Modena, furti e rapine, un anno nero colpito un negoziante su due
Sei su cento possiedono un’arma, ma la percentuale sale con coloro che la prenderanno a breve È lo spaccato che esce da 230 interviste che spiegano la forte percezione di insicurezza in città
MODENA. Il concetto ormai è sdoganato, anche perché spesso alla “percezione” di insicurezza corrispondono dati e numeri, oltre a fatti che ci colpiscono profondamente. Anche perché non è solo una questione di quantità - il numero di reati rispetto al passato - ma piuttosto di qualità: quali reati e chi colpiscono. Fatto sta che, a proposito di percezione, oggi 6 imprenditori modenesi su 100 hanno una pistola per proteggersi e 13 pensano di dotarsene in futuro. A intervistarli, fotografando con una serie di indicatori la percezione che l’imprenditoria della nostra provincia ha del tema sicurezza, è stata Confcommercio Modena, che in occasione della giornata “Legalità, mi piace” ha presentato i risultati dell’indagine fatta interpellando 230 modenesi tra fine settembre e fine ottobre. Dati che confermano una forte percezione di insicurezza, in particolar modo per quanto riguarda i reati predatori come furti e rapine, ma anche per abusivismo, contraffazione e degrado. Nel mirino c’è soprattutto lo Stato, dal momento che la mancanza di certezza della pena per chi delinque è indicato come uno dei fattori che consentano ai criminali di agire senza troppi pensieri.
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Passando ai dati, il 51% degli imprenditori intervistati - dato in crescita di 4 punti percentuali rispetto al 2016 - ritiene che i livelli di sicurezza per l’attività economica che svolgono siano peggiorati, mentre per il 42% la situazione è rimasta stabile e per il 7% è migliorata. Passando ai crimini percepiti in aumento, in cima alla classifica ci sono i furti (65%), seguiti da reati tipicamente legati al mondo produttivo, dall’abusivismo (54%) alla contraffazione (40%), mentre cala la percezione dell’aumento delle rapine (33% contro il 39% dell’anno scorso). Più bassa la percezione di due reati molto gravi, ovvero l’usura (13%) e l’estorsione (11%). Indicativo anche il fatto che poco meno della metà del campione (43%) abbia subito almeno un episodio di taccheggio negli ultimi 12 mesi. Ma allora cosa fanno gli imprenditori modenesi per proteggere le proprie aziende? Molti di loro (82%) sostiene di avere adottato almeno una misura di sicurezza: il 51% ha installato telecamere o impianti di allarme, il 45% è assicurato, il 23% ha un contratto con un istituto di vigilanza privata, il 12% si è dotato di una vetrina corazzata. Ma la sicurezza, prima di tutto, la “fanno” Stato e forze dell’ordine: il 78% degli intervistati ritiene che non ci possa essere sicurezza se non c’è certezza della pena, il 63% che il contrasto alla criminalità passi necessariamente dal maggior presidio del territorio da parte di polizia e carabinieri, mentre il 23% pensa che anche gli enti locali dovrebbero fare sforzi maggiori per garantire la presenza degli agenti di quartiere.
Passando ai problemi strettamente legati al territorio, e dunque al quartiere in cui è inserita l’attività, secondo il 55% degli intervistati il disagio principale viene dalla presenza di venditori abusivi o esercizi dietro i quali si nascondono attività illegali, mentre il 53% vede particolarmente problematica la presenza di negozi sfitti da tempo e il 40% quella di edifici abbandonati, favorendo così le situazioni di degrado. Per il 32% ci sono problemi di spaccio e prostituzione, mentre il 21% nota con preoccupazione gli episodi di accattonaggio. Venendo alla questione armi, il 6% degli intervistati ne possiede una, ma più del doppio (il 13%) pensa di acquistarla in futuro per difesa personale.
E a proposito di abusivismo, le risposte degli intervistati confermano che si tratta di una vera e propria piaga che colpisce in particolare il mondo della ristorazione, il comparto dei locali notturni, il settore della ricettività e quello dell’organizzazione dell’accoglienza turistica, oltre al settore immobiliare. Tanto per fare un esempio, il fenomeno dei ristoranti in falsi agriturismi, dei bar-ristoranti in circoli culturali e della finte sagre nella nostra provincia vale quasi 60milioni di euro: tutti esentasse. Un discorso simile vale per i locali notturni mascherati da circoli e associazioni che fanno concorrenza sleale alle discoteche senza ottemperare alle norme di legge. In crescita anche il fenomeno dell’esercizio abusivo di attività di mediazione immobiliare, sul cui contrasto è in atto da anni un’azione congiunta di associazioni di categoria, dei consumatori e Guardia di finanza, con l’obiettivo di arginare le attività irregolari. In questo caso, i numeri a livello nazionale parlano di mezzo miliardo di euro: anche in questo caso tutti soldi sottratti al fisco.
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