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Assassinato parente del pentito Cortese

Assassinato parente del pentito Cortese

Francesco Citro, calabrese di 31 anni freddato giovedì sulla porta di casa a Villanova. Aveva frequentato il Vallauri di Carpi

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Sono estese anche alla Provincia di Modena, specie nella bassa pianura tra Novi e Carpi, le indagini per l’omicidio di Francesco Citro, 31 anni, originario della Calabria.

Un omicidio di stile mafioso.

E connotato da una parentela pesante: quella di Angelo Salvatore Cortese, uno dei primi pentiti di ’ndrangheta, che contribuì alle indagini dell’operazione Pandora (nel 2009), e che toccò da vicino anche Modena. Era di Cortese la celeberrima frase dei “Bancomat” della Cosca, intendendo quegli imprenditori emilianio (poi finiti nelle varie inchieste) che si prestavano a ripulire il denaro delle mafie.

L’omicidio di Citro è stata una esecuzione, con arma da fuoco, sulla porta di casa, praticamente davanti a moglie e figli, avvenuta giovedì sera a Villanova di Reggiolo. Ovvero la borgata a due passi dalle campagne di Novi, punto di passaggio obbligato per chi dalla Bassa raggiunge il casello dell’A22.

Una serata di terrore, partita con l’incendio della “Golf” intestata a Milena De Rosa, casalinga, 29 anni, moglie di Citro, davanti al garage della palazzina “Corte Agnese” di via Papa Giovanni XIII. Erano intervenute due squadre dei vigili del fuoco e i carabinieri che avevano sentito Francesco, apparso stupìto ma tranquillo. Aveva riferito ai militari dell’Arma un suo sospetto, una sua idea di chi potesse aver dato alle fiamme l’auto della moglie ma che usava anche lui per recarsi al lavoro. Dall’incendio, dopo che Citro e la moglie l’avevano svuotata di effetti personali, documenti e seggiolino per la bimba più piccola di soli 2 anni, erano passate circa tre ore.

Alle 23, all’interno del complesso residenziale costruito dall’edilizia Anacleto, sono stati sparati sei colpi da una calibro 9: tre si sono incastrati nei muri del vano scale. Gli altri tre sono andati a segno.

Il corpo di Francesco, nativo di Cariati (Cosenza) ma residente a Villanova da diversi anni, autista per la ditta Melli di Codisotto di Luzzara da circa tre mesi, si è accasciato esanime sulla soglia del suo appartamento. In un lago di sangue. L’assassino - o gli assassini... - non gli ha dato scampo: dopo aver fatto rumore e gridato nel vano scale per attirare l’attenzione di Francesco che nel frattempo era sceso sul pianerottolo per sapere cosa voleva chi stava facendo tutto quel baccano, l’omicida ha estratto la pistola. Francesco, spaventato, ha cominciato a salire i pochi gradini che lo dividevano dalla porta di casa quando è stato colpito ad un piede, poi ad una spalla. Pur barcollando, era riuscito a raggiungere la porta ma mentre la apriva per cercare rifugio è stato raggiunto dal terzo e ultimo colpo in pieno petto che gli è stato fatale. Da qui le urla disperate di aiuto della moglie.

I soccorritori del 118 non hanno potuto fare nulla. Poco dopo i carabinieri hanno iniziato a setacciare l’intero quartiere e il territorio, alla ricerca di qualche indizio. Magari della pistola usata dall’assassino. Gli uomini della Scientifica, coordinati dal pm Valentina Salvi, hanno lavorato ininterrottamente per oltre 12 ore per stabilire, la posizione dell’omicida, la traiettoria dei colpi, il calibro della pistola, verificare eventuali corrispondenze di proiettili.

Soprattutto, sono state esaminate le tracce di sangue, oltre alla ricerca di eventuali impronte digitali sui muri, sul campanello, sui gradini delle scale.

Alle 2 una macchina dei carabinieri è partita alla volta del casello autostradale di Reggiolo-Rolo per accompagnare il medico legale giunto da Modena.

La salma di Francesco Citro è stata portata solo ieri all’obitorio dell’ospedale di Guastalla in attesa dell’autopsia. La moglie Milena è stata interrogata dagli uomini del reparto operativo di Reggio Emilia che poi l’hanno riaccompagnata nella sua abitazione. I figli Carmine di 7 anni e Chiara di 2 sono stati ospiti di alcuni vicini.

I genitori di Francesco, Carmine Citro, titolare di una impresa edile, e Antonietta Cortese abitano in via Paisiello a Reggiolo. Sono sconvolti: «Chi poteva volere tanto male a Francesco? Bastardi, perché me l’hanno ucciso», ha urlato la madre. La famiglia di Francesco è originaria di Melissa, in provincia di Crotone.

La vittima era nata a Cariati di Cosenza ma era arrivato quasi subito in provincia di Reggio. Aveva frequentato l’Ipsia Vallauri a Carpi, dove ancora ha tanti amici, poi aveva svolto uno stage alla Sarong di Reggiolo. Infine il lavoro camionista. Da ultimo alla “Melli” di Luzzara, che si occupa del trasporto di scarti animali dei macelli. Prima nell’azienda Alfredo Panizza di Reggiolo, che si occupa di sale marino alimentare, dove lo ricordano come persona corretta. Francesco era incensurato. Lascia anche una sorella, che ha partorito da appena una settimana. (ase)

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