Scuola e gruppi WhatsApp tra genitori, le regole per vivere meglio....
Ormai non c’è classe, dalla scuola materna fino alle medie, che sia sprovvista di una chat WhatsApp. Vi sono iscritti i genitori che così riescono a scambiarsi informazioni di servizio sull’attività...
MODENA. Ormai non c’è classe, dalla scuola materna fino alle medie, che sia sprovvista di una chat WhatsApp. Vi sono iscritti i genitori che così riescono a scambiarsi informazioni di servizio sull’attività curricolare e tenersi aggiornati reciprocamente sulle iniziative scolastiche. Ma con il passare del tempo e la sempre maggiore confidenza tra utenti la chat rischia di perdere la sua funzione di servizio per diventare un’altra piazza virtuale in cui i messaggi diventano ridondanti, compulsivi, spesso inutili tanto da indurre qualcuno, preso per sfinimento, ad abbandonare il gruppo. Il tasto “abbandona” è facile da cliccare, ma quel rifiuto rischia di manifestarsi anche all’esterno, nella vita sociale, recidendo rapporti fino a quel momento solidi o comunque funzionali alla crescita della classe.
Ecco allora che arriva in soccorso una sorta di vademecum, diffuso dallo psicologo modenese Marco Carione, che con poche regole cerca di cristallizzare alcuni comportamenti corretti da utilizzare su WhatsApp. Suggerimenti banali, forse, ma utili a comprendere come si possa sentire una persona che rapidamente riceve venti-trenta notifiche nel giro di pochi minuti. Intanto l’attenzione viene meno, i messaggi si leggono in modo disattento, magari perdendo anche informazioni utili e prioritarie.
Non a caso nei suggerimenti di Carioni sulla buona convivenza social si chiede all’amministratore di moderare le discussioni e a tutti gli altri di evitare un’invasione di commenti, post e foto; per una forma di correttezza l’ultimo messaggio non dovrebbe arrivare oltre le 20 e soprattutto le emoticon di conferma delle comunicazioni non dovrebbero intasare la chat salvo non vi sia una esplicita richiesta da parte di chi invia il commento.
Un altro tratto piuttosto diffuso nei gruppi di classe è quello, magari involontariamente, di riversare su tutti i componenti le proprie perplessità sulle insegnanti o su comportamenti di certi bambini, quasi ci si trovasse in un tribunale d’inquisizione. Carione, infatti, suggerisce di “dare informazioni brevi, concise, dirette e chiare. WhatsApp non deve essere un luogo di scambi amicali, complimenti, ringraziamenti o nel peggiore dei casi di accuse, insulti o altro. Per questo esistono i contatti privati, meglio le telefonate o incontri personali per potersi chiarire. Nel caso che l’argomento interessi la vita in sezione di un particolare bambino o coppia di bambini o un episodio accaduto all’interno è bene sempre dialogare con le educatrici, insegnanti o maestre, chiedendo un colloquio privato in cui avere tutto il tempo necessario per scambiarsi informazioni. Spesso invece si ricorre agli altri membri del gruppo, ingenerando tensioni, preoccupazioni, fraintendimenti e altro che peggiorano il clima”.(fd)
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