DALLA PRIMA - MODENA QUARK
Black friday, dai frutti amazzonici al mercatino “bio” Modena Park
di Ivan Sciapeconi
Giorno 145 dal concerto di Vasco, il Modena Park e 1824 giorni dalla prossima partita dell’Italia in un campionato mondiale. Sempre che non incontri di nuovo la Svezia.Al Modena Park, ogni tanto ci...
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Giorno 145 dal concerto di Vasco, il Modena Park e 1824 giorni dalla prossima partita dell’Italia in un campionato mondiale. Sempre che non incontri di nuovo la Svezia.
Al Modena Park, ogni tanto ci torno: c’è un bel mercatino biologico, uno di quelli che se compri le patate poi -pensa!- le devi anche lavare. Qui le carote sanno di carote, le mele sanno di mele e le zucchine -pensa!-, anche loro hanno un sapore che scopri per la prima volta essere quello delle zucchine.
Sono in fila per pagare un barattolo di passata di pomodoro di quelle che sanno di pomodoro, quando sento una signora che parla del GrandEmi... sì, dai, quel grosso ipermercato, l’imperialista della corsia. Lo stanno ristrutturando, dice, e nel tesserne le lodi usa quella parolina di tre lettere che scatena un corto circuito nelle mie sinapsi, già ingarbugliate di loro: zen.
Dovei resistere. Dovrei, ma con la coda dell’occhio vedo che lo spirito del Black Friday si sta impossessando della mia dolcissima metà.
Appoggio la passata di pomodoro sul sedile e punto sulla tangenziale. Parcheggio. Superiamo i fumatori appena usciti dalla crisi di astinenza per la spesa e quelli che fanno il pieno prima di entrare. Slalom tra famiglie carrellomunite, bambini in crisi di isteria e coppie di giovani che non hanno mai conosciuto il mondo prima della grande distribuzione. Mi faccio largo, Eva mi segue, entro nel primo reparto e non capisco cos’è. Ci ho messo una vita per memorizzare la strada fino al pane azzimo, lo compri oggi e ci vai avanti un mese, e adesso brancolo nel design minimalista.
Lo avete fatto apposta, lo so, è quel gran kranio di Skinner che vi ha detto come fare. Mi avvicino a un banco di piatti vegani precotti e mi accorgo di avere il mondo ai miei piedi. Magie della globalizzazione: arraffo a piene mani bustine di frutti dell’Amazzonia. Leggo il contenuto tradotto in zinco e magnesio, ma vengo distratto dalla voce di un ragazzo. Tesse le lodi del mercatino bio del Modena Park. Dice Parco Ferrari, ma il senso è quello. Di nuovo, rimbalzo: pago i frutti dell’Equatore, lascio lo zen, il sushi, i dolcetti di quinoa e torno da dove sono partito. In questa città capitale del rock e dell’aceto si entra e si esce dalla globalizzazione senza neanche suonare il campanello. Forse è per questo che qui fioccano quanti di energia: i Modena Quark!
Al Modena Park, ogni tanto ci torno: c’è un bel mercatino biologico, uno di quelli che se compri le patate poi -pensa!- le devi anche lavare. Qui le carote sanno di carote, le mele sanno di mele e le zucchine -pensa!-, anche loro hanno un sapore che scopri per la prima volta essere quello delle zucchine.
Sono in fila per pagare un barattolo di passata di pomodoro di quelle che sanno di pomodoro, quando sento una signora che parla del GrandEmi... sì, dai, quel grosso ipermercato, l’imperialista della corsia. Lo stanno ristrutturando, dice, e nel tesserne le lodi usa quella parolina di tre lettere che scatena un corto circuito nelle mie sinapsi, già ingarbugliate di loro: zen.
Dovei resistere. Dovrei, ma con la coda dell’occhio vedo che lo spirito del Black Friday si sta impossessando della mia dolcissima metà.
Appoggio la passata di pomodoro sul sedile e punto sulla tangenziale. Parcheggio. Superiamo i fumatori appena usciti dalla crisi di astinenza per la spesa e quelli che fanno il pieno prima di entrare. Slalom tra famiglie carrellomunite, bambini in crisi di isteria e coppie di giovani che non hanno mai conosciuto il mondo prima della grande distribuzione. Mi faccio largo, Eva mi segue, entro nel primo reparto e non capisco cos’è. Ci ho messo una vita per memorizzare la strada fino al pane azzimo, lo compri oggi e ci vai avanti un mese, e adesso brancolo nel design minimalista.
Lo avete fatto apposta, lo so, è quel gran kranio di Skinner che vi ha detto come fare. Mi avvicino a un banco di piatti vegani precotti e mi accorgo di avere il mondo ai miei piedi. Magie della globalizzazione: arraffo a piene mani bustine di frutti dell’Amazzonia. Leggo il contenuto tradotto in zinco e magnesio, ma vengo distratto dalla voce di un ragazzo. Tesse le lodi del mercatino bio del Modena Park. Dice Parco Ferrari, ma il senso è quello. Di nuovo, rimbalzo: pago i frutti dell’Equatore, lascio lo zen, il sushi, i dolcetti di quinoa e torno da dove sono partito. In questa città capitale del rock e dell’aceto si entra e si esce dalla globalizzazione senza neanche suonare il campanello. Forse è per questo che qui fioccano quanti di energia: i Modena Quark!
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