“Riprendiamoli” la web serie in 4 puntate
Ferrari, ville di lusso, tele di Fontana, aziende con 100 dipendenti. Qual è il destino del patrimonio dei boss una volta diventato di proprietà dello Stato? È la domanda a cui cerca di rispondere la...
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Ferrari, ville di lusso, tele di Fontana, aziende con 100 dipendenti. Qual è il destino del patrimonio dei boss una volta diventato di proprietà dello Stato? È la domanda a cui cerca di rispondere la web serie “Riprendiamoli, sfida per i beni confiscati”, spin off dell'omonima inchiesta del 2016 poi diventata ebook, frutto del lavoro dei quotidiani locali del Gruppo Gedi, della scuola di giornalismo di Urbino e di Confiscati Bene.
Da Palermo a Milano, da Reggio Calabria a Modena, i video doc, in tutto quattro, documentano l’attività di chi ogni giorno combatte la mafia con i fatti: cercando di gestire al meglio i beni confiscati. Per la prima puntata, siamo andati ad Altavilla Milicia, Sicilia, per vedere da vicino cose ne è stato della villa di 250 metri quadrati più 1500 di giardino, che negli anni ’90 è appartenuta a Salvatore Geraci, boss di primo piano nel gotha di Cosa nostra. La seconda puntata racconta della ’ndrangheta al Nord, del processo Aemilia e delle mani della famiglia cutrese Grande Aracri su un’azienda storica del territorio emiliano, la Bianchini costruzioni, ora rinata sotto amministrazione giudiziaria. A riprova che «non è più il tempo delle coppole storte» ma «di una mafia più affaristica, che si muove nella vita sociale», come dice il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, abbiamo indagato anche sugli investimenti delle cosche nell’arte e a Reggio Calabria siamo entrati a Palazzo della Cultura, un museo nato grazie alle tele di Fontana, Dalì e de Chirico che il re dei videopoker Gioacchino Campolo nascondeva in casa. Per la quarta puntata abbiamo seguito per Milano la Ferrari sotto sequestro affidata alla polizia municipale e a Roma abbiamo filmato la Porsche confiscata con cui la Croce Rossa trasporta il sangue.
La web serie è stata realizzata dall’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Gedi, da Repubblica Tv e dal Visual Desk. Il primo episodio sarà online da domani, mercoledì, sul sito di questo giornale e su quelli degli altri quotidiani locali del Gruppo Gedi oltre che su Repubblica.it.
Da Palermo a Milano, da Reggio Calabria a Modena, i video doc, in tutto quattro, documentano l’attività di chi ogni giorno combatte la mafia con i fatti: cercando di gestire al meglio i beni confiscati. Per la prima puntata, siamo andati ad Altavilla Milicia, Sicilia, per vedere da vicino cose ne è stato della villa di 250 metri quadrati più 1500 di giardino, che negli anni ’90 è appartenuta a Salvatore Geraci, boss di primo piano nel gotha di Cosa nostra. La seconda puntata racconta della ’ndrangheta al Nord, del processo Aemilia e delle mani della famiglia cutrese Grande Aracri su un’azienda storica del territorio emiliano, la Bianchini costruzioni, ora rinata sotto amministrazione giudiziaria. A riprova che «non è più il tempo delle coppole storte» ma «di una mafia più affaristica, che si muove nella vita sociale», come dice il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, abbiamo indagato anche sugli investimenti delle cosche nell’arte e a Reggio Calabria siamo entrati a Palazzo della Cultura, un museo nato grazie alle tele di Fontana, Dalì e de Chirico che il re dei videopoker Gioacchino Campolo nascondeva in casa. Per la quarta puntata abbiamo seguito per Milano la Ferrari sotto sequestro affidata alla polizia municipale e a Roma abbiamo filmato la Porsche confiscata con cui la Croce Rossa trasporta il sangue.
La web serie è stata realizzata dall’Agenzia dei giornali locali del Gruppo Gedi, da Repubblica Tv e dal Visual Desk. Il primo episodio sarà online da domani, mercoledì, sul sito di questo giornale e su quelli degli altri quotidiani locali del Gruppo Gedi oltre che su Repubblica.it.
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