Fiorano, maxi truffa solidale con i vestiti dei poveri
Per la onlus “Africa nel cuore” finisce un incubo: abusavano del loro nome per fare milioni
FIORANO. Finisce un incubo per “Africa nel cuore”, associazione di Fiorano che si dedica al sostegno delle popolazioni africane e in particolare della missione di Rumuruti in Kenya, spesso confusa con una pseudo-associazione dal nome quasi uguale che utilizzava cassonetti di raccolta indumenti non per beneficenza ma per rivenderli. Ebbene, pochi giorni fa i Carabinieri del Noe di Milano hanno individuato e arrestato i responsabili della truffa, mettendo fine anche ai problemi che questa confusione di identità stava provocando da tempo all’associazione fioranese. Le persone finite sotto indagine si servivano dei cassonetti gialli per gli abiti (collocati in un centinaio di comuni della Lombardia, principalmente in Brianza, ma alcuni anche a Milano, in Piemonte e in Friuli, nel 95% dei casi abusivamente) e di raccolte porta a porta.
I cassonetti erano marcati con il nome “L’Africa nel cuore” e immagini di bambini africani, un logo e un riferimento molto simili a quelli dell’associazione fioranese, completamente estranea all’iniziativa. I vestiti raccolti dalla falsa associazione non venivano infatti impiegati per aiutare l’Africa, ma finivano a una ditta di Solaro, la “Nuova Tessil Pezzame s.a.s.” per poi essere spediti direttamente o in Tunisia, o nelle province di Napoli e Caserta, a pagamento, dove delle persone li rivendevano a loro volta sulle bancarelle. Sotto inchiesta è finito l’amministratore unico della “Nuova Tessil Pezzame”. Stimano i carabinieri che dal 2015 abbia guadagnato circa 2,3 milioni di euro illecitamente, smerciando 10mila tonnellate di vestiti. In oltre cento Comuni c’erano i cassonetti gialli di “L'Africa nel cuore”, da cui i vestiti venivano raccolti da sei uomini di fiducia dei titolari, pagati 25 centesimi al chilo. I Comuni interessati non avevano quasi mai autorizzato le installazioni ma non avevano contestato mai nulla, magari ritenendo benefica l’operazione. La ditta raccoglitrice avrebbe dovuto sottoporre i vestiti a tutte le procedure igienico-sanitarie obbligatorie, per poi spedirli in Centrafrica alle popolazioni bisognose. I controlli venivano invece saltati e gli abiti venivano portati così com’erano al porto di Genova per essere spediti in Tunisia oppure in Campania rivenduti a 50 centesimi al chilo. Diverse altre persone della filiera sono finite agli arresti domiciliari. Sulla sua pagina “Africa nel cuore” onlus di Fiorano ha salutato la conclusione dell’indagine come la fine di un incubo.
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