Gazzetta di Modena

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I GIUDICI IERI DALLA COMMISSIONE BANCHE PER LA VICENDA DELL’ISTITUTO POI PASSATO A BPER 

I magistrati: «I vertici di Carife ingannarono la vigilanza»

La vicenda che ha portato al dissesto della Cassa di Risparmio di Ferrara, e alla sua conseguente risoluzione nel 2015 assieme alle altre tre banche - Banca Marche, Etruria e Carichieti - è di nuovo...

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La vicenda che ha portato al dissesto della Cassa di Risparmio di Ferrara, e alla sua conseguente risoluzione nel 2015 assieme alle altre tre banche - Banca Marche, Etruria e Carichieti - è di nuovo una storia di omissioni, di inganni e di ostacoli da parte dei vertici nei confronti della vigilanza bancaria. Ma anche di un "buco normativo" che ha fatto sì che nei rapporti tra Banca d'Italia e Consob ci sia stato un passaggio controverso e delicato. Convocati dalla commissione banche, i magistrati di Ferrara - il procuratore della Repubblica Patrizia Castaldini e i due sostituti Barbara Cavallo e Stefano Longhi - hanno ricostruito la vicenda fin dalla prima ispezione della Banca d'Italia nel 2009. E fu proprio quello, hanno ricordato, il punto di avvio da cui poi partirono le indagini giudiziarie. Da quel momento, accertata da Bankitalia la gravità della situazione dell'istituto di credito dal punto di vista gestionale, organizzativo e patrimoniale, iniziò in Carife un'azione di "vigilanza rafforzata". Processo che portò poi nel 2010 Via Nazionale a raccomandare all'istituto ferrarese di fare un aumento di capitale secondo una precisa modalità: doveva essere di almeno 150 milioni di euro, con l'obiettivo di un Tier 1 dell'8% e con la necessità di offrire le azioni di nuova emissione «a soggetti qualificati e informati del rischio, tenuto conto dei problemi economici e finanziari della banca». Ma, come chiarito dai magistrati, non trattandosi di "azioni cogenti", Bankitalia non aveva l'obbligo di comunicare le proprie raccomandazioni alla Consob, alla quale spettava poi il compito di dare l'ok al prospetto informativo per l'aumento di capitale. La responsabilità di rendere note a Consob le direttive di Bankitalia era invece in capo alla stessa Carife, che però non lo fece. Di fatto "ostacolando l'azione della vigilanza". I funzionari di Consob, sentiti dai magistrati, non mancarono di sottolineare che quelle informazioni erano «assolutamente rilevanti» e l'avrebbero indotta a «richiedere un aggiornamento del prospetto informativo».

Nessuna esplicita critica neppure da parte dei magistrati. Longhi ha precisato che in nessun caso si è prefigurata un'ipotesi di reato, mentre Cavallo si è limitata ad osservare che Bankitalia «avrebbe potuto aggiungere delle informazioni, ma si preoccupò di mettere in evidenza le ragioni della crisi» e la necessità di rafforzamento patrimoniale.

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