Gazzetta di Modena

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Confindustria, ora comanda Bologna

di Stefano Turcato
Confindustria, ora comanda Bologna

I poteri sono nelle mani di Alberto Vacchi e del d.g. Tiziana Ferrari. Chiude il mensile “Outlook” del territorio modenese

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È trascorso ormai un anno dalle assemblee straordinarie delle sedi di Bologna, Modena e Ferrara in cui si deliberò la fusione e la nascita di Confindustria Emilia Area Centro, anche se la prima assemblea della neonata associazione risale al 6 settembre scorso. Un anno in cui gradatamente si è assestato il processo di riorganizzazione e la fusione è stata attuata. E a distanza di un anno è sufficiente parlare con qualche imprenditore modenese per stilare un primo sommario bilancio, un bilancio che si può sintetizzare in pochissime parole: ora comanda Bologna mentre Modena e Ferrara hanno perduto in misura sostanziale la loro autonomia.

I segnali che indirizzano in questa direzione sono molteplici ma forse è prima opportuno fare un passo indietro e ricordare per sommi capi l’iter che ha determinato la fusione. Le aggregazioni in tutta Italia nell’ambito di Confindustria si devono a una scelta strategica di qualche anno fa, dovuta all’esigenza di ristrutturare l’associazione degli industriali sia per contenere i costi sia per razionalizzare l’organizzazione. E in questa ottica già ai tempi della presidenza di Pietro Ferrari l’associazione modenese iniziò a impegnarsi nella ricerca dei partner con cui aggregarsi. La soluzione più naturale appariva l’unione fra Modena e Reggio Emilia poi la scelta del presidente reggiano Mauro Severi di continuare in solitudine, proprio per il timore di perdere autonomia, ha in una certa misura spiazzato Modena, che ha seguito le direttive strategiche generali sposando Bologna e Ferrara. Fusione autentica, in tutto e per tutto, con patrimonio unico e governance centralizzata a Bologna, sia pure mantenendo, secondo logica, le sedi periferiche di Modena e Ferrara. Presidente il bolognese Alberto Vacchi, vice il modenese Valter Caiumi e il ferrarese Riccardo Maiarelli. Va ricordato che dal punto di vista manifatturiero non esiste paragone fra le due realtà di Bologna e Modena rispetto a Ferrara, dove non abbondano le imprese di una certa rilevanza a confronto con le altre due province che hanno dato vita alla fusione. Ma è anche vero che Alberto Vacchi ha conteso fino all’ultimo, per pochissimi voti e con il corollario di qualche polemica, la presidenza nazionale a Vincenzo Boccia. E lo stesso Boccia, in occasione della prima storica assemblea di Confindustria Emilia Area Centro, ha definito la fusione «un capolavoro di Vacchi».

Così come è altamente probabile che Vacchi non abbia rinunciato definitivamente alla poltrona di presidente nazionale. E i segnali che inducono a ritenere questa nuova realtà confindustriale pienamente “Bolognacentrica” sono davvero tanti. Non si limitano alle riconosciute capacità e alla personalità del presidente Alberto Vacchi, così come non basta di certo la nomina del modenese Pietro Ferrari, ex leader di Confindustria Modena, alla presidenza regionale dell’ente per sminuire il potere bolognese, soprattutto nell’ambito dell’Area Centro.

I dipendenti delle tre sedi sono 56 a Bologna, 44 a Modena e 25 a Ferrara ma ora c’è un solo direttore generale: Tiziana Ferrari, 44enne che è il braccio operativo di Confindustria Emilia Area Centro e “longa manus” di Vacchi sull’ente, mentre ha già lasciato l’associazione di via Bellinzona Giovanni Messori, per anni direttore di Confindustria Modena con ampie deleghe. E Tiziana Ferrari ora ha pieni poteri su tutte le tre province. Capita sempre più spesso che a Modena un imprenditore, per una qualsiasi richiesta relativa a un servizio da erogare, possa sentirsi rispondere dalla sede di via Bellinzona che «ora per queste cose ci si deve rivolgere a Bologna». Non solo. Il mensile “Outlook”, da anni organo di informazione di Confindustria Modena con servizi sulle aziende del territorio, sta per chiudere i battenti. Proprio perché ora comanda Bologna.

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