Gazzetta di Modena

Modena

Le pietre salvate del sisma per dare riparo ai fantasmi

Le pietre salvate del sisma per dare riparo ai fantasmi

San Felice. L’area destinata allo stoccaggio dei rottami centenari dei monumenti è rifugio notturno di sbandati, tra sporcizia e degrado. Controlli dei carabinieri

2 MINUTI DI LETTURA





SAN FELICE. Doveva essere un’area recintata e destinata alla custodia di preziose pietre, marmi e rottami pluricentenari, “salvati” dalle demolizioni e dai crolli di edifici storici e monumentali di San Felice, ormai sei anni fa.

Un po’ sull’esempio di Finale, dove i volontari giunti da tutta Italia avevano recuperato, pulito e stoccato migliaia di pietre della Torre dell’orologio di Piazza Baccarini, divenuta simbolo del terremoto. E mai più ricostruita, tra sponsor emotivi della prima ora poi prontamente fuggiti, mancanza di fondi e lungaggini burocratiche.

L’area in questione - quella di San Felice - era stata acquistata e attrezzata dal Comune all’imbocco di via Tassi. Di fronte alle case del quartiere residenziale, dopo che un’altra area parimenti acquistata dal Comune - di fianco al distaccamento dei vigili del fuoco - è stata “puntualmente” contaminata da rottami contenenti amianto, per le note vicende collegate ad Aemilia. E quindi “sotto inchiesta”, di fatto abbandonata al suo destino. Nel volgere di poco tempo era finita in abbandono anche questa di via Tassi: tettoie crollate, sporcizia e quant’altro, con il dubbio crescente che quel patrimonio di manufatti fosse destinato comunque a sbriciolarsi, alla dispersione, alla irrecuperabilità.

Lo scorso anno il Comune ha fatto un investimento per risistemare l’area, ma il tempo e l’incuria hanno di nuovo avuto il sopravvento. Ma oggi ci sono... segnali di vita. Nella baracca di cantiere abita clandestinamente almeno una persona, che, priva di un bagno, ha disseminato tutto intorno di “reflui” a cielo aperto. I carabinieri nei giorni scorsi hanno effettuato un controllo, identificando un magrebino, uno sbandato. Uno dei tanti, è emerso, che vivono di stenti e di espedienti sul territorio, non solo qui. Trasformando questi “luoghi di nessuno” e degradati in un rifugio per la notte.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google