Gazzetta di Modena

Modena

Costretta a prostituirsi dopo il rito vudù

di Carlo Gregori
Costretta a prostituirsi dopo il rito vudù

L’odissea della nigeriana tra botte e minacce. Poi il coraggio per la denuncia alla polizia: arrestati la protettrice e l’autista

3 MINUTI DI LETTURA





È una storia purtroppo frequente, come ha ricordato il questore Filippo Santarelli, ma questa volta è finita diversamente. Arrivata dalla Nigeria con la promessa di un lavoro da parrucchiera, un debito di 30mila euro e i sortilegi di un rito vudu, è finita schiava della “madame” che le è stata assegnata dall’organizzazione della tratta. Doveva prostituirsi alla Bruciata e in via del Mercato per venti euro, prendere botte, restare segregata in casa, appena nutrita e vestita. Senza scampo. La differenza è che questa 21enne non ha mai sopportato cosa le accadeva e invece di piegarsi, grazie anche al fidanzato che da lontano la incoraggiava, ha avvisato al polizia. Che ieri, al termine delle indagini, ha arrestato sia la “madame” che l’anziano modenese che faceva da taxista per il marciapiede in cambio di prestazioni sessuali.

La storia di ordinario terrore è quella del viaggio di questa ragazza. È partita nel 2016 dal suo paese in Nigeria, dove era fidanzata. Una donna le aveva assicurato che in Italia avrebbe trovato un posto da parrucchiera prendendo un ottimo stipendio. In cambio le ha fatto firmare un impegno per un debito da 30mila euro, che secondo lei era il costo del viaggio, e l’ha fatta sottoporre a un rito vudù. Davanti a un gruppo di persone, la ragazza ha dovuto mangiare il fegato crudo di un pollo ucciso e bere dell’alcol tra giuramenti e sortilegi vari in caso si ribellasse. Poi è seguito il viaggio su un pick-up attraverso il Sahara. Un’odissea finita in Libia. Ammassata con altri connazionali in una località sulla costa libica, è stata arrestata con gli altri e messa in un carcere segregata per giorni e giorni. Finché sono tutti stati fatti uscire dalla polizia locale. L’organizzazione li ha caricati sui barconi. Sbarcata a Lampedusa nel luglio 2016, ha presentato un passaporto falso che il racket le aveva fornito per farla passare per minorenne. L’obiettivo, riuscito, era di farla mettere nel centro accoglienza per minori divisa dagli altri richiedenti asilo. Lì l’avrebbero aiutata a scappare. Ma nella fuga è inciampata e si è slogata una caviglia. Giorni dopo è riuscita a scappare dall’ospedale prendendo un treno prima per Napoli e poi per Bologna. E alla stazione di Bologna è arrivata l’amara sorpresa. Ad aspettarla c’era un nigeriana 29enne, Tina Samson, immigrata regolare: figura come badante, residente a Modena.

La sconosciuta la porta a casa e lì la ragazza resta reclusa scoprendo di essere stata incastrata. Altro che parrucchiera. Le vengono mostrati i preservativi e le gonne succinte. Le spiegano che la prestazione che dovrà fare a cottimo costerà al cliente 30 euro e 20 con sconto. Le spiegano come comportarsi sul marciapiede. Le dicono in dettaglio cosa deve fare. Soprattutto, dopo la prima volta sul “posto di lavoro” con la “madame”, le presentano un modenese 63enne, M.Z., che l’accompagnerà a prostituirsi in cambio di 5 euro e anche di prestazioni sessuali gratuite.

Per la ragazza è una discesa all’inferno seguita da botte, minacce, soldi sequestrati e segregazione in casa con lo spettro dei 30mila euro di debito e la paura del vudù. Il suo fidanzato però la rintraccia al telefono, capisce e la incoraggia ad andare alla polizia. Anche alcuni africani di una chiesa cristiana a Modena la incoraggiano. Finché in gennaio, dopo due mesi di prostituzione senza sosta, una sera litiga con la “madame” in strada e riesce a far venire la Squadra Volante della polizia. Racconta tutto agli agenti. La portano in Questura e collabora pienamente avviando le indagini. Sarà affidata la Centro Antiviolenze e per lei inizierà una vita nuova. Per la “madame” inizieranno invece mesi i intercettazioni telefoniche e ambientali e appostamenti ad opera della Squadra Mobile guidata dal dottor Marcello Castello che ieri, col via libera del giudice, arresta la “madame” e il “taxista”: la prima è in carcere e il secondo ai domiciliari.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google