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Omicidio a Modena: l'"amico" racconta: «Aggredito da Leo, mi hanno difeso»

di Carlo Gregori
Omicidio a Modena: l'"amico" racconta: «Aggredito da Leo, mi hanno difeso»

L'omicidio del 20enne cinese nella sua casa di piazza Dante a Modena. Confessa l'"amico" 17enne del quale si era invaghito la vittima: «Sono andato a casa sua per un chiarimento, avevo paura. Quando mi ha aggredito gli amici sono entrati in mio aiuto, lo hanno bloccato, poi è morto» . Arrestato il quinto del gruppo di Prato

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MODENA. Wu (nome di fantasia) aveva paura di Leo. Lo aveva considerato un amico fino all’estate scorsa , poi il 20enne di Modena ha iniziato a manifestare in modo troppo insistente la sua attrazione sessuale per lui. Ma Wu non è gay e non voleva saperne. Neanche quando Leo gli ha mostrato alcune sue foto spinte che Wu non sapeva dove si fosse procurato. Così, quando Leo lo ha invitato a Modena, è partito da Prato con 4 amici, della stessa compagnia di giovani cinesi della città toscana: li voleva vicini per farsi coraggio e farsi proteggere.

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Questo è l’inizio della confessione resa dal 17enne cinese di Prato (ora agli arresti nel carcere minorile di Bologna) del quale si era invaghito Leo (Hu Congliang), il 20enne ucciso sabato pomeriggio nella sua casa in piazza Dante. Il ragazzo l’ha resa davanti al gip di Bologna Anna Filocamo nel corso dell’interrogatorio di garanzia che ha corretto alcuni errori della deposizione iniziale causati dallo soglio linguistico.

PARLA L' "AMICO". Wu continua così il suo racconto. Con i 4 amici, arriva in stazione a Modena e si fa aprire da Leo. Salgono però tutti ed entrano nell’appartamento dove il ragazzo vive con la madre e il padre adottivo, l’avvocato Andrea Giberti, che in quel momento sono affaccendati in altre stanze e non si accorgono di nulla. Wu racconta al giudice che Leo lo fa entrare nella sua stanza. Restano soli. Litigano subito sulle foto e sul ricatto che, secondo Wu, Leo gli faceva da mesi per forzarlo sessualmente.

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Leo gli dice di spogliarsi: vuole vederlo nudo. Ma Wu non ci sta. Leo gli tira qualcosa, lo aggredisce e scoppia una colluttazione. In quel momento fanno irruzione tre amici di Wu per dargli man forte, mentre il quarto fa da palo: deva distrarre i genitori di Leo. In sostanza, arrivato a questo punto, Wu si difende adombrando una sorta di legittima difesa: Leo viene immobilizzato e uno (non Wu) lo schiaccia col cuscino del divano per dargli una lezione. Poi si accorgono che Leo non reagisce più. È morto. Presi dal panico, racconta Wu al magistrato, decidono di nascondere il corpo nel trolley. Lo fanno in fretta e furia prima che arrivino i genitori. Infatti, subito dopo entra nella stanza l’avvocato Giberti che vede loro e non il figlio.

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Questa è la confessione del ragazzo resa al gip di Bologna. Si fa carico di quanto ha fatto ma da un’angolatura completamente diversa da quanto era stato ipotizzato. Di fatto accusa Leo, deceduto, di aver forzato la mano ricattandolo, esasperando la situazione, mettendolo in uno stato di prostrazione tale di portarsi dietro gli amici da Prato per farsi proteggere e impedire un’aggressione sessuale. Wu è tuttora accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
 

IL QUINTO ARRESTO. Stava dormendo a casa sua, a Prato, convinto di essere ormai al sicuro chiamandosi fuori dall’omicidio, ma per il quinto del gruppo di adolescenti cinesi accusati dell’omicidio di piazza Dante il campanello di casa è suonato ieri all’alba. Gli agenti della Squadra mobile di Modena, compreso il dirigente Marcello Castello, gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere appena emessa dalla Procura del Tribunale dei minori di Bologna, lo hanno preso e portato in carcere in una città diversa da Bologna e Firenze proprio per tenerlo separato dagli altri.

Questo ragazzo è infatti quello che stava davanti alla porta al momento della aggressione omicida, lo stesso che ha fatto perdere tempo all’avvocato Andrea Giberti, padre di Leo (Hu Congliang), dicendo che il ragazzo era già sceso. ll fatto che non fosse presente al momento dell’uccisione del 20enne cinese non migliora la sua posizione: è infatti considerato il “palo” del gruppo, colui che doveva impedire ad estranei di entrare durante il tragico regolamento dei conti, e quindi è una possibile aggravante in fase processuale.


Ieri in tarda serata è emerso che tutti e quattro gli altri minorenni cinesi di Prato hanno risposto alle domande del giudice per l’interrogatorio di garanzia e che il magistrato ha emesso per tutti un’ordine di custodia cautelare in carcere convalidando così l’arresto emesso inizialmente.


«Non possiamo entrare nel merito - ha spiegato l’avvocato Tiziano Veltri - hanno però risposto alle domande e sono anche loro molto cossi per l’accaduto».

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