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Da Modena a Dublino con pennelli e matite per i cartoni animati

di Eleonora Degoli
Da Modena a Dublino con pennelli e matite per i cartoni animati

Chiara Benedetti, 26 anni, ha frequentato l’Istituto Venturi «In Italia compensi imbarazzanti, autonomia impossibile»

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Sta preparando le valige per andare ad un importante Expo a Burbank, in California. Con sé un portfolio ed un libro per bambini sceneggiato e illustrato da lei.

Il titolo è “Woozy, the fearful bear” e parla di un orso che deve affrontare le proprie paure.

L’autrice è Chiara Benedetti, modenese, 26 anni. Ha studiato all’istituto d’Arte Venturi a Modena e poi si è spostata a Firenze per frequentare l’accademia di arti digitali Nemo. Ora lavora come illustratrice e concept designer presso la Boulder Media, studio di animazione di Dublino che produce cartoni animati di successo, come “Lo straordinario mondo di Gumball”.

Se si parla spesso di fuga di cervelli, in questo caso è lecito parlare di fuga di pennelli. E sono sempre di più i ragazzi che per fare del fumetto, dell’animazione e in generale del disegno il proprio lavoro scelgono di lasciare il nostro Paese. Chiara è uno dei tanti nomi in lista.

In cosa consiste il suo lavoro a Dublino?

«Mi occupo di produrre illustrazioni e disegni che servono a pre-visualizzare scene, ambientazioni e personaggi. Sulla base del mio lavoro vengono realizzati i modelli, le texture, i colori e le luci di una scena: un punto di partenza per la produzione di una serie TV o film».

Perchè ha lasciato l’Italia?

«Sono partita perché non mi offriva le opportunità che volevo in quel momento. Volevo e voglio fare carriera in questo ambiente ma in Italia non è possibile. È difficile mantenere un lavoro che ti permetta di avanzare di ruolo. Entrare in uno studio in questo momento è molto difficile.

Molte realtà italiane nell’animazione sono piccole perché è l’unico modo che hanno per sopravvivere e naturalmente non hanno le caratteristiche e i ruoli degli studi europei più grandi. Io amo il mio Paese, ma non mi permette di mantenermi e vivere come posso fare invece qui.

Cosa manca all'Italia per essere più appetibile per chi vuole fare del disegno il proprio lavoro?

«Il più grande problema è che in Italia disegnare non è considerato un lavoro, anzi non è proprio considerato un lavoro. Su questa base di pensiero, il disegnare, come professione, affronta ostacoli non indifferenti. La leggi che abbiamo in questo momento sul lavoro autonomo sono imbarazzanti, rendono a un libero professionista quasi impossibile il poter vivere della propria attività. Penso che il primo passo per un miglioramento sia agevolare fiscalmente i giovani che cominciano a lavorare come liberi professionisti».

Pensa che la formazione offerta dai corsi italiani sia buona?

«Ti permette di capire le possibilità di lavoro che puoi scegliere e fornisce una buona infarinatura, ma non compete con la formazione offerta all’estero. Non ci sono abbastanza ore per poter sviluppare al meglio le proprie capacità e non c’è un aiuto vero quando si finiscono gli studi. Ci sono ottime scuole online per chi mastica l’inglese: un buon compromesso per studiare in Italia con una formazione più efficace».

Cosa consiglia a un giovane che vuole fare carriera in questo campo?

«Primo, non arrendersi. Le porte che si chiudono in faccia sono molte di più di quelle che si aprono, ma impegnandosi e indirizzando i propri sforzi in una direzione sicura, come può essere scegliere di fare l’inchiostratore di fumetti, porta a risultati certi. Secondo: ascoltatevi e cercate di capire che cosa vi piace veramente ed esercitatevi, studiate e informatevi seguendo quella direzione. Grazie a Facebook potete anche chiedere direttamente consigli a dei professionisti per avere un parere reale sul vostro lavoro. Non fermatevi mai e imparate a fallire, il fallimento vi accompagnerà sempre in questo lavoro, ma da quello si impara come ottenere successo».

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