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Rubati 110mila euro di Parmigiano

Rubati 110mila euro di Parmigiano

Formigine. Razziate 250 forme al caseificio San Bartolomeo. Azione lampo nella notte di una banda specializzata

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FORMIGINE. «Il problema ora sarà il Natale: dovremo comprare delle forme per non lasciare lo spaccio vuoto». Amaro il commento di Bernardo Tardini, presidente della cooperativa San Bartolomeo. Il suo caseificio è finito nel mirino di una banda specializzata nel furto di Parmigiano Reggiano, che nella notte tra mercoledì e giovedì ha rubato 250 forme per un valore che si aggira sui 110mila euro.

L’amarezza di Tardini è la stessa di Nadia Gharbi, la casara che si occupa della produzione del formaggio e che trascorre tutta la sua giornata nel caseificio di via Sant’Antonio, dato che abita al secondo piano dello stabilimento: «Ieri mattina, (giovedì, ndr), come ogni giorno sono scesa attorno alle 4 per iniziare a lavorare assieme a Marco Oberto (l’operaio del caseificio, ndr). Non ci siamo accorti di nulla finché verso le 11,30 non sono andata nel magazzino dove teniamo le forme». E qui la triste sorpresa: «Ho visto un asse di legno fuori posto e non capivo da dove spuntasse, poi mi sono affacciata nei corridoi e ho visto gli scaffali delle ultime file vuoti». A quel punto Nadia ha capito. L’unica porta che dal magazzino affaccia sul retro del caseificio era stata forzata. È costituita da un’inferriata e da una porta: la serratura della prima era stata “sciolta” e la seconda bucata. In entrambi i casi i banditi hanno utilizzato una fiamma ossidrica. Una volta dentro hanno iniziato a portare all’esterno le forme facendole rotolare su quell’asse “intruso” che poi Nadia troverà l’indomani.

«È incredibile - prosegue Nadia - io dormo qui sopra e fin verso mezzanotte sono solita guardare la televisione. E alle 4 mi alzo per lavorare: ma se fossero entrati con un camion nel cortile li avrei di certo sentiti. E inoltre davanti a quella porta piazzo sempre un macchinario pesantissimo, proprio per ostruirla».

E 250 forme per quaranta chili l’una sono un carico enorme, che necessita per forza di un mezzo di trasporto adeguato. L’azione della banda è stata tanto organizzata quanto repentina. Sapevano che il caseificio è dotato di un servizio di videosorveglianza e hanno semplicemente alzato le telecamere, senza farsi riprendere durante l’operazione. E poi il furto vero e proprio.

«Sono davvero dispiaciuta - prosegue Nadia -, soprattutto per i vertici della cooperativa, bravissime persone con cui lavoro da 12 anni, da quando ho sotituito mio marito che si è ammalato». «Qui non c’erano mai stati dei furti - racconta Tardini - da cinquant’anni a questa parte. Ora ci siamo organizzati temporaneamente chiudendo con dei blocchi di cemento l’ingresso da cui i ladri sono penetrati». Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Formigine per raccogliere le testimonianze e la denuncia. (gib)

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