“Giambi surreali” di Policarpo: polvere e ombre dell’esistenza
“In questo mondo non ci sono più cieli/ né paradisi, né troni né guglie/ mancano amore, anima cuore e vita...”. Vincenzo Policarpo è pervenuto ad una visione pessimistica del mondo e «spero - dice...
2 MINUTI DI LETTURA
“In questo mondo non ci sono più cieli/ né paradisi, né troni né guglie/ mancano amore, anima cuore e vita...”. Vincenzo Policarpo è pervenuto ad una visione pessimistica del mondo e «spero - dice - d'andar dove mi spinge il caso». Cerca e trova una nuova dimensione, oltre la realtà, il poeta modenese (palermitano, giunto in città nel 1964 per insegnare matematica all'Università e negli istituti superiori), con i suoi componimenti raccolti nel libro “Giambi surreali” (Elis Colombini editore, pp.136, euro 12) la cui presentazione è affidata al giornalista Roberto Armenia, sabato alle 18, presso il Centro Studi Muratori, in via Castel Maraldo 19. La lettura di poesie è di Giovanna Lanzetta, Carlo Cammuso e Gennaro Giordano.
A Policarpo, che ha potuto sperimentare, dopo la morte del figlio Michelangelo in un incidente stradale, la pena di vivere, non resta che aprirsi una strada verso altre direzioni, nella sfera dell'altrove, dove trasferisce il senso di una crisi esistenziale che vaga tra riferimenti più disparati, mantenuti in un linguaggio allusivo, di digressioni, di accenti lievemente satirici, tanto che questa silloge è dedicata ad Orazio. Ma i richiami ad autori latini e greci (Ovidio, Saffo, Alceo....), nel ricordo della formazione al liceo classico, si manifestano sia nella scelta compositiva del “giambo”, che nel desiderio di un ritorno al mondo elegiaco dell'antichità, capace di scongiurare i fantasmi, le sensazioni di angoscia. Il che avviene attraverso una scrittura che esplora lo spazio di una surrealtà controllata in cui vivono gli spettri dell'inconscio e si dibatte il senso oscuro delle cose che si offrono come proiezione di vicende ancora dolorose che il poeta ha sperimentato in un recente passato “privo di suoni, di odori, di sogni”. La scrittura porta ad accostamenti azzardati che rivelano molti aspetti segreti dell'esistere, notazioni psicologiche, di gusto anche sapido, perché “tutto sarà polvere e ombra”. Il poeta, che coltiva pure la pittura e dialoga con la musica (collaborazione con l'Ensemble Mandolinistico Estense) sa imbastire un sottile intreccio di evanescenze, letarghi e malinconie, anche quando fa affiorare temi legati alla droga, alle migrazioni, al femminicidio.
Sei le raccolte di poesie negli ultimi nove anni, cui si aggiungono il primo libro “C'è tempo per mentire” pubblicato, nel 1964, da Guanda che dava voce ai giovani e autori affermati (Garcia Lorca, Prévert, Pasolini...), e nel 1968 “Teemotion, librintativo di esistere”, edito daToschi. (m.f.)
A Policarpo, che ha potuto sperimentare, dopo la morte del figlio Michelangelo in un incidente stradale, la pena di vivere, non resta che aprirsi una strada verso altre direzioni, nella sfera dell'altrove, dove trasferisce il senso di una crisi esistenziale che vaga tra riferimenti più disparati, mantenuti in un linguaggio allusivo, di digressioni, di accenti lievemente satirici, tanto che questa silloge è dedicata ad Orazio. Ma i richiami ad autori latini e greci (Ovidio, Saffo, Alceo....), nel ricordo della formazione al liceo classico, si manifestano sia nella scelta compositiva del “giambo”, che nel desiderio di un ritorno al mondo elegiaco dell'antichità, capace di scongiurare i fantasmi, le sensazioni di angoscia. Il che avviene attraverso una scrittura che esplora lo spazio di una surrealtà controllata in cui vivono gli spettri dell'inconscio e si dibatte il senso oscuro delle cose che si offrono come proiezione di vicende ancora dolorose che il poeta ha sperimentato in un recente passato “privo di suoni, di odori, di sogni”. La scrittura porta ad accostamenti azzardati che rivelano molti aspetti segreti dell'esistere, notazioni psicologiche, di gusto anche sapido, perché “tutto sarà polvere e ombra”. Il poeta, che coltiva pure la pittura e dialoga con la musica (collaborazione con l'Ensemble Mandolinistico Estense) sa imbastire un sottile intreccio di evanescenze, letarghi e malinconie, anche quando fa affiorare temi legati alla droga, alle migrazioni, al femminicidio.
Sei le raccolte di poesie negli ultimi nove anni, cui si aggiungono il primo libro “C'è tempo per mentire” pubblicato, nel 1964, da Guanda che dava voce ai giovani e autori affermati (Garcia Lorca, Prévert, Pasolini...), e nel 1968 “Teemotion, librintativo di esistere”, edito daToschi. (m.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

