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Modena, stipendi decisi dai dirigenti Scoppia la rivolta all’Ausl

Modena, stipendi decisi dai dirigenti Scoppia la rivolta all’Ausl

Giudizi senza confronto per decidere gli attesi incrementi dei 4500 dipendenti I voti scoperti dal sito aziendale. Valanga di richieste di accesso in vista dei ricorsi

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MODENA. Una valanga di richieste di “accesso agli atti”, per vedere nel merito chi e perché ha deciso, in vista di altrettante contestazioni. E nei reparti dove si curano i malati una rivoluzione verbale, una rabbia irrefrenabile contro l’azienda Ausl, i suoi dirigenti e i suoi coordinatori.

Si è rivelata eufemisticamente “problematica” la gestione dell’ “accordo fasce”, ovvero il sistema congegnato per provare a garantire ai circa 4500 lavoratori dell’Ausl (il Policlinico è escluso) un incremento di stipendio fisso, che non viene riconosciuto ormai da una decina d’anni.

Come noto, non si tratta di premi di produttività, né di incrementi di anzianità - questi ultimi scomparsi - ma di riconoscimenti fissi in busta paga (non certo cifre stratosferiche...) che la Legge Brunetta ancorava anche al merito.

Alcune Ausl si sono arrese in partenza, non avendo uno straccio d’euro a disposizione per incentivare i dipendenti. Altre, come quella di Modena, da quando era stato imposto il blocco (il contratto nazionale è a sua volta bloccato da tanti anni, e lo possono sbloccare solo gli interessi politico-elettoral-clientelari legati alle prossime elezioni politiche), invece disponevano di un bel gruzzolo da parte.

Grazie all’insistenza dei sindacati, così è partita una trattativa.

L’Ausl avrebbe voluto legare l’incremento alle valutazioni dei dirigenti, la trattativa si è conclusa invece assegnando un valore di 40 punti a chi aveva da più tempo il blocco dello stipendio, altri 30 agli esiti di un quiz “neutrale” (domande tratte a sorte tra le 200 preconfezionate per ciascun settore di competenza) e altri 30 punti sulla base delle valutazioni dei coordinatori.

A dividersi i 2,4 milioni a disposizione sarebbero stati il 75% dei dipendenti, con una graduatoria a scalare: chi a partire da 1 gennaio 2016, chi dal 1 gennaio 2017, chi (i meno avanti in graduatoria) dal 1 gennaio 2018.

Ma proprio sulle valutazioni dei coordinatori è scoppiato il pandemonio. Alcuni si sono attenuti alle indicazioni “restrittiviste” di non dare voti troppo alti (da un minimo di 10 al massimo dei 30), altri invece non se la sono sentita, e sono stati di manica più larga. Molti giudizi trancianti poi sarebbero stati discutibili. Si narra che i voti migliori li abbiano comunque presi quanti sono a stretto contatto con “San Giovanni del Cantone” (che non è il protettore dei protetti, ma la sede dell’Ausl). A nessuno è stato anticipato o motivato alcunché: accedendo al sito intranet aziendale, i dipendenti hanno scoperto il loro voti. Ed è stata una valanga di proteste.

Ieri due sindacati si sono attivati. La Cgil, più prudente: «Di quello che non ha funzionato non possono pagare le conseguenze i lavoratori o i coordinatori», dice il volantino, suggerendo all’Ausl di sistemare il pasticcio aumentando il budget a disposizione. La Uil parla espressamente di uno “scandalo”, denunciando «il sistema della valutazione lasciato nelle mani di alcuni dirigenti che sono riusciti con il loro intervento a rendere questo strumento una vera polveriera». Da disinnescare, prima che esploda del tutto.
 

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