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Una donna di Maranello: «Dimessa dall'ospedale, ho partorito in ambulanza»

Una donna di Maranello: «Dimessa dall'ospedale, ho partorito in ambulanza»

La mamma: «L’ospedale di Sassuolo mi ha mandato a casa con le contrazioni». L’Ausl: «Falso, è stata una sua libera scelta»

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MARANELLO. Pesanti accuse verso l’ospedale di Sassuolo da parte di due genitori di Maranello (lei R.I. 39 anni, lui L.F.) in seguito al parto della loro secondogenita, avvenuto il 5 ottobre su un’ambulanza. Secondo i genitori l’ospedale avrebbe dimesso la mamma poco prima del parto, secondo il nosocomio la donna avrebbe scelto di sua spontanea volontà di tornare a casa.

LA VERSIONE DELLA DONNA. «Alle 23 - spiega lo Studio 3A, specializzato in sinistri, che assiste i genitori - dopo una giornata di contrazioni ogni cinque minuti, decidono di recarsi in ospedale. Giunti, alle 23.20, in Ostetricia l’ostetrica insiste che la paziente si trova nella stessa situazione di dilatazione del giorno precedente e che le contrazioni sono solo i prodromi e potrebbero anche durare due o tre giorni. Dopo un tracciato di 30 minuti, la sanitaria ribadisce che le contrazioni non sono così vicine, che devono aumentare d’intensità e partire da sopra la pancia e che potrebbero anche fermarsi. Inutili le obiezioni di R. I., che continua ad asserire che sono contrazioni da inizio travaglio e che stanno anche aumentando d’intensità: “non è ora” taglia corto l’ostetrica, che chiama il medico e la dimette, consigliano un bagno caldo o una doccia. Cosa che la donna a casa fa: peccato che subito dopo si rompano le acque. Il marito chiama il 118, mentre la moglie inizia ad avvertire le spinte: è passata un’ora dalle dimissioni dall’ospedale. L’ambulanza parte poco dopo le 2 e arriva in 15 minuti circa: è un mezzo dei volontari Avap di Fiorano, che si rendono conto che non si tratta di un “codice giallo”, come disposto dalla centrale operativa, ma che occorre subito un’ostetrica. Chiamano l’ospedale e a forza di insistere, perché erano tutti occupati, riescono a farsi mandare un’infermiera che sale su un’ambulanza della Croce Rossa. I due mezzi si incontrano a metà strada e la piccola viene al mondo con un parto rocambolesco ma perfettamente riuscito in ambulanza, grazie all’infermiera, al sangue freddo della mamma e con l’apporto dei volontari e del papà. Quando i genitori e la bimba sani e salvi, arrivano in ospedale, chiedono spiegazioni sulle dimissioni avventate, ma l’ostetrica e il medico che avevano dimesso la mamma non si degnano di dare loro alcuna risposta».

LA TESI DELL'OSPEDALE. Ricostruzione falsa secondo l’ospedale di Sassuolo: «Alle 00.34 del 5 ottobre R.I. viene visitata in Ostetricia in ospedale perché prossima al parto. Viene sottoposta al tracciato, a un’ecografia e ad una visita da parte dell’ostetrica e di un ginecologo. Dai controlli effettuati emerge che la signora, nonostante esista un’attività contrattile irregolare, non è in travaglio. Perciò le viene chiesto se preferisce attendere in osservazione in ospedale o tornare a casa. È la donna quindi che sceglie di tornare al proprio domicilio. D’altro canto ostetrica e medico lasciano libera scelta alla paziente. Nel rispetto della decisione presa dalla signora, i sanitari la avvertono che in caso di contrazioni più intense, di perdite ematiche, di scarsa percezione dei movimenti fetali e di perdita di liquido amniotico, deve subito tornare in ospedale. Le spiegano che è difficile stabilire i tempi esatti del travaglio e che le contrazioni sono soltanto i prodromi che potrebbero durare anche giorni. A questo punto, a differenza di quanto riportato, la signora non viene “dimessa” (non era mai stata ricoverata) ma, su sua libera e consapevole scelta, torna a casa. Tutto quello che è avvenuto in seguito, ovvero l’intervento di Avap, 118 e Croce Rossa, compreso il parto in ambulanza, non sono di gestione dell’Ospedale. Pertanto l’Ospedale smentisce quanto sostenuto dallo Studio 3A nella sua ricostruzione, negando la presenza di personale ostetrico, infermieristico o medico della struttura sulle ambulanze. All’Ospedale di Sassuolo non risulta inoltre nessuna chiamata né da parte dei genitori né dai mezzi di soccorso». (gib)
 

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