i contratti dei dipendenti
Pd, bilancio in crisi Riparte la solidarietà
Un altro anno. Continua il momento di difficoltà economica del Pd che la prossima settimana arriverà a rinnovare per il terzo anno consecutivo il contratto di solidarietà per i dipendenti rimasti in...
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Un altro anno. Continua il momento di difficoltà economica del Pd che la prossima settimana arriverà a rinnovare per il terzo anno consecutivo il contratto di solidarietà per i dipendenti rimasti in carico al partito provinciale.
Una decisione che va nella direzione di tentare di mettere rimedio ad un conto economico certamente non confortante, anche dopo la chiusura della festa provinciale di settembre che non ha dato la boccata d’ossigeno sperata.
I numeri aggiornati della crisi di sistema del Pd, non quella politica al momento del voto che pure esiste, erano stati messi in luce nelle settimane scorse al momento del passaggio di testimone tra Lucia Bursi e Davide Fava per la segreteria provinciale.
Così, se nel 2013 gli iscritti in provincia erano 11mila 201, nel 2016 sono passati a 6mila 125 (-45,3%), mentre anche il numero assoluto di elettori ha avuto un calo simile, passando dai 70.442 del 2013 ai 36.120 del 2016 (-48,7).
Ma a pesare di più è stato il processo di riduzione del personale. I 42 dipendenti del 2013 (dei quali 25 in servizio e 17 in aspettativa) sono passati ai 20 attuali, dei quali solo 12 a libro paga. Sforbiciate per le sedi di circolo - il Pd non ha immobili di proprietà, visto che il “tesoro” è rimasto nelle mani della Fondazione 2007, che gestiva il patrimonio Ds - con una serie di accorpamenti: in questo modo si è riusciti a ridurre il disavanzo passando dal milione e 132mila euro del 2010 agli attuali 821mila euro.
Le entrate che nel 2010 ammontavano a un milione e 499mila euro si siano ridotte ai 675mila euro del 2016: dal 2015 non c’è più il contributo pubblico e negli anni i guadagni delle feste si sono notevolmente ridotti. E così la situazione si è aggravata. La nuova solidarietà permetterà di galleggiare. Almeno fino al prossimo... voto. (d.b.)
Una decisione che va nella direzione di tentare di mettere rimedio ad un conto economico certamente non confortante, anche dopo la chiusura della festa provinciale di settembre che non ha dato la boccata d’ossigeno sperata.
I numeri aggiornati della crisi di sistema del Pd, non quella politica al momento del voto che pure esiste, erano stati messi in luce nelle settimane scorse al momento del passaggio di testimone tra Lucia Bursi e Davide Fava per la segreteria provinciale.
Così, se nel 2013 gli iscritti in provincia erano 11mila 201, nel 2016 sono passati a 6mila 125 (-45,3%), mentre anche il numero assoluto di elettori ha avuto un calo simile, passando dai 70.442 del 2013 ai 36.120 del 2016 (-48,7).
Ma a pesare di più è stato il processo di riduzione del personale. I 42 dipendenti del 2013 (dei quali 25 in servizio e 17 in aspettativa) sono passati ai 20 attuali, dei quali solo 12 a libro paga. Sforbiciate per le sedi di circolo - il Pd non ha immobili di proprietà, visto che il “tesoro” è rimasto nelle mani della Fondazione 2007, che gestiva il patrimonio Ds - con una serie di accorpamenti: in questo modo si è riusciti a ridurre il disavanzo passando dal milione e 132mila euro del 2010 agli attuali 821mila euro.
Le entrate che nel 2010 ammontavano a un milione e 499mila euro si siano ridotte ai 675mila euro del 2016: dal 2015 non c’è più il contributo pubblico e negli anni i guadagni delle feste si sono notevolmente ridotti. E così la situazione si è aggravata. La nuova solidarietà permetterà di galleggiare. Almeno fino al prossimo... voto. (d.b.)
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