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Modena, al Tempio c’è un cane che fa il pusher

di Stefano Totaro
Modena, al Tempio c’è un cane che fa il pusher

Addestrato dallo spacciatore: deposita le bustine di droga vicino alle ruote delle auto. Il cliente passa, si china e porta via

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MODENA. Ci sono luoghi che, nel bene o nel male, diventano famosi e restano nella memoria per una vicenda, per un particolare, per un primato od una “eccellenza”. Al Tempio c’è un cane pusher. Un bel esemplare di spinone che invece di portare le ciabatte o il giornale al proprio padrone come si è soliti immaginare, porta invece la bustina di droga a destinazione. Il suo capo lo ha addestrato così, in modo che, qualora scatti un blitz delle forze dell’ordine, l’uomo, il mandante, resta pulito perché non ha nulla addosso, il cliente al massimo se la cava con una segnalazione alla prefettura mentre lui, il cane, deve ancora trovare un tribunale adatto al suo caso.

Tutto questo avviene alla luce del sole, di giorno, di pomeriggio, protetti da una lunga siepe, quella trincea che separa il traffico delle auto dal traffico illegale, quello dello spaccio, delle prostituite che “consumano” con i clienti protette dal “protettore”naturale , ovvero una sorta di barriera alta che toglie del tutto la visuale. Ma non la toglie certo a chi sta sul fronte, a chi ha un occhio privilegiato su questa situazione di degrado che, nonostante appelli e proteste, dopo qualche scossone torna ad essere una costante.

Sul fronte ci sono i commercianti, che si affacciano sulla siepe e che lontano hanno come simbolo del tempo che fu il cinema Principe desolatamente chiuso. Uno di questi racconta del cane pusher e di altro ancora.

«È da un po’ di tempo che quel duo, padrone e spinone, sta facendo affari dietro a questa siepe. Il sistema comunque è collaudato. C’è la cabina telefonica, anche questa ormai una istituzione del Tempio, che serve sia per le chiamate ai clienti ma anche al fornitore della zona per lasciare la sua merce all’interno. È un tipo giovane che ha sempre un zaino. Poi ci sono vari spacciatori. Quello col cane arriva, fa la sua telefonata. poi ecco che il cane con la bustina si avvicina ad un auto parcheggiata e la deposita vicino ad un pneumatico, a volte anche sopra. Dopo un po’ arriva uno, il cliente, che si china, mette il sacchettino di cellophane in tasca e se ne va».

«La siepe andrebbe curata e soprattutto abbassata e anche di molto perché è un separé: le prostitute qui iniziano a lavorare da mezzogiorno e mezza in avanti. Ci sono “le tossiche” ormai fisse, ci sono le straniere. Spesso accade che le prestazioni vengano consumate in strada, dietro alla siepe, col cliente magari appoggiato alla propria auto parcheggiata apposta in quella zona strategica». C’è un problema di siepe, c’è un problema di scarsa illuminazione, c’è un problema di delinquenza diffusa.

Il “nostro” commerciante inizia allora a raccontare gli episodi in cui non solo la sua attività ma anche lui direttamente sono stati vittime di rapinatori e ladri.«A proposito di siepe qualche giorno fa sono stato rapinato da un giovane che mi ha teso un agguato nascosto proprio dietro alla siepe. Io non uscivo dal negozio ma rientravo dalla farmacia, erano circa le 20, e questo, col volto coperto da una sciarpa, mi ha puntato il coltello chiedendomi i soldi. Ho tirato fuori il portafoglio e gliel'ho aperto, in modo che prendesse i soldi e mi lasciasse i documenti».

«Un’altra volta - racconta - è entrato un giovane che si è avvicinato alla cassa e ha detto di voler fare un prelievo. Ho mostrato una mannaia e allora se ne è andato, salvo poi tornare, tutto ammaccato, dopo qualche giorno per scusarsi perché qualcuno della sua comunità lo aveva fatto ricredere. E poi ci sono i furti: il classico gruppetto che entra, uno distrae e gli altri che arraffano. Non ci facciamo mancare nulla qui...».
 

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