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Stupro, lo incastra il dna: condannato a otto anni

di Carlo Gregori
Stupro, lo incastra il dna: condannato a otto anni

Tracce biologiche trovate nell’appartamento dove avvenne la violenza sessuale compatibili col suo profilo genetico. Ma il complice non ha ancora un’identità

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È stato condannato a otto anni di carcere per stupro di gruppo e rapina. Ma l’amico con il quale avrebbe stuprato la prostituta era stato assolto. A inchiodarlo c’è il Dna lasciato nel preservativo dopo la violenza alla “escort da appartamento” brasiliana ma la difesa annuncia già il ricorso in appello per la condanna legata a un reato diventato zoppicante.

La vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna di Houssemedin Ballouti, 27 anni, è complicata e ancora piena di lati oscuri che la scienza forense, nonostante i risultati brillanti, non è riuscita a chiarire.

L’accusa proviene da una prostituta brasiliana oggi trentenne che prestava servizi erotici particolari. “Giochi” per feticisti e altre attività. Un lavoro di prostituzione particolare che la sera di San Geminiano del 2011 ha attirato il giovane tunisino piuttosto su di giri - oggi difeso dall’avvocato Massimo Porta - e il suo amico e connazionale 32enne. Stando al racconto della vittima, i due hanno fato irruzione obbligandola ad avere rapporti a turno. La donna era categorica sull’uso del preservativo, ma il 26enne insisteva per non usarlo. Ne è nato un alterco: la prostituta era intransigente nonostante fosse sotto minaccia. Subito dopo il rapporto, dando segni di aggressività, il giovane ha iniziato ad alterarsi, ha estratto un coltello, e l’ha puntato obbligandola a dargli l’incasso: 500 euro. La denuncia della vittima così convincente che il pm Enrico Stefani ha mandato nell’appartamento in uso alla vittima, un “noto” condominio in città, una squadra della Scientifica che ha infatti trovato reperti molto interessanti. La Prostituta infatti aveva raccolto tutto in un cestino. Qui è stato trovato un preservativo usato poi sottoposto ad analisi di laboratorio e soprattutto ad analisi del Dna.

Il punto oscuro del racconto riguarda però l’identità del complice del Ballouti. Se il test del Dna di un preservativo ha dato esiti compatibili col suo, non si è trovato nulla che riguardasse il sospettato. Che ci fosse un “amico” nella notte di bisboccia e violenza terminata con gli stupri della “squillo” è un fatto, ma non era lui. Tramite il suo avvocato, l’uomo ha prodotto un alibi che lo collocava lontano dal luogo del delitto e soprattutto in sede di udienza preliminare, durante un processo abbreviato, è stato dimostrato dagli esami forensi che non c’era traccia del suo Dna in quella casa. Non era lui il complice: per questo è stato assolto. Ben diverso il caso di Ballouti, incastrato dal suo Dna che lo colloca sulla scena del crimine. I giudici del Terzo Collegio hanno stabilito la sua colpevolezza condannandolo, ma oggi è latitante: probabilmente è scappato in Tunisia.

Il pm Marco Imperato, per l’accusa, ieri aveva chiesto dieci nani di carcere.

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