze e non solo il suo staff.

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Tutti quelli che non si riconoscono più nella sua leadership; tutti quelli che comunque e davvero non vogliono un destino confuso o un ritorno al passato o, peggio, al presente di intese larghe e confuse con gli avversari; tutti quelli che a sinistra e al centro credono ancora nella somma delle differenze e nella sintesi tra di loro, nella pluralità delle idee all’interno di regole e pratiche di democrazia e non nell’accapigliarsi delle ambizioni personali; tutti quelli orgogliosi della propria bandiera ma pronti a sventolarne una diversa che le raccolga tutte. Tutti sopra, sportelloni ben chiusi, e confronto faccia a faccia senza intermediari: nessuna fermata intermedia, la corsa si arresta solo quando si è trovata una possibile stazione d’arrivo comune.

Oppure ci si arrende all’idea del binario morto: quello dove vengono parcheggiati i mezzi che hanno bisogno di manutenzione o che sono destinati ormai alla definitiva rottamazione: eccola, la famosa parola con cui Renzi feriva e di cui ora rischia di perire. Al momento di scendere si conterà chi c’è e chi invece rimane sopra, senza più destinazione e futuro. Se non quello di dare colpe solo ed esclusivamente agli altri: nel più perfetto stile italiano, perdente.
 

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