Modena-Shangai: l’integrazione è fatta di scambio
di Laura Solieri
Una proposta di lavoro e la decisione di partire E oggi un libro per parlare di viaggi e famiglie
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Una vita tra la provincia modenese e Shangai. È quella di Valentina Accorsi, 33 anni, che dal 2014 vive, appunto, tra l’Italia e la Cina. «Un’esperienza - racconta con un sorriso - che si è rivelata particolarmente fertile: in questi anni, infatti, sono nati una figlia e un libro, in quest’ordine. Fino al 2014 ho lavorato nelle risorse umane, occupandomi di ricerca e selezione del personale, fino a quando l’opportunità di un’esperienza all’estero non ha bussato alla nostra porta. Ormai da tre anni e mezzo vivo questa vita a metà, tra casa e là, dove “casa” e “là” non sono più così semplici da definire».
Attualmente Valentina cresce la sua bambina e si occupa di scrittura; da poco infatti ha pubblicato il libro “Dream Big - Racconti Brevi” (Epika Edizioni, 2017), una prima opera, un debutto letterario arrivato dopo una lunga attività come blogger.
«Quando ho iniziato a scrivere alcuni dei racconti che poi sono finiti dentro il libro, l’ho fatto perché mi sentivo coraggiosa e volevo testimoniare l’esperienza che stavo vivendo - racconta Valentina - Il distacco, un paese nuovo, la solitudine entusiasmante di questo viaggio senza scadenza. Poi, passato lo slancio iniziale, ho iniziato a guardarmi indietro e a osservare la mia terra e il mio passato con un occhio diverso, e ho capito che il vero coraggio mi serviva per comprendere cosa stavo lasciando. I racconti si sono quindi progressivamente staccati dalla mia storia, si sono svuotati di riferimenti spazio-temporali e sono diventate storie sospese in un orizzonte che potrebbe essere condiviso da molti expat in molte altre parti del mondo, ma anche da chiunque viva sul ciglio della via Emilia, tra Piacenza e Rimini».
Questo libro parla di radici, di coraggio, di viaggi, di metropoli e province e, soprattutto, parla di famiglie.
«È la mia prima vera esperienza letteraria. Da diversi anni ho aperto un blog (povericuoriumani.com) sul quale scrivo in una dimensione più autobiografica e privata. “Dream Big” è, anche, il grande sogno che non mi sarei mai aspettata di realizzare. L’evento scatenante dell’esperienza legata alla Cina fu, infatti, un’offerta di lavoro arrivata a mio marito. Non dimenticherò mai quando arrivò la proposta: decidemmo in una manciata di minuti, spinti esclusivamente dall’entusiasmo. Io lasciai il mio lavoro a tempo indeterminato e poco dopo partimmo. A distanza di pochi anni devo dire che è cambiato quasi tutto della nostra vita in Cina. Abbiamo cambiato tre case, abbiamo conosciuto molte persone e vissuto la città in modi molto diversi. Da turisti subito, poi da esploratori e, infine, da inquilini del quartierino, con abitudini, capisaldi e posti preferiti da frequentare. Fare un confronto con l’Italia è forse la domanda più difficile che mi si possa rivolgere, perché nonostante la conoscenza della Cina che posso aver acquisito in questi anni, le banalità sono sempre dietro l’angolo. Siamo talmente intrisi della nostra cultura di provenienza che abbattere le barriere del giudizio risulta praticamente impossibile. Comunque stare in un paese così diverso dal nostro mi ha fatto maturare l’idea che la via per la cosiddetta integrazione sia soprattutto una convivenza fatta di scambio e conoscenza reciproca, quando possibile. Uno scambio, però, senza debitori né creditori. È questo che noi facciamo in Cina - continua Valentina - conviviamo con loro: sono un dialogo, un’osservazione e una scoperta continui. A volte anche molto difficili. Vivo tra questi due paesi, l’Italia e la Cina, perché li amo entrambi, in modi diversi e non riesco a rinunciare a nessuno dei due. E spero, soprattutto, che questa esperienza offra a mia figlia l’imprinting necessario a farla crescere pensando che l’orizzonte con il quale può confrontarsi è quello mondiale».
Attualmente Valentina cresce la sua bambina e si occupa di scrittura; da poco infatti ha pubblicato il libro “Dream Big - Racconti Brevi” (Epika Edizioni, 2017), una prima opera, un debutto letterario arrivato dopo una lunga attività come blogger.
«Quando ho iniziato a scrivere alcuni dei racconti che poi sono finiti dentro il libro, l’ho fatto perché mi sentivo coraggiosa e volevo testimoniare l’esperienza che stavo vivendo - racconta Valentina - Il distacco, un paese nuovo, la solitudine entusiasmante di questo viaggio senza scadenza. Poi, passato lo slancio iniziale, ho iniziato a guardarmi indietro e a osservare la mia terra e il mio passato con un occhio diverso, e ho capito che il vero coraggio mi serviva per comprendere cosa stavo lasciando. I racconti si sono quindi progressivamente staccati dalla mia storia, si sono svuotati di riferimenti spazio-temporali e sono diventate storie sospese in un orizzonte che potrebbe essere condiviso da molti expat in molte altre parti del mondo, ma anche da chiunque viva sul ciglio della via Emilia, tra Piacenza e Rimini».
Questo libro parla di radici, di coraggio, di viaggi, di metropoli e province e, soprattutto, parla di famiglie.
«È la mia prima vera esperienza letteraria. Da diversi anni ho aperto un blog (povericuoriumani.com) sul quale scrivo in una dimensione più autobiografica e privata. “Dream Big” è, anche, il grande sogno che non mi sarei mai aspettata di realizzare. L’evento scatenante dell’esperienza legata alla Cina fu, infatti, un’offerta di lavoro arrivata a mio marito. Non dimenticherò mai quando arrivò la proposta: decidemmo in una manciata di minuti, spinti esclusivamente dall’entusiasmo. Io lasciai il mio lavoro a tempo indeterminato e poco dopo partimmo. A distanza di pochi anni devo dire che è cambiato quasi tutto della nostra vita in Cina. Abbiamo cambiato tre case, abbiamo conosciuto molte persone e vissuto la città in modi molto diversi. Da turisti subito, poi da esploratori e, infine, da inquilini del quartierino, con abitudini, capisaldi e posti preferiti da frequentare. Fare un confronto con l’Italia è forse la domanda più difficile che mi si possa rivolgere, perché nonostante la conoscenza della Cina che posso aver acquisito in questi anni, le banalità sono sempre dietro l’angolo. Siamo talmente intrisi della nostra cultura di provenienza che abbattere le barriere del giudizio risulta praticamente impossibile. Comunque stare in un paese così diverso dal nostro mi ha fatto maturare l’idea che la via per la cosiddetta integrazione sia soprattutto una convivenza fatta di scambio e conoscenza reciproca, quando possibile. Uno scambio, però, senza debitori né creditori. È questo che noi facciamo in Cina - continua Valentina - conviviamo con loro: sono un dialogo, un’osservazione e una scoperta continui. A volte anche molto difficili. Vivo tra questi due paesi, l’Italia e la Cina, perché li amo entrambi, in modi diversi e non riesco a rinunciare a nessuno dei due. E spero, soprattutto, che questa esperienza offra a mia figlia l’imprinting necessario a farla crescere pensando che l’orizzonte con il quale può confrontarsi è quello mondiale».
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