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«Sabato mattina al lavoro al bar» Al Barozzi mancava da 7 giorni

«Sono rimasta esterrefatta. Non riesco ancora crederci, non riesco a capacitarmi, a farmene una ragione. Come è potuto succedere, perché questa storia così terribile?».Trattiene le lacrime con forza...

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«Sono rimasta esterrefatta. Non riesco ancora crederci, non riesco a capacitarmi, a farmene una ragione. Come è potuto succedere, perché questa storia così terribile?».

Trattiene le lacrime con forza mentre attende di entrare ieri verso le 18.30 all’interno del Barozzi, dove frequenta il secondo anno del corso serale.

È una compagna di classe di Leo, «siamo in quattro in tutto, compreso lui - dice - Leo era una settimana che mancava dalle lezioni. Era già un fatto strano questo perché lui non mancava mai, tranne il venerdì perché quel giorno doveva lavorare più ore nel bar in centro. Chissà, forse le sue assenze erano dovute a questa vicenda...».

«Ma mai avremmo potuto pensare un fatto simile, che qualcuno lo uccidesse - dice la diciottenne - lui non parlava bene l’italiano e per questo anche i professori. gli dicevano di frequentare altri ragazzi cinesi che parlavano meglio, così poteva migliorare l’uso e la conoscenza dell’italiano Ma lui non voleva, era riservato, non amava frequentare tante persone, non lo abbiamo mai visto venire qui con altri o nemmeno mai ci ha parlato di altri suoi conoscenti. Noi ad esempio non ci vedevamo fuori dalla scuola. Lui però era gentile, sorridente. Era un “mostro” in matematica, sapeva fare i conti in pochissimo tempo . E a scuola spesso mi aiutava, mi dava una mano. Sono, anzi siamo io e gli altri, tutti sotto choc .

«Siamo rimasti tutti senza parole. Addolorati e sorpresi, tuttora increduli. E dire che Leo è stato qui con noi sabato mattina , dalle sete alle 10. Figurarsi se ci aspettavamo una tragedia simile e tutto poi il contorno relativo a questo delitto».

In via Castellaro, all’angolo con via dello Zono, c’è il Bar Centrale, storica ricevitoria e tabaccheria. La tv sulla parete è collegata con i canali delle notizie che trasmettono incessantemente le novità sul caso del ragazzo cinese ucciso in casa e nascosto in una valigia. «Ce lo aveva presentato l’avvocato - spiega il titolare del bar ricevitoria in centro - dicendoci che il ragazzo poteva dare una mano, voleva mantenersi gli studi. Da noi è arrivato poco prima dell'estate, faceva delle mattinate, delle ore a chiamata. Lo utilizzavamo per dare il cambio agli altri dipendenti durante le ferie. Un ragazzo gentile, con qualche difficoltà nella lingua, ma andava bene, era bravo a lavorare. Mai una discussione, mai un problema con i clienti. Un giovane riservato e soprattutto gentile. Qui non vedeva né riceva amici, non aveva una compagnia, gente che lo venisse a trovare. Non potevamo certo neanche immaginarci che potesse finire in questo modo». (s.to)

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