A Piumazzo il calcio dei baby è rinato
La passione del presidente Bonfiglioli sta facendo risorgere il settore giovanile: «L’importante è che i bambini si divertano»
Il calcio a giovanile a Piumazzo era scomparso. A farlo risorgere la passione di Giuseppe Bonfiglioli, l’attuale presidente. È lui che nel 2010 ha avuto la lungimiranza e la passione per riportare il calcio giovanile nella frazione di Castelfranco. E tutti gli operatori di calcio sanno quanto possa essere complicato far ripartire una società dopo anni di inattività. Ha iniziato con calma, un passo alla volta. Senza cercare di sottrarre bambini a realtà dove già stavano crescendo e quindi, una squadra all’anno, il Piumazzo è arrivato a cinque gruppi in questa stagione: dai più piccolini, i 2010/11/12, ai più grandicelli, i 2005/06.
«Nel 2010 sono andato in pensione - racconta Bonfiglioli - e quindi avevo il tempo necessario per far rifiorire il settore giovanile. Anche grazie al fatto che un gruppo di ragazzi voleva far ripartire la Prima squadra, iscrivendosi alla Terza categoria. Devo dire che tutto sommato non è stata un’impresa, ci è voluto impegno ma le famiglie erano contente di far giocare i bambini nel paese in cui abitavano». Anche perchè Piumazzo, rispetto ad altri paesi delle stesse dimensioni, ha un enorme vantaggio logistico: un campo in sintetico. Costruito grazie all’amministrazione comunale di Castelfranco e in convenzione con l’Arcispazio Piumazzo, offre ai bambini un terreno perfetto per giocare: «Certo sul piano delle strutture - racconta Bonfiglioli - non possiamo lamentarci. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione un campo in erba, uno in sintetico e una palestra. Ed è un bel vantaggio soprattutto per i più piccoli che possono allenarsi in questi periodi freddi su un campo sempre in ottime condizioni. Per non parlare della palestra che consente ai più piccolini di poter giocare al coperto».
C’è poi il “modus operandi” del Piumazzo, cioè quale linee guida seguono dirigenti e allenatori: «L’importante è che ci sia sempre divertimento e piacere da parte dei bambini a venire al campo - spiega il presidente Bonfiglioli - Logicamente si propone anche il calcio gicato, perché i bambini devono anche imparare le basi dello sport. Non pretendiamo assolutamente risultati, sono l’ultimo nostro pensiero. È ovvio che se le squadre vincono ci fa piacere. La prima cosa che dico ad una mamma o ad un papà che porta il figlio a calcio è la seguente: “Portatelo, una, due, tre volte e poi dovete ascoltare il bambino per capire se questo è lo sport che lo rende felice e se si è trovato bene. Tutto il resto non conta nulla”». E anche per i genitori ci sono regole precise: «È un tasto dolente, che tocca qualunque sport e qualunque realtà sportiva giovanile. I genitori devono essere pazienti, senza ritenere di avere il campione in casa. La nostra società dà un’impostazione e deve essere accettata da tutti. E per questo ringrazio molto Diego Montanari, che ci sta dando una grossa mano». (gib)
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