Gazzetta di Modena

Modena

C’è la crisi, ma le donazioni crescono

di Laura Solieri

Laura Lugli si occupa di raccolte fondi: «Non si fruga nelle tasche della gente, si tratta di senso di responsabilità»

3 MINUTI DI LETTURA





SPILAMBERTO . Di importanti imprese realizzate con le donazioni della cittadinanza ne è pieno il mondo e la storia. L’opera del Duomo di Firenze è stata realizzata con le donazioni; quando si sono allagati gli Uffizi, le persone hanno attivato catene umane per salvare i libri; quando il terremoto ha sconvolto l’Emilia qualche anno fa, il Csv di Modena ha raccolto 115mila euro di donazioni finalizzate a sostenere le attività a favore del volontariato. Si sente spesso dire che “con l’aumento della disoccupazione la gente non ha più soldi”, “siamo in crisi, chi vuoi che ti dia qualcosa?”… È innegabile che ci siano situazioni critiche, se però analizziamo i dati, ci accorgiamo che la ricchezza nel nostro Paese è cresciuta, semmai dovremo concentrarci su come vengano distribuite le risorse.

«Il dono però non è una questione di ricchezza – spiega la fundraiser Laura Lugli - Infatti, le donazioni negli ultimi anni mostrano un saldo positivo come valore assoluto, pur se i piccoli donatori sono diminuiti un po’ di numero, compensati dai donatori più facoltosi. Resta da segnalare, comunque, che in proporzione, le persone con disponibilità economiche “normali” donano più di quelle ricche e le donazioni provenienti dalla gente sono molto più cospicue di quelle delle aziende e sta crescendo un nuovo pubblico di donatori che utilizzano il web per i loro atti di generosità».

Il dono è un meccanismo che crea legami tra le persone e questo produce un patrimonio fiduciario indispensabile, di cui le nostre comunità si nutrono. «Quando mi chiedono di spiegare che lavoro faccio – sorride Laura –non so bene da dove iniziare, poi penso al motivo per cui ho scelto questa professione e allora mi verrebbe da definire il mio lavoro così: “Mi impegno a far star bene le persone, e se possibile, a contribuire alla loro felicità” e questo rende felice anche me».

Laureata in Scienze Politiche Relazioni Internazionali a Bologna, Laura Lugli, di Modena, vive a Spilamberto, ha poi conseguito, a Forlì, un Master in Fundraising per gli enti non profit e pubblica amministrazione. «La traduzione dalla lingua inglese di “fundraiser” risulta riduttiva – precisa Laura –Egli non è un cercatore di fondi che redistribuisce, trasferendole, risorse economiche, ma è una persona che condividendo un progetto con la propria organizzazione si impegna ad attivare relazioni che generino valore, e uno dei modi è anche trovare risorse per realizzare le attività. In sostanza, si tratta di un professionista che si interfaccia con le organizzazioni non profit o con gli enti pubblici, ma soprattutto con i donatori, o potenziali tali, che potrebbero essere interessati ad attivarsi e a partecipare ad azioni o progetti. La nostra professione non ha risentito della crisi del lavoro, anzi – dice Laura - è necessario però comprendere che un fundraiser non fruga nelle tasche della gente per cercare e spillare denaro, ma è invece una persona che ha studiato e conosce degli strumenti che possono essere utili per coinvolgere le persone in progetti di cui spesso ignorano l’esistenza e che finché qualcuno non glieli racconta, non possono trovare il proprio spazio di attivazione. Non è quindi solo una questione di soldi, ma è soprattutto creare le condizioni affinché chi lo desidera possa partecipare attraverso lo strumento del dono: si tratta di costruire il “senso delle cose”. Per un fundraiser la sfida è colmare quel “disallineamento tra donatore e beneficiario”, come dire che ognuno dei due fa qualcosa per l’altro».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google