I sassolesi scoprono San Francesco
Debutta la “Notte dell’arte” con gli esperti che mostrano i segreti della chiesa
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Tantissimi sassolesi alla “Notte dell’arte” dedicata alla chiesa di San Francesco in Rocca. L’iniziativa, curata da Luca Silingardi con la collaborazione dell’arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, la parrocchia di San Giorgio e il Rotary club, ha visto presenti il vicesindaco Maria Savigni, Andrea Bellei, priore dell’arciconfraternita della chiesa San Francesco in Rocca, e don Giovanni Rossi, parroco dell’unità pastorale centro.
I relatori sono stati i professori in architettura Giuseppe Fortunato e Marco Francesco Funari dell’Università della Calabria. «Nell’architettura - hanno detto i due - molto spesso la spazialità viene deformata. Ad esempio quando ci sembra di vedere delle cupole all’interno di una chiesa, in realtà possono essere delle semplici superfici dove sono state usate per dare una impressione non legate alla realtà, come avviene nella chiesa di San Francesco in Rocca. La Chiesa, che prima si trovava al lato sud, è stata in seguito costruita a destra con gli stessi materiali della struttura precedente. Per analizzare questa chiesa abbiamo utilizzato la lettura, la ricostruzione e un’indagine demografica con uno strumento con il quale si può vedere quello che c’è dietro l’intonaco».
Con questo strumento è stato possibile conoscere quanti giorni sono stati necessari alla costruzione; si è notato che la struttura è stata realizzata con il materiale della chiesa precedente. «Lo studio - hanno concluso gli esperti - rilevato ciò che sta dietro al dipinto, tramite dei palloni ad elio e siamo stati gli unici in Italia ad avere usato questo metodo di studio». (gio.fri.)
I relatori sono stati i professori in architettura Giuseppe Fortunato e Marco Francesco Funari dell’Università della Calabria. «Nell’architettura - hanno detto i due - molto spesso la spazialità viene deformata. Ad esempio quando ci sembra di vedere delle cupole all’interno di una chiesa, in realtà possono essere delle semplici superfici dove sono state usate per dare una impressione non legate alla realtà, come avviene nella chiesa di San Francesco in Rocca. La Chiesa, che prima si trovava al lato sud, è stata in seguito costruita a destra con gli stessi materiali della struttura precedente. Per analizzare questa chiesa abbiamo utilizzato la lettura, la ricostruzione e un’indagine demografica con uno strumento con il quale si può vedere quello che c’è dietro l’intonaco».
Con questo strumento è stato possibile conoscere quanti giorni sono stati necessari alla costruzione; si è notato che la struttura è stata realizzata con il materiale della chiesa precedente. «Lo studio - hanno concluso gli esperti - rilevato ciò che sta dietro al dipinto, tramite dei palloni ad elio e siamo stati gli unici in Italia ad avere usato questo metodo di studio». (gio.fri.)
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