Modena, crac Ristel: chiesti 9 anni per il "regista"
Le richieste del pm per la maxi bancarotta fraudolenta e il ricilaggio legato al fallimento del gruppo ceramico che aveva impianti tra Modena e Reggio. Chiesti cinque anni per il consulente finanziario modenese Baccarini, liquidatore della consociata B&B di Fiorano. Raffica di condanne da 4 anni in giù proposte per i riciclatori del milione e mezzo di euro spariti. Tanti i punti opachi sui ruoli di commercialisti e banche
MODENA. A sei anni dal crac, il caso Ristel - la più grande indagine su una bancarotta fraudolenta degli ultimi anni a Modena - si chiude con una raffica di richieste di condanne: 9 anni e 4 mesi per Antonino Napoli, ritenuto dal pm Marco Imperato il regista della distrazione di denaro che ha dissanguato l'azienda ceramica poi fallita, accusato di bancarotta fraudolenta con recidiva aggravante e reiterata; 5 anni per Paolo Baccarini, consulente finanziario modenese diventato il liquidatore del Gruppo B&B, azienda ceramica fioranese consociata nel Gruppo Ristel, considerato la mente dietro le quinte di tutta l'operazione; e una lunga serie di richieste di condanne per riciclaggio del denaro prelevato da e per parenti e complici di Napoli e del terzo uomo, Antonio Russo, prestanome che figurava come amministratore dell'azienda e socio all’1% e che ha già patteggiato 3 anni e 4 mesi: per questi imputati minori, accusati di riciclaggio, sono state chieste pene da 4 ai 2 anni e 8 mesi di carcere. Il curatore fallimentare, parte civile (rappresentato dall'avvocato Verena Corradini), ha chiesto 400mila euro di provvisionale.
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La vicenda esplode alla fine del 2009. L’industriale Maria Giovanna Ferrari prende atto della situazione catastrofica di alcune piccole aziende consociate al Gruppo Ristel, che ha capofila la ditta ceramica in via Salerno a Rubiera. Il suo era un piccolo e solido gruppo imprenditoriale modenese con propaggini reggiane che aveva avuto una buona conduzione familiare fino alla crisi. Ma la Ferrari, come lei stessa ha ammesso in aula, non sapeva più come affrontarla, soprattutto quando le banche hanno iniziato a chiudere i finanziamenti. Mentre le piccole aziende si avviavano al fallimento, ecco che esplodono i debiti della Ceramica B&B, una costola importante di Ristel, che al bilancio 2009 risulta avere 4,5 milioni di debiti ed esposizioni con le banche per 3 milioni. Una catastrofe.
La Ferrari è disperata, chiede aiuto a un importante studio di commercialisti della provincia, e la professionista del caso indica alla industriale di rivolgersi a Paolo Baccarini.
Baccarini, 51 anni, si presenta come consulente aziendale e finanziario. Le propone un progetto per salvare la B&B e chiama ad affiancarlo un altro commercialista (che però si defilerà). Studiata la situazione, Baccarini propone di mettere in vendita l'immobile della Ristel a Rubiera: è l'unica soluzione per salvarsi dal naufragio totale. Con gli introiti della vendita si potranno sanare almeno i debiti con le banche e alcuni creditori evitando il fallimento anche dello stabilimento ceramico.
Ed è a questo punto che entrano in scena Napoli e Russo. Napoli è un autotrasportatore con un passato difficile, segnalato dai Ros come conoscente di pregiudicati della criminalità organizzata calabrese, senza un soldo in tasca. Senza altre cariche societarie, diventa socio al 99% e manager della Ristel affiancato da Russo che figura come il nuovo Ad. I due acquistano le quote della società. Appena venduto lo stabilimento, inizia un'emorragia di denaro da conti correnti creati sul momento: flussi di decine di migliaia di euro che a rivoli si incanalano nel fiume carsico di un'operazione che il pm ha chiamato un caso di bancarotta con riciclaggio da manuale scolastico: soldi a parenti e sodali che vengono subito girati, incassati in mazzette di contanti, versati in assegni.
La Ferrari capisce che la situazione sta precipitando: cede le sue quote e chiede al tribunale di sequestrare tutto. Il suo piccolo impero imprenditoriale non c'è più. E qui la guardia di finanza, con la Procura, inizia a scavare: è l'operazione Black Swan.
Il caso Ristel è una voragine enorme, e, come detto dall’accusa, un saccheggio compiuto alla luce del sole che ha prodotto un buco da 1,5 milioni di euro. Ma c'è dell’altro. L’opaco ruolo delle banche, ad esempio. L'Unicredit che si defila con un'esposizione di 1,2milioni di crediti in quel momento inesigibili. Poi Il Bsgsp che nicchia, prende tempo. E Credem Leasing che tratta la vendita immobiliare, incassa 3,5 milioni e trattiene 1,8 milioni, la sua quota di crediti.
In questa torbida vicenda è avvenuta secondo la Procura un'evidente serie di distrazioni dolose del denaro proveniente dall'unica cosa che si poteva ancora spremere: la Ristel, “morta” poco dopo dissanguata. Se per il pm a decidere le mosse sulla scacchiera occulta era Baccarini. La Ferrari è ritenuta credibile nel suo racconto di imprenditrice impotente. Napoli è invece il capo di una girandola di personaggi che incassano e rigirano grandi quantità di soldi senza motivo, in una strategia “solare” senza coperture fittizie o foglie di fico per il fisco. Il 12 dicembre parlerà la difesa di Napoli, avvocato Luca Brezigar, e ci sarà la sentenza.
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