Gazzetta di Modena

Modena

Assegno negato: moglie in appello

Il suo legale: «Sentenza piena di gravi errori di un giudice. Le cose stanno così»

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Sulla clamorosa sentenza di divorzio emessa dal Secondo Collegio del Tribunale di Modena (relatore giudice Pagliani), interviene l’avvocato Enza Carriero, legale della ex moglie alla quale è stato negato l’assegno mensile da 3500 euro secondo i principi espressi dalla recente sentenza di Cassazione sul mantenimento dopo il divorzo. «Intervengo alla luce del danno che il “terrorismo” determinato da una tale notizia può provocare a chi dei coniugi che per scelta familiare si trova oggi – e sono tanti - nella situazione della nostra protagonista», scrive l’avvocato. E annuncia che la sentenza è «il frutto di errori macroscopici del giudicante» che saranno immediatamente oggetto sia di appello, che di istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza.

Il legale elenca una lunga serie di « errori grossolani» in cui è incorso il giudice estensore della sentenza e che sottoporrà ai giudici dell’Appello. La storia che emerge è altra. Il caso, come si ricorderà, è quello di una coppia unita per un ventennio. I due modenesi avevano deciso che, a fronte degli altissimi redditi del marito, la moglie non avrebbe lavorato per potersi dedicare sia ad allevare la figlia nata dalla loro unione, sia a sostenere il marito nella sua crescita professionale. Scrive l’avvocato Carriero: «La signora - che all’epoca della scelta lavorava e che ben avrebbe avuto velleità di carriera - per amore della famiglia rinuncia, pertanto, a tutto, dedicandosi, in via esclusiva, alla famiglia. La vita familiare scorre serena fino a quando l’uomo pensa bene di portare al fallimento il progetto matrimoniale, di allontanarsi da casa e quindi - oggi possiamo dirlo - di portare al fallimento la scelta della signora che, invece, in tale progetto aveva riposto la propria vita».

Arriva così la separazione consensuale e la moglie rinuncia «a quanto di diritto avrebbe invece avuto titolo se avesse dato corso ad un effettivo accertamento dei fatti».

Dopo qualche anno il marito, «ingiustificatamente stanco di corrispondere l’assegno di mantenimento (visto che era assolutamente sproporzionato rispetto alle sue effettive capacità e rispetto al tenore di vita da sempre goduto dal nucleo)», inizia contro la moglie una serie di azioni «tutte volte a sdrenarla, prima tra tutte non versando l’assegno di mantenimento in favore di moglie e figlia e non contribuendo al pagamento delle spese straordinarie in favore della ragazza».

In questo modo la moglie è costrettaa vendere la casa familiare, che era in comproprietà con il marito, che a lei era stata assegnata e dove abitava con la figlia;a trasferirsi in un altro Stato a “fiscalità agevolata”, «ma che nella realtà le avrebbe garantito di poter sopravvivere con poco (vista l’inadempienza del marito nella corresponsione che perdura da circa due anni)», utilizzando quanto incassato con la vendita della casa coniugale;a rinunciare ad un piccolo lavoro di segreteria da cui, buste paga alla mano, percepiva 300 euro mensili (e non 30mila all’anno come nella sentenza), che il marito le decurtava dall’assegno di mantenimento; a difendersi da una serie di attacchi giudiziari. «Il marito non versa alla signora ormai da circa due anni l’assegno di mantenimento.

«Oggi, nonostante gli sforzi, non è riuscita a reperire un lavoro tale da garantirle una concreta possibilità di sopravvivenza, spiega il legale. «La cruda realtà - aggiunge l’avvocato - vede ora la nostra, a 54 anni, oramai ridotta sul lastrico, priva di qualsivoglia capacità economica, salvo la quota di 1 /18 di un immobile ricevuto in eredità dalla morte del padre in cui vive l‘anziana madre, vittima di un macroscopico errore giudiziario».

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