Gazzetta di Modena

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La mostra/ Mutina Splendidissima, dall’epoca romana alla Modena di oggi

di Stefano Luppi
La mostra/ Mutina Splendidissima, dall’epoca romana alla Modena di oggi

La città lungo i secoli raccontata con statue, dipinti e reperti archeologici unici. Ai visitatori viene chiesto un oggetto che sarà esposto in una mostra del 2099

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MODENA.  Ci sono parti di mura di età repubblicana-romana sulle quali probabilmente si scontrarono i primi triumviri romani e i celti-boi, poi ci sono le lucerne marcate “Mutina Fecit” (Made in Modena) e le statue, gli oggetti, i dipinti e i libri che hanno formato la storia di Modena arrivata a 2200 anni di età.

Ma soprattutto nella imperdibile mostra “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità” - al Foro Boario da domani all’8 aprile con la cura di Luigi Malnati, Silvia Pellegrini, Francesca Piccinini e Cristina Stefani - a destare attenzione è una capsula del tempo. Si tratta di una struttura trasparente entro la quale durante questi mesi tutto potranno posizionare i propri messaggi o piccoli oggetti.

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«Al termine della rassegna - spiega Cristiana Zanasi del Museo civico archeologico - decideremo dove seppellire questa sorta di camera del nostro tempo. Lasceremo una targa con l’indicazione di aprirla solo nel 2099, al tempo del millenario dalla fondazione del Duomo di Lanfranco e Wiligelmo. Ci siamo iscritti al registro internazionale di Atlanta che raccoglie la presenza delle capsule di tempo nel mondo e a tutti quanti vorranno lasciare un ricordo consegneremo un particolare tipo di carta conservativa e una busta da inserire nella capsula del tempo. Ovviamente non si potranno inserire oggetti in plastica, né dispositivi elettronici: abbiamo privilegiato la carta che è il medium di più lunga conservazione. Anche i ragazzi delle scuole che verranno alla mostra parteciperanno».

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MODENA. Oltre a questa curiosità, la mostra ben allestita da Fausto Ferri presenta anche un’altra parte che colpisce il visitatore. Si tratta di una intera parete, quella di fondo del Foro Boario, dove sono evidenziati tutti i 600 modenesi delle origini i cui nomi sono stati ritrovati negli scavi nel corso dei decenni.

Tra loro anche “Geminianus”, modenese vissuto nel IV secolo d.C. che poi divenne autore già in vita di supposti miracoli. Si tratta naturalmente del vescovo-patrono intorno alla cui tomba venne costruito il Duomo romanico attuale simbolo della città.

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Ma l’appuntamento, nato da una stretta collaborazione tra i Musei civici di Modena e la Soprintendenza unico di Bologna e Modena, presenta davvero continue sorprese come spiegano i responsabili. «Abbiamo impiegato un anno - spiegano il soprintendente Luigi Malnati e la direttrice dei musei Francesca Piccinini, ieri intervenuti alla presentazione insieme al vicesindaco Gianpietro Cavazza, a Matteo Al Kalak di Fondazione e Roberto Balzani presidente dell’Ibc - per organizzare la mostra che si inserisce in un progetto che comprende anche Parma, Reggio e Bologna grazie anche all’aiuto dell’Ibc regionale. Modena è un esempio in regione per la collaborazione quarantennale negli scavi archeologici». La mostra ha un costo relativamente contenuto, soprattutto se si pensa a quanto si spende in giro per l’Italia per esempi espositivi di così ampia portata. In tutto si sono spesi 650mila euro compresi gli eventi e l’attività multimedia che ne è costata 100mila.

I contributi sono della Fondazione Cassa di risparmio - 200mila euro - e di 120mila della Regione. Si aggiungono 25mila di altri sponsor come Lions Modena Host, Rotary e “Tec Eurolab”. Molto corposo il catalogo, in realtà un vero e proprio libro con decine di saggi, proposto a 40 euro dall’editore De Luca editori d’arte; c’è anche una utilissima guida alle sezioni della mostra del costo di 8 euro. Ingresso 10 euro. Gratuito la prima domenica di ogni mese.
 

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