Islamici e cattolici uniti in ricordo di Mamma Nina
Il 3 dicembre Marianna Saltini sarà ricordata 60 anni dopo la scomparsa In cattedrale arriverà Paul Bathi, fratello del ministro ucciso dai fondamentalisti
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Domenica 3 dicembre ricorrono i 60 anni dalla scomparsa di Mamma Nina. Se le iniziative nel cinquantesimo anniversario della sua morte, svoltesi nel 2007, sono state contraddistinte da un carattere storico celebrativo, in occasione del sessantesimo esse guarderanno all’attualità, leggendo l’esperienza di Mamma Nina alla luce delle sfide che la società è chiamata ad affrontare nel presente. Così, in sintonia con la sensibilità che la Venerabile ebbe nei riguardi delle emergenze sociali, per celebrare questo anniversario la Diocesi di Carpi e le Figlie di San Francesco hanno scelto di accostare la sua figura a quella del ministro pakistano per le minoranze Shahbaz Bhatti, la cui esistenza fu animata da una medesima attenzione evangelica ai più bisognosi tra i cristiani suoi connazionali e che infine fu assassinato, nel 2011, dai fondamentalisti islamici.
«Seppur nella diversità dei contesti in cui hanno vissuto - ha spiegato ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni, don Massimo Dotti, presidente della Pia Fondazione Casa della Divina Provvidenza - si nota in entrambi la comune scelta per i poveri, motivata per Bhatti dall’aver visto, rimanendone sconvolto come scrive nel suo testamento, le ‘spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan’, mentre per Mamma Nina dalla preoccupazione per lo stato di abbandono in cui vivevano le bambine nella zona di prostituzione allora in corso Fanti a Carpi».
Entrambi hanno poi condotto la propria vita al servizio dei più deboli ed emarginati, a dispetto l’uno della propria sicurezza, l'altra del biasimo della gente che la giudicava per aver accolto le bambine a rischio di devianza. In Shahbaz Bhatti e in Marianna Saltini esiste, perciò, un denominatore comune: costruire ponti tra le due religioni fu ciò che mosse Bhatti; Mamma Nina, dal canto suo, sperimentò le contrapposizioni politiche del tempo ospitando nella sua casa profughe ebree e perseguitati. Ancor oggi, è l’Agape a portare avanti nel contatto quotidiano con donne e mamme anche di fede islamica questo senso di prossimità. La prima Casa Agape, lo si ricorda, è stata inaugurata nel 2003. «Fu la prima di cinque case, tra Carpi e Modena - ha spiegato Lisa Forghieri, responsabile della struttura in via Matteotti - Duecento sono i nuclei di mamme con i loro figli finora accolti nella casa di via Matteotti e altrettanti a Modena, mentre una sessantina quelli passati in totale nelle altre case. L’Agape si propone di costruire con queste donne, che provengono da situazioni di grave difficoltà, un progetto di vita, per acquisire competenze che permettano loro di spendersi in autonomia. Insieme agli operatori».
Domenica 3 dicembre, saranno due le iniziative che si svolgeranno in Cattedrale. Alle 16, l’incontro con Paul Bhatti, autore del libro “Shahbaz, la voce della giustizia”, che parlerà del fratello Shahbaz. Alle 18, invece, si terrà la messa presieduta dal vescovo Cavina in memoria di Mamma Nina, proclamata Venerabile da Papa Giovanni Paolo II nel 2002.
Valeria Cammarota
«Seppur nella diversità dei contesti in cui hanno vissuto - ha spiegato ieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni, don Massimo Dotti, presidente della Pia Fondazione Casa della Divina Provvidenza - si nota in entrambi la comune scelta per i poveri, motivata per Bhatti dall’aver visto, rimanendone sconvolto come scrive nel suo testamento, le ‘spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan’, mentre per Mamma Nina dalla preoccupazione per lo stato di abbandono in cui vivevano le bambine nella zona di prostituzione allora in corso Fanti a Carpi».
Entrambi hanno poi condotto la propria vita al servizio dei più deboli ed emarginati, a dispetto l’uno della propria sicurezza, l'altra del biasimo della gente che la giudicava per aver accolto le bambine a rischio di devianza. In Shahbaz Bhatti e in Marianna Saltini esiste, perciò, un denominatore comune: costruire ponti tra le due religioni fu ciò che mosse Bhatti; Mamma Nina, dal canto suo, sperimentò le contrapposizioni politiche del tempo ospitando nella sua casa profughe ebree e perseguitati. Ancor oggi, è l’Agape a portare avanti nel contatto quotidiano con donne e mamme anche di fede islamica questo senso di prossimità. La prima Casa Agape, lo si ricorda, è stata inaugurata nel 2003. «Fu la prima di cinque case, tra Carpi e Modena - ha spiegato Lisa Forghieri, responsabile della struttura in via Matteotti - Duecento sono i nuclei di mamme con i loro figli finora accolti nella casa di via Matteotti e altrettanti a Modena, mentre una sessantina quelli passati in totale nelle altre case. L’Agape si propone di costruire con queste donne, che provengono da situazioni di grave difficoltà, un progetto di vita, per acquisire competenze che permettano loro di spendersi in autonomia. Insieme agli operatori».
Domenica 3 dicembre, saranno due le iniziative che si svolgeranno in Cattedrale. Alle 16, l’incontro con Paul Bhatti, autore del libro “Shahbaz, la voce della giustizia”, che parlerà del fratello Shahbaz. Alle 18, invece, si terrà la messa presieduta dal vescovo Cavina in memoria di Mamma Nina, proclamata Venerabile da Papa Giovanni Paolo II nel 2002.
Valeria Cammarota
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