Campogalliano, studente accoltellato alla fermata del bus
Punito per aver discusso con due ragazzi ora ricercati. Gli amici esasperati: «Campogalliano era un paese tranquillo...»
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CAMPOGALLIANO. I coetanei arrivano alla spicciolata, osservano il sangue coperto dalla segatura e scambiano qualche impressione. «Campogalliano era un paese tranquillo, guarda qui invece cosa sta succedendo negli ultimi tempi e questa è solo la cosa più grave...». Si salutano mentre le pattuglie dei carabinieri continuano a girare nei paraggi del parco della Montagnola. È lì che si sono inizialmente rifugiati i due ragazzi che hanno accoltellato un 19enne di origini albanesi, ma studente del Vallauri. Lo hanno fatto alla fermata del bus di largo Lennhon, di fronte alle Poste. Il motivo? Lo volevano punire per l’impertinenza avuta nei loro confronti sull’autobus. E non gli era bastato scaraventargli fuori dal finestrino della corriera lo zaino, e neppure averlo colpito nella successiva colluttazione in strada. No, quello sgarro non avrebbe più dovuto scordarlo perché con loro non si scherza. Parte così un fendente con il coltello che colpisce il gluteo della vittima: chi è sul bus vede tutto, ha già dovuto tollerare l’arroganza di quei due a cui il 19enne si era rivolto per chiedere di abbassare la musica che stavano ascoltando, ma quella coltellata è troppo.
Il ragazzo è a terra, sanguina, poco dopo arriverà la madre ma intanto partono le chiamate ai carabinieri. «Uno aveva i tratti asiatici, forse un cinese, ed era vestito di scuro - spiega una donna - L’altro dell’Est Europa, forse un polacco, magrissimo, vestito con una tuta grigio chiaro e pallido in volto. Era rasato dalla nuca alle tempie e sopra alla testa aveva i capelli stile francescano con una cresta al centro. Parlavano perfettamente italiano».
L’ambulanza tratta il 19enne sul posto e lo trasporta d’urgenza al pronto soccorso di Baggiovara. Se la caverà con qualche punto di sutura e 30 giorni di prognosi. I medici lo hanno tenuto in osservazione per tutta la notte. I carabinieri, invece, attivano tutte le pattuglie sul territorio. Battono con le auto di servizio e personale in borghese a piedi la zona del parco. Sono convinti che i due aggressori si trovino in mezzo all’area verde, inaccessibile alle vetture. L’identikit è tracciato, la dinamica dell’aggressione pure e il cerchio intorno ai due balordi violenti si sta chiudendo.
Il tutto mentre gli amici e i conoscenti del ferito continuano a domandarsi come sia stato possibile un’aggressione così brutale per una discussione banale. Ma sono loro i primi ad ammetterlo: ormai l’asticella della violenza si è alzata.
(ha collaborato
Valentina Corsini)
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