Modena, delitto di piazza Dante: caccia ai ragazzi fuggiti dalla camera di Leo
Le telecamere potrebbero aver immortalato quei sei giovani che hanno passato con lui alcune ore Il cadavere del 20enne cinese trovato in una valigia-borsone. L’avvocato Giberti: «Sono disperato»
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MODENA. Come è morto il giovane Leo? Chi lo ha ucciso per poi metterlo in una valigia, in un grosso borsone con chiusura a cerniera? Chi aveva agito voleva far sparire il cadavere, portare il giovane cinese ventenne fuori dal palazzo in piazza Dante e poi occultarlo, magari gettarlo in qualche luogo buio della città, forse anche nella vicina stazione dei treni?
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E ancora: il ventenne Leo Congliang Hu è stato soffocato? Non ci sono evidenti segni di strangolamento, ecchimosi sul collo che a prima vista possano fare pensare a questo né ci sono, d’altra parte, tagli, ferite, altre ecchimosi o botte sul cranio. Soltanto un po’ di sangue raggrumato fuoriuscito dal naso.
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Un litigio e poi una serie di colpi, uno dei quali micidiale? Che sia stata un'overdose? Un pomeriggio di stupefacenti assieme ad un gruppo di amici e poi, improvviso, il collasso dovuto all’overdose e da qui il tentativo di nascondere l’accaduto, di eliminare “il guaio” che era capitato cercando di nascondere l’amico deceduto per non avere problemi con la giustizia?
TANTE LE IPOTESI. Sono aperte tutte le ipotesi, tutte le piste investigative sul caso del giovane Congliang Hu, il ventenne cinese conosciuto come Leo e trovato morto dentro il valigione dalla mamma naturale e dal compagno di lei, l’avvocato modenese Andrea Giberti, nell’appartamento al sesto piano del condominio al civico 29, quello il cui stabile al piano terra ospita il Sexy Shop.
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«Sto molto male - ha detto ieri al telefono l’avvocato Giberti con la voce rotta dal pianto - sono sconvolto, non me la sento di parlare. Adesso devo sentirmi con la questura, mi dispiace, devo interrompere la telefonata». Lui, sabato pomeriggio era in casa, stava sbrigando le sue pratiche nello studio all’interno dell'appartamento che non è grande. Leo, studente, era in camera sua. Gli investigatori, sia grazie a quanto dichiarato dallo stesso avvocato e dalla mamma del ragazzo, sia anche tramite alcune testimonianze dei condomini (in parecchi hanno “vissuto” il dramma avvenuto in quella casa) hanno in gran parte ricostruito la vicenda.
Come ha dichiarato un vicino, diretto testimone, verso le 13.30 c’era un gruppo di ragazzi cinesi, almeno cinque o sei, che erano entrati e poi erano usciti dall’appartamento.
UN GRUPPO DI RAGAZZI. È stato notato un certo via vai , non di una o due persone ma di un gruppo di connazionali e probabilmente coetanei di Leo. In casa, come detto, l’avvocato che non ha sentito rumori particolari, né litigi. Verso le 15 più o meno ha solo notato gente che entrava e usciva di casa, come delle ombre in movimento, avrebbe riferito. Si è insospettito, ha dunque aperto la camera del figlio della sua compagna e all’interno ha trovato due “amici” del ragazzo. L’avvocato non conosce gli amici, le persone che frequenta il 20enne. Ha chiesto di Leo e gli avrebbero risposto che era appena uscito. E i due, salutandolo, sono usciti pure loro.
CAMERA ORDINATA. Giberti allora ha iniziato a cercare il 20enne, gli ha telefonato sul cellulare, ha quindi chiamato la sua compagna che nel frattempo, era andata a fare la spesa, è arrivata a casa. In camera non c’era confusione, non c’era quel disordine tipico di quando vi è una colluttazione o una rissa all’interno di uno spazio, c’erano soltanto alcuni vestiti, alcuni oggetti che erano sul letto e che solitamente erano nella valigia di Leo. Allora l’avvocato l’ha un po’ spostata da terra, l’ha aperta e dentro ha trovato il ragazzo, rannicchiato.
Leo, dicono, è un giovane esile, alto circa un metro e 70. La valigia è stata quindi aperta e la mamma ha iniziato ad urlare tutta l a sua disperazione.
COPPIA DISPERATA. Lui e l’avvocato erano sconvolti, disperati, il vicinato ha sentito a lungo i due gridare. Un vicino ha deciso di intervenire: ha bussato, ha constatato sentendo il polso e il collo del ragazzo che non c’erano segnali vitali. Poi è arrivato il 118, i soccorritori hanno trovato il ragazzo sdraiato sopra al borsone e dopo è stato il momento delle forze dell’ordine e delle indagini. E’ ovviamente caccia aperta agli “amici” di Leo, a quel gruppetto giovani, almeno quattro e probabilmente sei, che sono stai visto gravitare in casa e nel palazzo nelle prime ore del pomeriggio, quando probabilmente si è consumato il delitto o chissà cos’altro al sesto piano. Nell’appartamento ora sigillato è stato prelevato di tutto, sono state cercate tracce biologiche, Dna, impronte. Sono astati asportati oggetti, indumenti. Tutto può essere utile.
E ovviamente ora tantissimo dipende dalle telecamere, piazzate non solo nella hall del palazzo. Tutti gli hard disk sono stati sequestrati.
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