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Grande festa per 186 nuovi modenesi

Grande festa per 186 nuovi modenesi

Al Forum Monzani riconoscimento ai bambini di 10 anni nati in Italia da genitori stranieri. In attesa della nuova legge

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Una festa per 186 famiglie, un segnale per Roma. Al Forum Monzani 186 bambine e bambini di 10 anni diventano simbolicamente cittadini modenesi. Sono nati in Italia da famiglie originarie delle Filippine (28) e dell’Albania (23), della Romania (19), del Marocco (18) e di altri 15 Paesi. Siedono al fianco di compagne e compagni italiani, con coccarde, distintivi e bandiere. Aspettano felici di sentire i loro nomi e diventare simbolicamente nostri concittadini. Così non è ancora nella sostanza. È ferma al Senato la legge sullo ius soli temperato. Il testo sancisce il diritto di ottenere la cittadinanza italiana per bambini nati in Italia da genitori non italiani purché almeno uno dei due risieda legalmente da almeno cinque anni nel nostro Paese. «I bambini extracomunitari sono un po’ esclusi e ciò non è giusto», commenta Joanna Kjelar, presente con il figlio. Lei è originaria della Polonia, nazione dell’Unione Europea che permette di avere maggiori tutele. «La nostra famiglia ha richiesto la cittadinanza due anni fa e non è ancora pronta - aggiunge Bouchra Sguiri, di origine marocchina - mentre mio figlio l’ha avuta adesso simbolicamente». Il clima di festa del Monzani è coinvolgente. Per un attimo, si dimenticano i vincoli chiamati alleanze politiche e sondaggi elettorali posti intorno alla norma. L’entusiasmo è contagioso. Come ricorda il dottor Lorenzo Iughetti, responsabile di Unicef Modena, «bisogna alzarsi al livello dei sentimenti dei bambini, di bontà e non di buonismo». Per il medico «manca una piena integrazione di tutte le etnie» e serve un richiamo alla nostra storia. «I passi veri verso lo ius soli non sono stati ancora fatti - prosegue il sindaco Gian Carlo Muzzarelli - bisogna accelerare. Ci sono parlamentari favorevoli e altri che, per una manciata di voti e un malinteso amore di patria, minacciano sfaceli». Per Muzzarelli «c’è poco tempo prima della fine della legislatura, ma è quello giusto per passare dallo ius sanguinis (il diritto di sangue) allo ius soli. È già tardi. Si tratta di rendere onore alla stessa storia d’Italia, in cui si sono incrociati popoli e che è stata terra di emigranti: non abbiamo capito niente?». Dopo tre anni, Modena rispetta l’ordine del giorno sulla cittadinanza onoraria approvato all’unanimità.

«Il secondo compito del testo era di continuare a proporre modifiche alla legge sulla cittadinanza perché sia effettiva», ricorda Francesca Maletti, presidente del Consiglio comunale. «Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza», aggiunge Muzzarelli, citando il primo comma dell’articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il secondo comma è altrettanto esplicito: «Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza».

Un diritto che rivendicano tutte le famiglie rappresentate dai 186 bambini del Monzani perché, conclude Muzzarelli, «si sentano italiani, valorizzino la nostra Costituzione, parlino italiano senza dimenticare le loro radici, cercando di produrre valori, comunità e ovviamente futuro». (g.f.)

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