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Attentato incendiario al distributore della Q8 a Modena

Attentato incendiario al distributore della Q8 a Modena

Un uomo col passamontagna entra nell’area di servizio e dà fuoco al “Cafè 1050”. I clienti urlano, il vicino spegne il rogo, la polizia indaga: follia, vendetta o altro?  

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MODENA. Si è materializzato nell’ora di punta nel piazzale della stazione di  carburanti Q8, che si affaccia sulla via Emilia Est, al civico 1050. Alto poco più di un metro e settanta, tuta da operaio, volto completamente travisato da un passamontagna. In una mano teneva del liquido infiammabile, che ha cosparso a terra e alle pareti del “Cafè Civico 1050”, a servizio dell’impianto. Nell’altra aveva un malloppo di stracci, evidentemente inzuppati di altro infiammabile. Gli ha dato fuoco e quando è partita la fiammata è partito anche lui, di corsa verso la Via Emilia.


A costo di farsi investire l’ha attraversata a tutta velocità, perché gli avventori di passaggio e i clienti che stavano arrivando si erano accorti, allibiti, di quanto stava accadendo.

E possibile che dall’altra parte della strada ci fosse un complice ad aspettare il presunto operaio, ma attentatore certo. Di sicuro c’era un’auto, si ipotizza una Polo, sulla quale è salito per allontanasi a gran velocità, mentre partivano telefonate di allarme a polizia, 118 e vigili del fuoco.

Si è consumato così, ieri dopo le 19, un inquietante attentato ai danni della struttura. Se le fiamme avessero attecchito come sperava l’attentatore, poteva essere un gesto devastante. Per il locale, che comunque ha riportato danni non così lievi. E forse anche per il resto, trattandosi di un impianto di distribuzione di carburanti molto grande, peraltro a ridosso di un’altra analoga stazione di servizio che eroga anche gas per autotrazione.

Inquietante, anche per l’orario e la determinazione con cui l’uomo ha agito. Da ieri sera sono in corso le indagini della Squadra Volante, partite con la composizione dei tasselli delle testimonianze, i racconti di quanti hanno visto l’una e l’altra cosa. Poi la raccolta delle prime informazioni dal titolare e dalle bariste - rintracciate e fatte arrivare sul posto -, per finire con l’acquisizione delle immagini delle telecamere. Quelle dell’impianto che hanno continuato a funzionare e quelle degli esercizi commerciali della zona.

«Quando ho visto che appiccava il fuoco gli ho urlato ed è scappato», ha raccontato per primo Giorgio, che lavora in una vicina concessionaria.

«Stavo tornano a casa dal lavoro, verso il centro, ho notato quell’uomo che correva in mezzo alla via Emilia, attraversandola, e con la coda dell’occhio ho visto le fiamme. Mi sono fermato. aveva il passamontagna, difficile dire se era italiano o meno, ho pensato a chiamare i vigili del fuoco», ha raccontato Maurizio alla polizia.

«La gente urlava, ho visto le fiamme, ho preso l’estintore e sono corso qui - ha aggiunto Antonio, che gestisce la stazione di servizio sul retro e che un tempo lavorava proprio qui - ho spento il rogo, stava per propagarsi all’interno».

Giuseppe, il titolare del Cafè, è arrivato poco dopo, assieme alle due colleghe. «Siamo sconvolti, inspiegabile», hanno detto rispondendo alla polizia. Tanto che ieri sera le ipotesi restavano disparate. Si va al gesto di un folle, visto l’orario inusuale per chi vuole commettere indisturbato un attentato, al gesto volutamente plateale. Magari per attirare l’attenzione e distrarla da altro, o per una vendetta o peggio ancora lo stabiliranno le indagini. Sul posto, oltre alle pattuglie delle volanti e alla scientifica, sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza l’area del Cafè, momentaneamente inagibile, e un’ambulanza del 118, cui era stata segnalata una rapina con incendio. (ase)
 

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