Delitto di piazza Dante/ «Ho visto quei ragazzi uscire dall’appartamento»
Parla il vicino rientrato alle 13.30: «Si sono allontanati in fretta e in modo strano» «Ho cercato di soccorrere Leo: era sdraiato, col sangue al naso, non c’era battito»
MODENA. E adesso sotto con le immagini. Nel palazzo di una decina di piani dove si è consumata la tragedia del ventenne quello della sicurezza è un problema molto sentito: alcune telecamere sono collocate proprio all’ingresso del palazzo e guardano chi entra e chi esce e chi sale lungo la rampa delle scale. Una telecamera è collocata all'interno dell’ascensore. Altre sono state posizionate negli scantinati e altre ancora, più nascoste, sono piazzate in alcuni piani del palazzo.
Tutti gli hard disk del sistema di videosorveglianza sono stati sequestrati e la polizia sta visionando ogni fotogramma. Ma non solo: gli investigatori hanno acquisito anche le immagini delle telecamere del Sexy shop e quelle delle varie telecamere della rete comunale di sicurezza, che sono nel piazzale e anche in viale Crispi e via Niccolò dell’Abate. Chi è entrato e chi è uscito dal palazzo non può non essere finto nel mirino di una o più telecamere: ora tutto dipende se i fotogrammi siano o meno “leggibili”, possano dare cioè indicazioni utili al fine di risalire all’identità di quegli “amici” di Leo Congliang Hu. Perchè, come confermato da un vicino che per primo ha cercato di soccorrere il ragazzo, erano in un gruppo.
«Sono rientrato dal lavoro verso le 13.30 - racconta - e appena sono uscito dall’ascensore ho visto una ragazzo che ha fatto per entrare. Io mi sono fermato, lui anche. Gli ho chiesto: “Allora?” e quello ha fatto finta di niente. Dietro a lui un altro. Poi, mentre mi avviavo verso ilo mio appartamento, mi sono un po’ girato e ho visto altri due ragazzi andare verso il settimo piano e due ancora iniziare ascendere verso il quinto, fermandosi dopo pochi gradini. Tutti venivano dall’appartamento dell’avvocato. Un gruppo dunque».
«Io ho mangiato, sono andato a riposarmi - prosegue il vicino - poi mia moglie mi ha chiamato perché il bambino piangeva e il cane abbaiava. Dall'appartamento dell’avvocato c’erano urla e grida, sia di lui che della signora cinese. Ho aspettato, poi visto che non smettevano sono intervenuto. Ho bussato, l’avvocato ha aperto. Sono entrato nella stanza, c’era il ragazzo sdraiato di schiena sopra alla valigia aperta. Un braccio sulla gamba destra, l’altro più aperto, sulla parte superiore della valigia-borsone. Aveva del sangue coagulato sotto al naso. Ho sentito il polso, ho sentito all’altezza del collo, non c’erano segni vitali. Gli ho aperto un occhio e mosso le mia mani davanti facendo schioccare le dita, non c’era reazione. Ho detto di chiamare subito le forze dell’ordine. Sono rientrato in casa e, per tutto quello che era accaduto e per quello che avevo visto, sono corso in bagno e ho rimesso».
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