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Ospedale, i comitati a Fiumalbo E parte una nuova petizione

Ospedale, i comitati a Fiumalbo E parte una nuova petizione

PAVULLO. I comitati pro ospedale chiamano l’Alto Appennino, partendo da Fiumalbo. Già dopo la marcia del 19 novembre era emersa l’esigenza di far sentire di più la voce della gente più lontana dalla...

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PAVULLO. I comitati pro ospedale chiamano l’Alto Appennino, partendo da Fiumalbo. Già dopo la marcia del 19 novembre era emersa l’esigenza di far sentire di più la voce della gente più lontana dalla pianura, e quindi più penalizzata dalla chiusura del punto nascite di Pavullo. Ma per spingere le persone in piazza, prima bisogna dare loro motivi di lotta, e quindi informazione. Per questo stamattina i comitati protocolleranno in municipio a Fiumalbo, il paese più distante, una lettera in cui chiederanno al sindaco Mirto Campi di mettere a disposizione il teatro comunale per una serata in cui sensibilizzare le persone dell’alto Frignano sui rischi a cui vanno incontro, loro più degli altri. «Pensiamo che questa parte di montagna sia quella in situazione più critica sul fronte dell’emergenza urgenza - sottolinea Gaetano Vandelli di Pavullo 95 - ma è anche il territorio in cui di questa questione si è meno dibattuto. E forse anche per questo la partecipazione alle iniziative di protesta da qui è stata minore. Beh, niente: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto». Vandelli nei prossimi giorni incontrerà anche i referenti dei comitati di Castelnovo Monti e Borgotaro, per confrontarsi sulla situazione. Ma soprattutto aspetta una chiamata dalla Regione: «Sappiamo che il presidente Bonaccini è impegnato in missioni in questi giorni, al suo ritorno però ci aspettiamo attenzione per la richiesta che gli abbiamo fatto, anche con email», rimarca. «Vogliamo semplicemente spiegargli a quattr’occhi i problemi che il sistema di emergenza adesso ha, senza il punto nascite di Pavullo. Lui, se vuole, può cambiare la situazione». Intanto, dal comitato “Salviamo l’ospedale” Maria Cristina Bettini ieri ha lanciato una petizione online su “Change.org” per chiedere la riapertura: in una sola giornata sono state raccolte circa 250 firme: «Bisogna ampliare il bacino d’utenza rispetto alle 6mila firme raccolte quest’estate – spiega – io mi rivolgo anche agli italiani all’estero che hanno mantenuto legami con le loro radici di montagna. Italiani che peraltro voteranno alle prossime politiche, quindi l’iniziativa ha anche una valenza politica. E si aggancia al percorso fatto finora». La chiusura dei tre punti nascita di montagna è stata biasimata in questi giorni anche dal Cai regionale. «La scelta compiuta in Emilia Romagna - scrivono i referenti - è in evidente contraddizione con altre rivolte a tutelare e valorizzare le aree montane, come le politiche delle aree protette o l’istituzione delle aree MAB Unesco. Una contraddizione che, anche per la peculiare caratteristica e delicatezza dei servizi soppressi, disorienta le comunità appenniniche e indebolisce il loro sforzo di rimanere “aggrappate” al territorio». (dm)

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