Lorenzo Lunati: "La scenografia? Tutto è nato dalla fine dei Rats"
Ex batterista, iniziò disegnando le giostre Poi il salto, quasi per caso e con 10mila euro
SPILAMBERTO. «A sedici anni volevo comprarmi la moto. Spilamberto per tradizione è patria dei costruttori di giostre. Così, con l’obiettivo di racimolare un po’ di soldi, iniziai a lavorare per un’azienda del settore. Un’esperienza di tre mesi che mi permise di toccare con mano una realtà ai miei occhi inedita. Non potevo esserne conscio ma le giostre, in un futuro non troppo lontano, avrebbero giocato un ruolo determinante nella mia vita professionale. Allora me ne stavo in ufficio a disegnare facciate di castelli. Non vi dico la sorpresa quando, qualche tempo fa, ho ritrovato a Gardaland un “mio” capitello realizzato in quel periodo». Lorenzo Lunati parla e disegna. In automatico, quasi senza rendersene conto. Nato a Modena nel 1970 ma cresciuto a Spilamberto, paese che di fatto non ha mai abbandonato, per anni “Lor” ha mangiato pane e musica. «Non esisteva altro».
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Batterista dei Rats (ruolo in cui si è nuovamente cimentato a partire dal 2008, anno della reunion del gruppo rock) alla fine degli anni Novanta Lunati si sente smarrito. I Rats sono infatti al capolinea. Urge un’alternativa. «Decisi di contattare il mio “vecchio” datore di lavoro. Assunto da un’impresa di Novellara grazie alle sue indicazioni, per la seconda volta mi trovai catapultato nel mirabolante mondo delle giostre.
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Fu il titolare, quello stesso Giuseppe Ganassi che ancora oggi reputo il mio mentore, ad insegnarmi il mestiere. Dopo tre anni passati a creare modelli la mia abilità sembrava aver raggiunto un livello apprezzabile. Tanto che, sostenuto da Giuseppe, valutai l’opzione di mettermi in proprio. Io però tentennavo. Decisi che, se nel giro di un paio di giorni non avessi trovato un piccolo capannone, avrei lasciato perdere».
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Quasi per incanto Lorenzo individua uno spazio cucito a misura delle sue esigenze. «Un’ex palestra di judo in via Mazzini, a Spilamberto. Chiesi alla banca diecimila euro di finanziamento, comprai una sega a nastro, un blocco di poliuretano e mi buttai nel vuoto senza paracadute. All’inizio lavoravo quasi esclusivamente per i costruttori di giostre. Mi chiedevano uno struzzo? - e in men che non si dica Lorenzo traccia il profilo del grosso pennuto - Io ne progettavo tre versioni, loro ne sceglievano una. Io realizzavo l’animale in questione, loro lo replicavano. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di arredare spazi più ampi, centri commerciali, sale per compleanni. Ciò che sino a quel momento era solo una sfumatura di grigio è diventato puro colore».
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Oggi Lunati Scenografie è una realtà creativa nota a livello internazionale capace di rispondere alle richieste di teatri, parchi a tema, spazi pubblici e privati nonché di nomi importanti dell’alta moda. Ossia brand che non intendono rinunciare a scenografie e installazioni di ampio respiro curate in ogni singolo dettaglio.
Ma Lorenzo con le sue sculture è pure profeta in patria. Porta infatti la sua firma il baluardo alle porte di Spilamberto: la goccia di aceto balsamico più imponente del pianeta. «È nata su progetto di Nadia Ugolini e Alessandro Zomparelli. Seppur non tutti ne siano rimasti entusiasti, sono molto affezionato alla goccia balsamica. Le critiche fanno male. Ma servono a crescere».
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Mentre siamo sul punto di chiedere ulteriori lumi, un particolare attira il nostro sguardo. Ed ecco che la conversazione sconfina in territori inesplorati. «Il mio anello? Sì, è l’effigie di un volto alieno. L’ho fatto io. L’alieno è il diverso. È l’altro che fa paura». Uomo insolito che sulle copertine degli album targati Rats pare Mefistofele ma i cui occhi svelano uno spirito fanciullo tanto genuino quanto geniale, Lorenzo viene senza dubbio da un altro pianeta. «Quando ci siamo sposati ho regalato a Sabrina un mio autoritratto in versione aliena».
Che l’eco della sua anima d’artista risuoni su frequenze perlopiù ignote, quindi extraterrestri, è innegabile. Ma a differenza del commovente “omino verde” in poliuretano che lui stesso ha messo in croce Lorenzo, dal confronto con un mondo che divora i creativi per poi risputarli cinici e uniformati, esce vincente. Quasi incontaminato. Merito anche di Sabrina, sua moglie, che di Lunati Scenografie è colonna portante. Non soltanto perché si destreggia alla grande con quella stessa burocrazia che per la maggior parte degli artisti è incubo ricorrente (Lorenzo non fa eccezione). Ma anche e soprattutto perché riesce a tenere suo marito - «troppo buono e incapace di negarsi a chicchessia» - con i piedi per terra.
«Molti sostengono che lavorare insieme sia deleterio per la solidità di una coppia. Io la penso in modo diverso. Sabrina è insostituibile. Condividere “casa e ufficio” incrementa la nostra sintonia». Una verità di cui Lor ha fatto esperienza sin da bambino. «I miei genitori hanno gestito insieme una ferramenta e questo non ha certo logorato il loro legame. Anzi. Se sono stato un bambino felice? Felice e fortunato. Ho avuto un’infanzia bellissima. Spilamberto era il centro del mondo. Giocavo a nascondino con gli amici nella piazzetta, allora si poteva stare fuori sino a tardi. Se si esclude la morte di nonna Pina non ho alcun brutto ricordo. Nonna la sogno spesso. E sempre con quel suo inconfondibile vestito nero a fiorellini. La vedo davanti alla finestra. Corro ad abbracciarla e sento la morbidezza del tessuto a fiori sulla mia guancia. Lei era la nonna anche di mio cugino Stefano Seghedoni, oggi noto direttore d’orchestra. Io, lui e mio fratello Alessandro, virtuoso del pianoforte, suonavamo insieme. Da piccolo volevo solo disegnare e suonare. Stefano arrivava da Modena con la chitarra. A sette anni con i fustini del Dash ho costruito la mia prima batteria. Il nostro gruppo si chiamava Alexjus. A volte andavamo dal vicino di casa che, appassionato di elettronica, rubava le frequenze alle radio. Il nome di battesimo della “nostra” radio? Radio interferenza, la radio che ti frega la frequenza”.
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