Autonomia regionale, lite M5S-Bonaccini
I 5Stelle propongono altre 22 competenze. Il governatore, seguito dalla Lombardia, avanza deciso
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Il Tavolo per l'Autonomia regionale si è insediato anche a Milano, dopo la riunione di venerdì scorso a Bologna. Ieri a Milano si è discusso di istruzione, grandi reti di trasporto, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, internazionalizzazione. Lombardia ed Emilia Romagna marciano insieme e contano di chiudere entro la legislatura un accordo col Governo.
Nelle stesse ore anche il Veneto si è dichiarato finalmente pronto a partire.
A un mese dal doppio referendum (consultivo) di Lombardia e Veneto - con l'Emilia Romagna che aveva già attivato le procedure col Governo senza voto popolare - il percorso delle autonomie è dunque definito e a trainare c’è proprio l’Emilia Romagna. Da definire resta il perimetro. Il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, ha infatti avvertito che è "assolutamente impossibile" concedere alla Lombardia tutt'e ventitré le materie trasferibili dallo Stato, così "come la richiesta del Veneto di trattenere i nove decimi delle tasse".
Altrimenti, ha detto, si tratterebbe di creare nuove Regioni a Statuto speciale. Una posizione condivisa dal Pd, che non ha comunque rotto il clima costruttivo del negoziato, dove le Regioni cercheranno di spuntare il maggior risultato possibile. Fra una decina di giorni, il 30 novembre probabilmente, ci sarà il terzo round di incontri, a Roma. Quanto alle materie, l'Emilia-Romagna comincia a dare i numeri sulle competenze da chiedere al governo. Mentre la Lombardia punta fin dal primo momento all'obiettivo massimo (23 competenze) nella trattativa aperta con l'esecutivo gentiloni, la regione guidata da Stefano Bonaccini ha preferito concentrarsi su 12 temi, anche se probabilmente ne verrà aggiunto qualcuno nelle prossime settimane. Ma il colpo di scena è arrivato ieri per mano dei 5 Stelle in Regione, che si sono letteralmente tuffati nel dibattito sull'autonomia proponendo 22 «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Con una risoluzione proposta dalla capogruppo Raffaella Sensoli, ma firmata dall'intero gruppo, i pentastellati hanno chiesto di inserire nel pacchetto dell’Emilia-Romagna «anche le 22 competenze individuate dal gruppo che riguardano: tributi, concessioni, infrastrutture, rifiuti, sanità, scuola e salari». E su queste invitano «a operare per l'acquisizione di tutte le risorse necessarie al finanziamento integrale delle funzioni». «Ditemi che è uno scherzo», è la replica di Bonaccini, affidata al suo profilo Facebook. «Qualcuno spieghi al M5s che 12 competenze le abbiamo già discusse, approvate e richieste. Non serve una calcolatrice per dimostrare come 23 meno 12 faccia 11, non 22. A meno che non si vogliano chiedere competenze che la costituzione non prevede». Bonaccini conferma in ogni caso di non volere trattare tutte le 23 competenze.
«Detto questo - ha precisato Maroni - ci sono delle materie che ci interessano in modo straordinario, che sono le dieci del tavolo di Milano e di Bologna, e poi ci sono materie che ci interessano di meno e penso che possano anche rimanere di competenza dello Stato».
Nelle stesse ore anche il Veneto si è dichiarato finalmente pronto a partire.
A un mese dal doppio referendum (consultivo) di Lombardia e Veneto - con l'Emilia Romagna che aveva già attivato le procedure col Governo senza voto popolare - il percorso delle autonomie è dunque definito e a trainare c’è proprio l’Emilia Romagna. Da definire resta il perimetro. Il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, ha infatti avvertito che è "assolutamente impossibile" concedere alla Lombardia tutt'e ventitré le materie trasferibili dallo Stato, così "come la richiesta del Veneto di trattenere i nove decimi delle tasse".
Altrimenti, ha detto, si tratterebbe di creare nuove Regioni a Statuto speciale. Una posizione condivisa dal Pd, che non ha comunque rotto il clima costruttivo del negoziato, dove le Regioni cercheranno di spuntare il maggior risultato possibile. Fra una decina di giorni, il 30 novembre probabilmente, ci sarà il terzo round di incontri, a Roma. Quanto alle materie, l'Emilia-Romagna comincia a dare i numeri sulle competenze da chiedere al governo. Mentre la Lombardia punta fin dal primo momento all'obiettivo massimo (23 competenze) nella trattativa aperta con l'esecutivo gentiloni, la regione guidata da Stefano Bonaccini ha preferito concentrarsi su 12 temi, anche se probabilmente ne verrà aggiunto qualcuno nelle prossime settimane. Ma il colpo di scena è arrivato ieri per mano dei 5 Stelle in Regione, che si sono letteralmente tuffati nel dibattito sull'autonomia proponendo 22 «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Con una risoluzione proposta dalla capogruppo Raffaella Sensoli, ma firmata dall'intero gruppo, i pentastellati hanno chiesto di inserire nel pacchetto dell’Emilia-Romagna «anche le 22 competenze individuate dal gruppo che riguardano: tributi, concessioni, infrastrutture, rifiuti, sanità, scuola e salari». E su queste invitano «a operare per l'acquisizione di tutte le risorse necessarie al finanziamento integrale delle funzioni». «Ditemi che è uno scherzo», è la replica di Bonaccini, affidata al suo profilo Facebook. «Qualcuno spieghi al M5s che 12 competenze le abbiamo già discusse, approvate e richieste. Non serve una calcolatrice per dimostrare come 23 meno 12 faccia 11, non 22. A meno che non si vogliano chiedere competenze che la costituzione non prevede». Bonaccini conferma in ogni caso di non volere trattare tutte le 23 competenze.
«Detto questo - ha precisato Maroni - ci sono delle materie che ci interessano in modo straordinario, che sono le dieci del tavolo di Milano e di Bologna, e poi ci sono materie che ci interessano di meno e penso che possano anche rimanere di competenza dello Stato».
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