Cardiologia, l’ospedale sassolese è all’avanguardia
Da vent’anni la città ospita un congresso che porta medici da tutta la penisola Ricoverati mediamente 950 pazienti, un terzo per diagnosi di scompenso
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Vent'anni di congressi medici, in particolare di Cardiologia, incontri importanti di condivisione delle conoscenze e delle esperienze, con medici che vengono anche da altri ospedali e province. L’ospedale di Sassuolo, capofila di questi eventi e, da qualche tempo, “Florim Gallery” partner per quanto riguarda la location. «Sono 20 anni che siamo riusciti a mantenere questo incontro – dice Ermentina Bagni, direttrice di CardiologiaSassuolo – ed è molto importante per confrontarsi con altre realtà, soprattutto in un momento in cui l'organizzazione della sanità fa la differenza. È uno stimolo a trovare soluzioni, al di là di quelli che sono i confronti professionali a cui siamo abituati».
Stavolta si è parlato di scompenso cardiaco, una patologia che coinvolge tantissime persone e che può causare l’ospedalizzazione di chi ne è vittima. Cosa si sta facendo per combattere il fenomeno?
«Lo scompenso cardiaco sta diventando un’epidemia – conferma - perché la popolazione invecchia, siamo diventati più bravi a curare l’acuto e quindi le cose si cronicizzano. È molto importante capire che non si guarisce da questa malattia: si può migliorare, grazie alle novità in campo farmacologico, ad alcuni pacemaker particolari e supporti meccanici, fino al trapianto, che rimane un’opzione limitata sia per l’identificazione dei pazienti che possono accedervi, ma anche a causa delle esigue donazioni. Stiamo cercando soluzioni alternative ad accesso più diffuso».
Le soluzioni di cui parla dovrebbero anche migliorare la qualità di vita dei pazienti? «Certo, si migliora la qualità e l’aspettanza di vita – annuisce – anche se la consapevolezza culturale è che si tratta di una malattia progressivamente invalidante ed a prognosi infausta».
Nel distretto sanitario di Sassuolo, quali sono i numeri di questa patologia?
«L’’unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Sassuolo ricovera mediamente 950 pazienti l’anno, un terzo per diagnosi di scompenso. A livello nazionale, è la seconda causa di dimissioni dopo il parto».
Al convegno anche il dottor Stefano Tondi, direttore di Cardiologia a Baggiovara.
«Questa iniziativa è di grande utilità – afferma il medico - perché ci consente di parlare di un tema molto complesso che ancora oggi rappresentata una patologia aggravata da un'elevata mortalità».
Una patologia grave che nel nostro distretto colpisce una percentuale elevata di persone.
«Assolutamente sì – conferma - ma è un discorso che vale a livello mondiale. È chiaro che accanto a questi dati negativi ci sono anche quelli positivi: intanto, esiste una rete ospedaliera di professionisti estremamente valida che sta cercando quotidianamente di migliorare sempre più le cure di questi pazienti, e poi c’è anche la volontà di creare aspetti organizzativi sempre più validi per migliorare la vita del paziente».
Crescono le cure ma calano i trapianti: è così?
«“Il trapianto oggi è in diminuzione ma fortunatamente in questi anni si è assistito ad una crescente innovazione di farmaci che sicuramente hanno portato un valore aggiunto notevole».
Alfonso Scibona
Stavolta si è parlato di scompenso cardiaco, una patologia che coinvolge tantissime persone e che può causare l’ospedalizzazione di chi ne è vittima. Cosa si sta facendo per combattere il fenomeno?
«Lo scompenso cardiaco sta diventando un’epidemia – conferma - perché la popolazione invecchia, siamo diventati più bravi a curare l’acuto e quindi le cose si cronicizzano. È molto importante capire che non si guarisce da questa malattia: si può migliorare, grazie alle novità in campo farmacologico, ad alcuni pacemaker particolari e supporti meccanici, fino al trapianto, che rimane un’opzione limitata sia per l’identificazione dei pazienti che possono accedervi, ma anche a causa delle esigue donazioni. Stiamo cercando soluzioni alternative ad accesso più diffuso».
Le soluzioni di cui parla dovrebbero anche migliorare la qualità di vita dei pazienti? «Certo, si migliora la qualità e l’aspettanza di vita – annuisce – anche se la consapevolezza culturale è che si tratta di una malattia progressivamente invalidante ed a prognosi infausta».
Nel distretto sanitario di Sassuolo, quali sono i numeri di questa patologia?
«L’’unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Sassuolo ricovera mediamente 950 pazienti l’anno, un terzo per diagnosi di scompenso. A livello nazionale, è la seconda causa di dimissioni dopo il parto».
Al convegno anche il dottor Stefano Tondi, direttore di Cardiologia a Baggiovara.
«Questa iniziativa è di grande utilità – afferma il medico - perché ci consente di parlare di un tema molto complesso che ancora oggi rappresentata una patologia aggravata da un'elevata mortalità».
Una patologia grave che nel nostro distretto colpisce una percentuale elevata di persone.
«Assolutamente sì – conferma - ma è un discorso che vale a livello mondiale. È chiaro che accanto a questi dati negativi ci sono anche quelli positivi: intanto, esiste una rete ospedaliera di professionisti estremamente valida che sta cercando quotidianamente di migliorare sempre più le cure di questi pazienti, e poi c’è anche la volontà di creare aspetti organizzativi sempre più validi per migliorare la vita del paziente».
Crescono le cure ma calano i trapianti: è così?
«“Il trapianto oggi è in diminuzione ma fortunatamente in questi anni si è assistito ad una crescente innovazione di farmaci che sicuramente hanno portato un valore aggiunto notevole».
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