Valli del Cimone in rosso «Buco da 440mila euro»
di Daniele Montanari
Il Consorzio vorrebbe farli pagare ai Comuni che sono usciti: «La causa sono loro» Pavullo non ci sta. Il presidente Tebaldi: «Serve un ente di promozione diverso»
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Un conto da 440mila euro da pagare subito.
È il “rosso” accumulato nel 2017 dal Consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone, con ricaduta in primis sui Comuni del Frignano.
La cifra choc è stata comunicata l’8 novembre nell’assemblea dei soci, dove si è dovuto ipotizzare lo scenario peggiore, che però non sembra tanto lontano: la liquidazione dell’ente a seguito delle quattro defezioni di Pavullo, Serra, Polinago e Fiumalbo.
I 440mila euro sarebbero l’impennata di debito creato nel 2017 «anche per progettazioni interrotte a seguito dell’inaspettata uscita di soci, un imprevisto che nel corso dell’annata non ha permesso di conseguire importanti contributi regionali e provinciali», spiega il presidente Alessandro Tebaldi.
«All’assemblea dei soci abbiamo dovuto dare questa comunicazione un po’ brutale forse, ma doverosa. Anche perché i soci privati che sono le associazioni di categoria, minoranza del Consorzio, non vogliono certo rimanere col cerino in mano. Il messaggio di fondo è chiaro: non è che uno può andarsene via dimenticandosi del passato e della progettualità che si era costruita anche con la sua presenza: c’è una buonuscita da pagare».
Nello specifico, una quota individuale per ciascun Comune, più il conto dell’Unione, che da sola detiene tuttora 18 quote del Consorzio. Conto quindi particolarmente salato quest’ultimo, che potrebbe arrivare a 200mila euro di imprevisto, una cifra pesante che potrebbe mettere in forte difficoltà il bilancio dell’Unione. Se ne tireranno le fila a febbraio, perché è quello il termine per chiudere il quadro economico, e quindi dire la parola ultima sul fatto che si liquidi o meno.
Ma non sarà una trattativa facile: il Comune di Pavullo, ad esempio, ha avviato uno studio per vedere se davvero deve pagare, sia in ambito individuale che come membro dell’Unione.
E ovviamente non vorrebbe pagare.
La sua uscita dal Consorzio diverrà effettiva dal 1° gennaio 2018, e quindi sulla carta le spese per il debito accumulato nel 2017 sono da corrispondere. Ma dipenderà con quale rendicontazione. Potrebbe anche succedere che chi esce paga una quota e il debito restante venga redistribuito tra i Comuni che restano (per lo più dell’alto Appennino a questo punto), che però a loro volta potrebbero poi ammortizzare la spesa con eventuali nuovi contributi regionali catalizzati dal Valli 2.0 “riformato” dopo la scissione.
«Il mio auspicio – sottolinea Tebaldi – è che i soci arrivino a un’intesa sul futuro, che può passare anche dalla costituzione di un ente di promozione turistica totalmente diverso, perché totalmente diversa è la nuova legge regionale in materia. Ma una realtà di riferimento per il Frignano e il Cimone la ritengo imprescindibile. Altrimenti dopo la programmazione la fanno gli enti superiori, vedi Bologna Welcome, che non hanno certo interesse a fare soggiornare qui. Un ente riformato invece può fare grandi cose: quest'anno ad esempio, a titolo sperimentale, abbiamo steso un progetto di promo-commercializzazione con gli albergatori del Cimone e della Valle del Pelago che mette in rete 800 camere sulla base proprio degli indirizzi della nuova legge regionale. I soci - conclude Tebaldi - riflettano: un conto è cambiare, un altro dire che non se ne fa più niente».
È il “rosso” accumulato nel 2017 dal Consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone, con ricaduta in primis sui Comuni del Frignano.
La cifra choc è stata comunicata l’8 novembre nell’assemblea dei soci, dove si è dovuto ipotizzare lo scenario peggiore, che però non sembra tanto lontano: la liquidazione dell’ente a seguito delle quattro defezioni di Pavullo, Serra, Polinago e Fiumalbo.
I 440mila euro sarebbero l’impennata di debito creato nel 2017 «anche per progettazioni interrotte a seguito dell’inaspettata uscita di soci, un imprevisto che nel corso dell’annata non ha permesso di conseguire importanti contributi regionali e provinciali», spiega il presidente Alessandro Tebaldi.
«All’assemblea dei soci abbiamo dovuto dare questa comunicazione un po’ brutale forse, ma doverosa. Anche perché i soci privati che sono le associazioni di categoria, minoranza del Consorzio, non vogliono certo rimanere col cerino in mano. Il messaggio di fondo è chiaro: non è che uno può andarsene via dimenticandosi del passato e della progettualità che si era costruita anche con la sua presenza: c’è una buonuscita da pagare».
Nello specifico, una quota individuale per ciascun Comune, più il conto dell’Unione, che da sola detiene tuttora 18 quote del Consorzio. Conto quindi particolarmente salato quest’ultimo, che potrebbe arrivare a 200mila euro di imprevisto, una cifra pesante che potrebbe mettere in forte difficoltà il bilancio dell’Unione. Se ne tireranno le fila a febbraio, perché è quello il termine per chiudere il quadro economico, e quindi dire la parola ultima sul fatto che si liquidi o meno.
Ma non sarà una trattativa facile: il Comune di Pavullo, ad esempio, ha avviato uno studio per vedere se davvero deve pagare, sia in ambito individuale che come membro dell’Unione.
E ovviamente non vorrebbe pagare.
La sua uscita dal Consorzio diverrà effettiva dal 1° gennaio 2018, e quindi sulla carta le spese per il debito accumulato nel 2017 sono da corrispondere. Ma dipenderà con quale rendicontazione. Potrebbe anche succedere che chi esce paga una quota e il debito restante venga redistribuito tra i Comuni che restano (per lo più dell’alto Appennino a questo punto), che però a loro volta potrebbero poi ammortizzare la spesa con eventuali nuovi contributi regionali catalizzati dal Valli 2.0 “riformato” dopo la scissione.
«Il mio auspicio – sottolinea Tebaldi – è che i soci arrivino a un’intesa sul futuro, che può passare anche dalla costituzione di un ente di promozione turistica totalmente diverso, perché totalmente diversa è la nuova legge regionale in materia. Ma una realtà di riferimento per il Frignano e il Cimone la ritengo imprescindibile. Altrimenti dopo la programmazione la fanno gli enti superiori, vedi Bologna Welcome, che non hanno certo interesse a fare soggiornare qui. Un ente riformato invece può fare grandi cose: quest'anno ad esempio, a titolo sperimentale, abbiamo steso un progetto di promo-commercializzazione con gli albergatori del Cimone e della Valle del Pelago che mette in rete 800 camere sulla base proprio degli indirizzi della nuova legge regionale. I soci - conclude Tebaldi - riflettano: un conto è cambiare, un altro dire che non se ne fa più niente».
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