Medicina Tropicale: un museo di rarità a Modena
Apertura straordinaria di una collezione unica in Italia, nata in Africa dalla curiosità scientifica in epoca colonialista
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MODENA Un’apertura straordinaria, in occasione dello European Academic Heritage Day, ha spalancato ai modenesi le porte del Museo di Zoologia, nel palazzo del Rettorato, e della sua collezione del Museo di Medicina Tropicale. Sono state tantissime le persone che hanno approfittato per visitare le collezioni, tra le più importanti al mondo e partecipare ai laboratori organizzati per l’occasione.
«Il Museo di Medicina Tropicale - afferma la professoressa Elena Corradini, direttrice del Polo Museale Unimore - unico in Italia e a suo tempo ritenuto uno dei migliori del mondo, venne realizzato presso l’Università di Modena tra il 1934 e il 1939 dal prof. Giuseppe Franchini, in diretto collegamento con la Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali con annesso Centro Studi per la Medicina Indigena dei Paesi Tropicali. Trasferito nel 1940 dopo la morte di Franchini, per volontà di Guido Corni, presso la seicentesca villa estense delle Pentetorri, ora distrutta, fu inaugurato dall’allora Ministro della Cultura Giuseppe Bottai».
L’adesione alla giornata ha coinciso con l’annuncio dell’apertura al pubblico del Museo di Zoologia, che da mercoledì aprirà regolarmente al pubblico tutti i pomeriggi di mercoledì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30.
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Una videoproiezione dedicata al Museo di Medicina Tropicale e a Giuseppe Franchini racconterà la raccolta, effettuata dal docente modenese negli anni Trenta, di reperti provenienti dall’allora Africa Orientale Italiana, dalla Libia, dall’Algeria, dall’Egitto, dall’Arabia, da Ceylon, dall’India, dal Congo Belga, dall’Argentina, dal Brasile, dal Messico. «La valorizzazione di queste collezioni, già negli anni Trenta del Novecento considerate uniche nel loro genere - aggiunge Elena Corradini - consente di avvicinarci a mondi che allora sembravano lontani, ma ora vicini, fornendo interessanti possibilità di rilettura in una prospettiva di multiculturalismo e integrazione sociale di cui il Museo può diventare un fondamentale attore per favorire il confronto e il dialogo con le altre comunità. Nel Museo sono conservati infatti moltissimi esemplari di parassiti cause di malattie, una importante raccolta di animali velenosi, specialmente di rettili di tutte le parti del mondo, specie d’Africa e d’America, una vasta collezione di moulages di molte malattie esterne e una interessante e originale collezione di un gran numero di medicinali e di piante medicinali che all’inizio del Novecento venivano utilizzate dagli indigeni».
Nel 1930 Giuseppe Franchini dall’Università di Bologna, dove nel 1923 aveva costituito un Istituto di Patologia Coloniale, fu chiamato a Modena dove fondò lo stesso Istituto, fortemente voluto da Guido Corni, allora Governatore della Somalia. L’Istituto di Patologia Coloniale, sempre più aumentando l’indirizzo clinico, nel corso dell’anno accademico 1934-35 assunse il nome di Clinica delle Malattie Tropicali e Subtropicali con annesso Centro Studi per la Medicina Indigena dei Paesi Tropicali e Museo Coloniale. Si trattava di un Centro unico in Italia, realizzato sul modello dell’Istituto Pasteur di Parigi, dove lo stesso Franchini era stato allievo e poi successore del premio Nobel Alfonso Laveran.
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