Telecamere e cellulare per risolvere il caso
La videosorveglianza ha fornito i volti della gang e la chiamata per farsi aprire la porta il primo nome
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Un aiuto fondamentale agli investigatori è venuto non solo dalle telecamere di sorveglianza sia del palazzo che all'esterno, ma anche e soprattutto dal telefonino di Leo. Il cellulare era stato lasciato addosso al ragazzo dalla banda dei cinque, o comunque era rimasto in quella stanza, in quell’appartamento. L’avvocato Andrea Giberti ha affermato di non aver aperto ai ragazzi e di non aver sentito suonare il campanello dal basso, di non aver risposto al citofono. È presumibile che il ragazzo, la “fiamma” di Leo gli abbia telefonato dicendogli di aprire e che sarebbe salito e poi., una volta sul pianerottolo del sesto piano, sarebbe scattato l’agguato o, via via, gli altri sarebbero stati fatti entrare in casa. Questo spiegherebbe perché l’avvocato Giberti non si era accorto della presenza di altri nel pur piccolo appartamento, con la stanza del suo studio così vicina alla camera da letto del ventenne.
Non solo, dal cellulare, dai tabulati, dal registro delle chiamate non poteva non risultare il gran numero di chiamate tra Leo e il ragazzo con il quale aveva avuto una relazione. Insomma, grazie al cellulare gli investigatori sono riusciti ad avere un ventaglio di amicizie, di persone con le quali il ventenne dialogava e probabilmente si vedeva più spesso rispetto ad altre. Da qui sarebbero venuti i vari nominativi, qualcuno in modo particolare sarebbe finito sin da subito nel mirino tanto che la polizia modenese è riuscita a bloccare un sedicenne della banda in breve tempo. Poi il sedicenne fermato dalla Mobile ha fornito altri particolari, i nomi di tutti gli altri e la banda, in pratica, è stata sgominata grazie al successivo intervento dei colleghi toscani che hanno agito, pressoché a colpo sicuro conoscendo luoghi e nominativi, nella Chinatown di Prato, i quartieri dove vive la grande e riservata comunità cinese.
Adesso l’equipe medica della Medicina legale, una volta che sarà affidato l'incarico, si occuperà dell’autopsia sul corpo di Leo. Bisognerà chiarire se davvero, come è sembrato agli investigatori che hanno avuto modo di vedere il cadavere e dai primi esami esterni, la causa della morte sia da attribuire a soffocamento o se vi sia qualche altra causa.(s.to)
Non solo, dal cellulare, dai tabulati, dal registro delle chiamate non poteva non risultare il gran numero di chiamate tra Leo e il ragazzo con il quale aveva avuto una relazione. Insomma, grazie al cellulare gli investigatori sono riusciti ad avere un ventaglio di amicizie, di persone con le quali il ventenne dialogava e probabilmente si vedeva più spesso rispetto ad altre. Da qui sarebbero venuti i vari nominativi, qualcuno in modo particolare sarebbe finito sin da subito nel mirino tanto che la polizia modenese è riuscita a bloccare un sedicenne della banda in breve tempo. Poi il sedicenne fermato dalla Mobile ha fornito altri particolari, i nomi di tutti gli altri e la banda, in pratica, è stata sgominata grazie al successivo intervento dei colleghi toscani che hanno agito, pressoché a colpo sicuro conoscendo luoghi e nominativi, nella Chinatown di Prato, i quartieri dove vive la grande e riservata comunità cinese.
Adesso l’equipe medica della Medicina legale, una volta che sarà affidato l'incarico, si occuperà dell’autopsia sul corpo di Leo. Bisognerà chiarire se davvero, come è sembrato agli investigatori che hanno avuto modo di vedere il cadavere e dai primi esami esterni, la causa della morte sia da attribuire a soffocamento o se vi sia qualche altra causa.(s.to)
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