Videogiochi, sì ma...
Un gioco per definirsi tale deve avere certe caratteristiche: invitare a usare la fantasia, stimolare l’imitazione e incentivare la voglia di esplorare. E in effetti i videogiochi hanno tutte, e pure...
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Un gioco per definirsi tale deve avere certe caratteristiche: invitare a usare la fantasia, stimolare l’imitazione e incentivare la voglia di esplorare. E in effetti i videogiochi hanno tutte, e pure accentuate, queste qualità. Chi gioca e videogioca inoltre apprende. E, dunque, di che parliamo? Concediamo ai nostri figli ore davanti a schermi con immagini veloci e dalla grafica realistica, suoni accattivanti e prove da superare. Inoltre si mettono pure alla prova sentendosi sempre dei vincenti... Sì ai videogiochi, quindi.
Le specialiste Raffaella Giovanardi e Eleonora Roveri, rispettivamente psicologa-psicoterapeuta e logopedista dicono invece no, fermi tutti. Nella serata organizzata dal centro didattico Pavlin di Finale Emilia, davanti ad una quarantina di persone tra genitori e insegnanti, hanno infatti spiegato che l’invito all’uso dei videogiochi va di pari passo con la moderazione ed il buon senso: 30 minuti al giorno per i bimbi sotto i 6 anni, che crescono in parallelo con l’età.
I videogames e le consolle sono coinvolgenti, ma occorre proporre pause durante la visione e fornire la giusta alternativa: magari un’attività fisica fatta in compagnia e all’aperto. Il rischio, infatti, è di incorrere in problemi di peso, di vista, isolamento e stanchezza mentale, eccessivo senso di potere che porta a problemi di comportamento.
Viene quindi ricordato di verificare sempre che il gioco sia adatto all’età dei bambini e che siano in grado di comprenderne i contenuti. Affianchiamoli durante la visione e interagiamo con loro. Dobbiamo essere adulti consapevoli e sempre a conoscenza di ciò cui stanno giocando. Videogiocare può anche aiutare i bambini con problemi di dislessia e esistono attività e proposte ad hoc tutt’altro che noiosi. Perché gli aspetti positivi ci sono solo se si riescono a mettere in pratica nella vita reale alcune strategie che i videogiochi stimolano: saper prendere in fretta le decisioni, avere spirito d’iniziativa, darsi degli obiettivi e saperli raggiungere. Riuscire a intravedere la meta sapendo che si può conquistare solo a piccoli passi, come nei livelli di un videogioco, regala emozioni positive. E come diceva Sant’Agostino “le parole insegnano, gli esempi trascinano”.
Le specialiste Raffaella Giovanardi e Eleonora Roveri, rispettivamente psicologa-psicoterapeuta e logopedista dicono invece no, fermi tutti. Nella serata organizzata dal centro didattico Pavlin di Finale Emilia, davanti ad una quarantina di persone tra genitori e insegnanti, hanno infatti spiegato che l’invito all’uso dei videogiochi va di pari passo con la moderazione ed il buon senso: 30 minuti al giorno per i bimbi sotto i 6 anni, che crescono in parallelo con l’età.
I videogames e le consolle sono coinvolgenti, ma occorre proporre pause durante la visione e fornire la giusta alternativa: magari un’attività fisica fatta in compagnia e all’aperto. Il rischio, infatti, è di incorrere in problemi di peso, di vista, isolamento e stanchezza mentale, eccessivo senso di potere che porta a problemi di comportamento.
Viene quindi ricordato di verificare sempre che il gioco sia adatto all’età dei bambini e che siano in grado di comprenderne i contenuti. Affianchiamoli durante la visione e interagiamo con loro. Dobbiamo essere adulti consapevoli e sempre a conoscenza di ciò cui stanno giocando. Videogiocare può anche aiutare i bambini con problemi di dislessia e esistono attività e proposte ad hoc tutt’altro che noiosi. Perché gli aspetti positivi ci sono solo se si riescono a mettere in pratica nella vita reale alcune strategie che i videogiochi stimolano: saper prendere in fretta le decisioni, avere spirito d’iniziativa, darsi degli obiettivi e saperli raggiungere. Riuscire a intravedere la meta sapendo che si può conquistare solo a piccoli passi, come nei livelli di un videogioco, regala emozioni positive. E come diceva Sant’Agostino “le parole insegnano, gli esempi trascinano”.
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