I manichini “King” in mostra a Milano
L’azienda sigla una collaborazione con gli studenti del biennio dell’Accademia di Belle Arti di Brera
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Anche i manichini hanno un’anima. Suggerisce questo “Evanescence”, mostra che ha come protagonisti proprio... manichini prodotti dall’azienda “King”, fondata a Carpi nel 1989 da Alain Leporati. L’esibizione s verrà inaugurata domani alle 18 presso la Bottega Immagine di via Farini a Milano.
Le opere sono state realizzate dagli studenti del biennio specialistico in Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera e la mostra è curata dal carpigiano Luca Panaro. Il titolo dell’esibizione è anche quello della preziosa linea di manichini che l’azienda ha messo a disposizione degli autori per la creazione delle opere. Utilizzando i linguaggi della fotografia, del video e dell’installazione, gli autori hanno reinterpretato la grazia dei manichini utilizzati, privandoli della loro funzione princpale, ossia quella di valorizzare gli abiti di alta moda che normalmente indossano. Le opere prendono nomi diversi: c’è quella di Alessandro Allegrini si chiama “Mine Smoke, mentre quella di Letizia Falini è “Paesaggio lunare. Insieme a “Ever green or not” queste creazioni formano un trittico in cui i manichini sono immersi in una natura tanto caratterizzata e suggestiva quanto indecifrabile.
In “Home Sweet Home” di Lorenzo Baroncelli, invece, lo scenario è domestico ma alienante: in una stanza da letto ricostruita in computer grafica il candore del soggetto si fonde con la cromia delle superfici a lui vicine. Anche in “Beyond the Invisible” di Irene Gittarelli i manichini agiscono all’interno di una stanza da letto, animandosi e mettendo in scena un incontro amoroso. Nell’opera di Anna Pfeiffer, “Nove tentativi di acquisire un’amico”, invece, la posa diventa il pretesto per un giocoso incontro fra umano e non. Disturbata e scomposta è la rappresentazione prodotta con l’uso di uno scanner da Ezio Roncelli, “Image, Not Found-Dummy”, in cui l’umanoide si frammenta in altri possibili corpi. Per finire, nelle fotografie di Vanessa Lopes e Chiara Parodi, Make a Wish, i manichini si comportano come se gli fosse concessa la possibilità di desiderare. (s.a.)
Le opere sono state realizzate dagli studenti del biennio specialistico in Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera e la mostra è curata dal carpigiano Luca Panaro. Il titolo dell’esibizione è anche quello della preziosa linea di manichini che l’azienda ha messo a disposizione degli autori per la creazione delle opere. Utilizzando i linguaggi della fotografia, del video e dell’installazione, gli autori hanno reinterpretato la grazia dei manichini utilizzati, privandoli della loro funzione princpale, ossia quella di valorizzare gli abiti di alta moda che normalmente indossano. Le opere prendono nomi diversi: c’è quella di Alessandro Allegrini si chiama “Mine Smoke, mentre quella di Letizia Falini è “Paesaggio lunare. Insieme a “Ever green or not” queste creazioni formano un trittico in cui i manichini sono immersi in una natura tanto caratterizzata e suggestiva quanto indecifrabile.
In “Home Sweet Home” di Lorenzo Baroncelli, invece, lo scenario è domestico ma alienante: in una stanza da letto ricostruita in computer grafica il candore del soggetto si fonde con la cromia delle superfici a lui vicine. Anche in “Beyond the Invisible” di Irene Gittarelli i manichini agiscono all’interno di una stanza da letto, animandosi e mettendo in scena un incontro amoroso. Nell’opera di Anna Pfeiffer, “Nove tentativi di acquisire un’amico”, invece, la posa diventa il pretesto per un giocoso incontro fra umano e non. Disturbata e scomposta è la rappresentazione prodotta con l’uso di uno scanner da Ezio Roncelli, “Image, Not Found-Dummy”, in cui l’umanoide si frammenta in altri possibili corpi. Per finire, nelle fotografie di Vanessa Lopes e Chiara Parodi, Make a Wish, i manichini si comportano come se gli fosse concessa la possibilità di desiderare. (s.a.)
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