Albergo Riina I beni confiscati si fanno impresa
di Tecla Biancolatte e Gianluca De Martino
Da Corleone a Milano, la mappa dei sequestri Storie del riuso sociale di aziende e immobili
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ROMA. La villa si affaccia sul mare ed è costruita direttamente sugli scogli. All’interno un gruppo di studenti delle scuole medie sta preparando da mangiare sotto la guida di uno chef. Benvenuti a “Cambio Rotta”, la scuola di cucina del Mediterraneo a due passi da Palermo nata nell'ex covo a 5 stelle del boss Salvatore Geraci. Una storia di buona gestione di un bene confiscato che il Gruppo Gedi ha raccontato e documentato nella prima puntata della web serie “Riprendiamoli, sfida per i beni confiscati alla mafia”, in uscita domani, mercoledì 29 novembre, sui siti dei quotidani locali Gedi e su Repubblica.it. Un esempio virtuoso da replicare nel nostro Paese, che si trova fra le mani oltre trentamila aziende e immobili tolti alle cosche. Quanto vale questo patrimonio? Venticinque miliardi di euro secondo una recente relazione della presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.
I numeri. Non sono stati mai così tanti i beni sottratti alle mafie e nella gestione dell’Agenzia nazionale. Lo dice l’ultima relazione presentata dal prefetto Ennio Sodano, neo direttore dopo l’esperienza di Umberto Postiglione, durante un incontro a Reggio Calabria: 20.080 appartamenti, ville, terreni, capannoni industriali in gestione di cui 8561 già confiscati definitivamente. Gli immobili complessivamente già destinati sono 12.300. Alla fine del 2017 saranno circa duemila gli immobili confiscati riassegnati alle comunità attraverso i decreti di destinazione deliberati dal Consiglio direttivo: un primato per un solo anno, che supera anche il precedente risultato del 2015, quando furono trasferiti a Comuni, forze dell’ordine e ministeri ben 1737 immobili. Il 75% dei beni confiscati è destinato ai Comuni. Tra le forze dell'ordine, sono i carabinieri ad aver ottenuto più sedi: 719. La Guardia di Finanza ha ricevuto dallo Stato 387 immobili confiscati, la polizia 150. Quattro strutture sottratte ai boss sono diventate sedi universitarie.
Il balzo della Lombardia. La Lombardia è diventata la quarta regione per beni immobili confiscati. Ha superato quota 1000 beni destinati e ne conta in gestione 1850. Le prime regioni per numero di beni confiscati complessivamente sono Sicilia, Calabria e Campania.
Il caso Corleone. Il pernottamento è nel casale che un tempo apparteneva a Totò Riina. La visita fra i vitigni termina con la degustazione di vini nella cantina “Centopassi”. Poi un giro in centro, con sosta nella ex casa di Bernardo Provenzano oggi punto vendita dei prodotti della legalità. Così i beni confiscati a Corleone diventano un tour per turisti. Il progetto si chiama “Il giusto di viaggiare” ed è stato ideato da Valentina Fiore, amministratrice delegata dal 2006 del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, che coordina due cooperative sociali sul territorio del Corleonese. «Nei primi anni - racconta Fiore - si faceva fatica a trovare gente che volesse lavorare con noi, ora è il contrario, le persone vengono perché diamo posti di lavoro. O perché hanno capito che creiamo indotto e quindi vogliono diventare nostri fornitori». Che a Corleone ci sia aria di rinnovamento lo assicura anche Lucio Guarino che del paese è segretario comunale. «Con la morte di Riina - racconta Guarino - siamo tornati sotto i riflettori. Ma non siamo solo la terra del Padrino. C'è un'altra Corleone, la Corleone degli onesti, la Corleone di Bernardino Verro e di Placido Rizzotto, la Corleone guidata dai commissari straordinari dopo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia». Sul sito del comune, si trova l'elenco di tutti i beni confiscati del territorio: sono 82 - molte sono particelle, cioè porzioni di terreno - e tutti sono usati dalla comunità. Un esempio per tutti: la villa di Totò Riina diventata la caserma dei vigili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I numeri. Non sono stati mai così tanti i beni sottratti alle mafie e nella gestione dell’Agenzia nazionale. Lo dice l’ultima relazione presentata dal prefetto Ennio Sodano, neo direttore dopo l’esperienza di Umberto Postiglione, durante un incontro a Reggio Calabria: 20.080 appartamenti, ville, terreni, capannoni industriali in gestione di cui 8561 già confiscati definitivamente. Gli immobili complessivamente già destinati sono 12.300. Alla fine del 2017 saranno circa duemila gli immobili confiscati riassegnati alle comunità attraverso i decreti di destinazione deliberati dal Consiglio direttivo: un primato per un solo anno, che supera anche il precedente risultato del 2015, quando furono trasferiti a Comuni, forze dell’ordine e ministeri ben 1737 immobili. Il 75% dei beni confiscati è destinato ai Comuni. Tra le forze dell'ordine, sono i carabinieri ad aver ottenuto più sedi: 719. La Guardia di Finanza ha ricevuto dallo Stato 387 immobili confiscati, la polizia 150. Quattro strutture sottratte ai boss sono diventate sedi universitarie.
Il balzo della Lombardia. La Lombardia è diventata la quarta regione per beni immobili confiscati. Ha superato quota 1000 beni destinati e ne conta in gestione 1850. Le prime regioni per numero di beni confiscati complessivamente sono Sicilia, Calabria e Campania.
Il caso Corleone. Il pernottamento è nel casale che un tempo apparteneva a Totò Riina. La visita fra i vitigni termina con la degustazione di vini nella cantina “Centopassi”. Poi un giro in centro, con sosta nella ex casa di Bernardo Provenzano oggi punto vendita dei prodotti della legalità. Così i beni confiscati a Corleone diventano un tour per turisti. Il progetto si chiama “Il giusto di viaggiare” ed è stato ideato da Valentina Fiore, amministratrice delegata dal 2006 del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, che coordina due cooperative sociali sul territorio del Corleonese. «Nei primi anni - racconta Fiore - si faceva fatica a trovare gente che volesse lavorare con noi, ora è il contrario, le persone vengono perché diamo posti di lavoro. O perché hanno capito che creiamo indotto e quindi vogliono diventare nostri fornitori». Che a Corleone ci sia aria di rinnovamento lo assicura anche Lucio Guarino che del paese è segretario comunale. «Con la morte di Riina - racconta Guarino - siamo tornati sotto i riflettori. Ma non siamo solo la terra del Padrino. C'è un'altra Corleone, la Corleone degli onesti, la Corleone di Bernardino Verro e di Placido Rizzotto, la Corleone guidata dai commissari straordinari dopo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia». Sul sito del comune, si trova l'elenco di tutti i beni confiscati del territorio: sono 82 - molte sono particelle, cioè porzioni di terreno - e tutti sono usati dalla comunità. Un esempio per tutti: la villa di Totò Riina diventata la caserma dei vigili.
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