Sfigurato per sempre dall’auto in fiamme: maxi risarcimento a Modena
Il Tribunale Civile di Modena riconosce il danno eccezionale al giovane: «Oltre al dolore indicibile, ha perso l’immagine di se stesso» Risarcito con 1,8 milioni di euro.
MODENA Il rogo improvviso della potente auto sportiva ha rovinato la vita del giovane passeggero, poco più che ventenne, condizionando completamente la sua esistenza e quella dei genitori. Al dolore fisico si aggiunge la sofferenza interiore. E la consapevolezza che la perdita del volto è una perdita di identità irreparabile, le cui conseguenze incidono non solo sul lavoro e i rapporti sociali ma anche su quelli affettivi e sull'idea che si ha di se stessi. Perdere la propria fisionomia vuol dire perdere il nostro tratto distintivo, quello che ci fa riconoscere dagli altri, e quindi cancellare l'identità più intima.
DANNO ECCEZIONALE. Per questo una causa unica nel suo genere richiede, secondo una recente sentenza del Tribunale Civile di Modena, un risarcimento eccezionale. Riguarda sia il danno non patrimoniale – tutte le speranze perse e la difficile ricostruzione di una nuova identità – sia quelli patrimoniali – ovvero le possibilità di lavorare perse per sempre, oltre che i danni subiti dai genitori.
L’AUTO IN FIAMME. La sentenza riguarda una vicenda terribile e molto conosciuta avvenuta nel dicembre 2013 sulla Pedemontana a Castelvetro: una Lamborghini Aventador utilizzata da una società privata, su incarico della azienda Toro Rosso (estranea alla vicenda), guidata da Daniele Valestri, titolare della Pit Lane, sbandò improvvisamente anche se a velocità moderata, finì fuori strada e prese fuoco. Valestri – conducente di grande esperienza, titolare della casa di noleggio di Ferrari a Maranello – morì due settimane dopo a Parma. Accanto a lui viaggiava un giovane ritenuto un valente pilota professionista in erba. Per quell'incidente, il giovane passeggero ha subito un calvario causato dalle ustioni che lo hanno non solo sfigurato ma anche segnato in varie parti del corpo. Per tutto il dolore che il giovane ha dovuto sopportare dopo 180 giorni di infermità totale e per le aspettative perse nella sua esistenza ha ricevuto un risarcimento di quasi 1,4 milioni; i genitori sono stati anche loro risarciti. Il calcolo è stato eseguito sulla perizia per il giudice che stabiliva danni postumi permanenti per l'80%. Ma il suo legale ha affrontato una nuova causa perché ritiene che il primo risarcimento non sia adeguato .
OLTRE I LIMITI. Va chiarito che il giovane pilota non ha alcun concorso di colpa: come ricorda il giudice, non aveva nessun potere su quella Lamborghini, anche se era a conoscenza dei danni che l'auto aveva avuto. Insomma, è una vittima a tutti gli effetti. Il giudice riconosce fondata la richiesta, dato che la giurisprudenza riconosce che per casi eccezionali la liquidazione può spingersi oltre i limiti fissati. In questo caso il risarcimento, anche se già aumentato del 25%, non è più ritenuto soddisfacente. «L'entità e le caratteristiche delle lesioni subite impongono una riflessione più approfondita sulle reali conseguenze non patrimoniali», spiega il giudice. Innanzitutto, va considerato il dolore fisico.
DOLORE INDICIBILE. «Il tribunale non può (e nessuno può) realmente immedesimarsi nella percezione che aggredisce la sensibilità di chi ha avuto il corpo martoriato dalle fiamme».
Il consulente del giudice aveva evidenziato ustioni e danni fisici. Ma esiste un dolore più intenso, successivo al prime cure, ed esiste il problema dei farmaci da assumere che incidono sull'equilibrio dell'organismo.
PERDERE L’IMMAGINE. «Ma ciò che esige la massima considerazione – scrive il giudice con notevole sensibilità – è la perdita dell'immagine di sé. Egli non riconosce più il suo volto, quello che gli era familiare e con cui si affacciava nel mondo. Questa perdita ha un risvolto interiore che determina un'intima e inconsolabile svalutazione di sé». È un prolungamento del dolore fisico, anche se diverso. «I segni che porta sul viso costituiscono il marchio più implacabile di qualsiasi altra menomazione o paralisi».
I SEGNI CHE RESTANO. Poi ci sono le ustioni che «affondano la loro permanenza oltre il confine del corpo» di una persona rimasta immobile. Lo stesso vale per l'aspetto esteriore: «Nonostante l'affetto incrollabile dei suoi genitori, egli sperimenta ogni giorno la sofferenza che i segni del suo trauma, impressi sul corpo, determinano in chi gli è emotivamente vicino. L'incidenza del suo aspetto avrà sempre un peso nei rapporti con le altre persone, rendendogli più difficile l'instaurazione di nuovi rapporti affettivi di qualsiasi natura (anche se è auspicabile che questa preoccupazione si riveli infondata)». Per questo il giudice aggiunge altri 400mila euro, raddoppiando così la misura di partenza del risarcimento. È un caso eccezionale, specifica più volte.
NESSUN LAVORO. Sul danno patrimoniale, la sentenza spiega che la richiesta del giovane non può essere accolta: il talento di pilota automobilistico non può essere preso come parametro per calcolare la sua vita come interamente dedicata a questa attività: non sempre un talento giovanile ha uno sviluppo. È purtroppo vero, invece, che non potrà svolgere alcun tipo di lavoro e quindi deve essere risarcito il danno da perdita della capacità lavorativa generica. La cifra, con calcolo equitativo, considerando anche le ingenti spese mediche, è di un milione di euro. Anche la madre, «stravolta dal carico di sofferenza» e da un impegno costante che l'ha costretta ad abbandonare un lavoro remunerativo, sarà risarcita, come il padre «in ordine all'indicibilità della sofferenza derivante dalle lesioni del figlio».
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